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Quale futuro per la gestione dei rifiuti? Abbandonata l’ipotesi di costruzione di un termovalorizzatore, è stata individuata quale via esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti quella di trasporto in impianti fuori provincia.
20/04/2007
di Giacomo Tognini Il Consiglio Provinciale di venerdì 23 marzo ha approvato la seconda variazione al Piano Provinciale per la gestione integrata dei Rifiuti. Una sola scelta! Abbandonata definitivamente l’ipotesi di costruzione di un termovalorizzatore, è stata individuata quale via esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti quella del trasporto in impianti fuori provincia. Per ridurre la quantità di rifiuti da trasportare, e migliorarne la qualità, il Piano prevede la costruzione di un bioessicatore e compattatore capace di una riduzione dal 20 al 30 per cento. La scelta è in sé condivisibile, e la minoranza di centrosinistra ha votato a favore, il nostro territorio soffrirebbe sicuramente per l’impatto di impianti di smaltimento diretto. Ma non ci sono certezze che sempre si trovino disponibilità per lo smaltimento fuori provincia di tutti i rifiuti. Ora le garanzie sono per un triennio. Poi si vedrà, risponde la maggioranza. Senza queste il bioessicatore sarebbe un costo, alto, inutile. E poco si sa anche di questo costo. Non ci sono analisi e comparazioni nel Piano. A richiesta l’assessore ha ipotizzato costi dagli otto ai dieci milioni di euro, con poca chiarezza anche sulle ipotesi di localizzazione. Con la condivisione della ipotesi noi abbiamo proposto che le garanzie dello smaltimento fuori provincia vengano trattate a livello istituzionale con il Comune di Milano. Il Comune che ha potuto fare quest’anno una parziale riduzione dell’ICI, in parte demagogica, solo perché nelle sue casse entrano tante fresche risorse, tutti gli anni, generate dalle nostre acque. Una solidarietà di ritorno non è da rivendicare? Non produciamo neanche un decimo dei rifiuti che produce Milano. Una quantità risibile nel rapporto. Non ci sono state esplicite risposte su questa proposta. Ma confidiamo che sia stata raccolta e che diventi oggetto di iniziative che tutta la provincia sosterrebbe con vigore. Purtroppo c’è poco altro in quel Piano per la gestione dei rifiuti. Non si vede la volontà, ad esempio, di grossi stimoli per impianti di smaltimento e trattamento di inerti. Le carenze in questo settore sono enormi e sono quelle che causano discariche abusive e improprie nelle scarpate, nei torrenti, in aree abbandonate. La SECAM deve farsene carico! Se non lo fa è perché gli amministratori di Provincia e di SECAM, che sono gli stessi, intravedono difficoltà, problemi, scarso ritorno di immagine. Anche da questo Piano si vedono i limiti provocati da una sommatoria di ruoli che dobbiamo continuare a denunciare. C’è sicuramente incompatibilità politica ed etica. I programmatori sono gli stessi che devono realizzare. I controllori sono gli stessi che devono essere controllati. Chi autorizza sono gli stessi che sono autorizzati. Quali problemi troverebbe un imprenditore che volesse fare concorrenza? Infatti siamo ormai al monopolio della gestione dei rifiuti. E loro rivendicano di promuovere il liberalismo in economia, la concorrenza? Come i loro rappresentanti a Roma che dicono no a tutte le liberalizzazioni. Ormai ha vinto tra loro il corporativismo di vecchia memoria. Oggi, da noi,c’è anche la corporazione per la gestione dei rifiuti.
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