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A richieste nuove non si può che rispondere con strumenti nuovi
Avanti con convinzione e fiducia e per dirla con Rosy Bindi “con coraggio del futuro, voglia di futuro, speranza di futuro”.

20/04/2007

Riccardo Marchini
Segretario provinciale della Margherita

Il conto alla rovescia è iniziato. Con il Congresso federale della Margherita a Roma e il concomitante Congresso dei DS a Firenze, il Partito Democratico, poco ipotizzabile fino a un paio di anni fa, ha subito un’accelerazione ed è entrato nella sua fase costituente: entro un mese un coordinamento nazionale formato da DS, da Margherita e da personalità esterne, con il compito di lanciare la campagna di adesione; in ottobre elezioni primarie in tutta Italia per scegliere i componenti dell’Assemblea costituente e, finalmente, nella primavera prossima il primo Congresso del nuovo partito e il suo debutto alle elezioni europee. Il progetto è ambizioso, ma da qui non si può tornare indietro. Senza ricorrere a frasi altisonanti per enfatizzare l’ineluttabilità del passaggio storico, prendiamo più semplicemente atto che in questo momento DS e Margherita non sono più in grado separatamente di dare risposte adeguate ad una società che si sta trasformando con velocità sconcertante. E a richieste nuove non si può che rispondere con strumenti nuovi. Occorre uno sforzo collettivo di rinnovamento per riuscire ad interpretare i cambiamenti in atto e renderli virtuosi. Quindi, avanti con convinzione e con fiducia e, per dirla con Rosy Bindi, con “coraggio del futuro, voglia di futuro, speranza del futuro”. Leggo su importanti organi di stampa nazionali che il Partito Democratico avrebbe trovato, nel Congresso della Margherita soprattutto, un’accoglienza tiepida. Non sono d’accordo. Sicuramente negli oltre cento interventi (120 per l’esattezza) che hanno scandito tre giorni di dibattito sono state focalizzate, com’era giusto, le criticità che incontreremo sulla strada del nuovo soggetto politico, ma da parte di tutti o quasi sono state evidenziate la necessità del passo che ci accingiamo a compiere e la condivisione dell’obbiettivo, nella consapevolezza che il processo di avvicinamento al PD non debba essere subìto, ma guidato sapientemente perché sia evento costruttivo e non demolitore. Non sono stati formali gli applausi che hanno sottolineato gli interventi più appassionati a sostegno del PD, come pure non sono state di semplice cortesia la calda e sincera approvazione con la quale è stato salutato l’intervento di Anna Finocchiaro ( “Venendo qui da Firenze avevo l’impressione di dirigermi verso casa”) e l’accoglienza riservata domenica mattina a Piero Fassino: una lunga, calorosa e convinta standing ovation. Le criticità sono quelle che da tempo andiamo ripetendo e che hanno caratterizzato i dibattiti anche nella nostra realtà provinciale. Nessun tentennamento per quanto riguarda l’invito ad entrare nella famiglia socialista europea: ”non nel PSE, ma con il PSE”. L’ha affermato con chiarezza Francesco Rutelli che ha dovuto intervenire per correggere alcuni commenti giornalistici alla sua relazione della giornata iniziale nei quali si equivocava con le preposizioni “nel” e “con” e l’ha ribadito con una disarmante e lapalissiana battuta Dario Franceschini: “nel PSE non possiamo andare semplicemente perché non siamo socialisti”. Nessun dubbio anche riguardo la laicità della politica, “laicità da difendere sia dal laicismo che divide sia dal clericalismo che è imposizione di valori”, come ha spiegato con efficacia l’applauditissima Rosy Bindi.
Più delicato l’aspetto del patrimonio valoriale del cattolicesimo democratico. Certo, la differenza di peso elettorale fra i due partiti può creare nella Margherita il timore di essere assorbiti in un contenitore dispersivo nel quale finisca per prevalere la legge dei numeri. “Gli ex popolari non si accontenteranno di una citazione di Don Sturzo o di un inchino a De Gasperi” ha tuonato con la sua verve oratoria Franco Marini. Concordo, ma io credo che questi timori, pur comprensibili, siano infondati. “Diventiamo Partito democratico non perché è l’evoluzione della specie, ha chiarito Pierluigi Castagnetti; il PD non è l’evoluzione di ciascuna delle due parti, è un ripartire da capo perché vogliamo fare qualcosa di completamente nuovo”. Qualcosa al quale concorreranno in ugual misura la Margherita, i DS e chi non si sente legato né all’una né all’altra formazione. Ciascuno si porterà dietro i propri riferimenti culturali e i propri valori che niente e nessuno potrà mai disconoscere, alienare o inquinare. Anzi, proprio la presenza continua e viva di questi valori costituirà, nel confronto con i valori di altre culture, la forza propositiva e costruttiva di un partito veramente nuovo ed inedito.
Dobbiamo rifiutare gli aspetti poco edificanti del passato, i conciliaboli di retrobottega e le pratiche spartitorie legate alle appartenenze, che hanno allontanato i cittadini dalla politica e dai politici, per dedicarci con spirito nuovo al futuro che dovrà essere “dalla parte dei giovani, della famiglia con figli e della fragilità dei vecchi, che non sia solo aumento del PIL, ma redistribuzione di opportunità e risorse” (Rosy Bindi), un futuro dove prevalga l’interesse generale, dove “la sanità sia per i malati e non per i medici, la scuola per gli studenti e non per i professori, la politica per i cittadini e non per i politici” e tutto venga fatto “per quel bambino che in tutt’Italia sta nascendo in questo momento nel quale vi sto parlando” (Enrico Letta). Noi “non vogliamo essere i manutentori del passato” (Enrico Letta) e per far questo dobbiamo “abbandonare i pacchetti e puntare sui valori” (Rosa Russo Iervolino) e dire “basta agli organigrammi costruiti a partire dal passato” (Arturo Parisi).
Abbiamo davanti mesi intensi, impegnativi e stimolanti al tempo stesso, perché il Partito Democratico andrà costruito sia politicamente sia materialmente. Spetta anche a noi, qui in provincia, fare in modo che il progetto ideato in alto loco non si realizzi attraverso una improduttiva “fusione fredda” di organismi, cosa che molti temono, ma si concretizzi in una grande
operazione di coinvolgimento popolare per creare una comunità politica aperta dove nessuno è ospite, ma ciascuno è protagonista.

 
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