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Tra i valori della nostra storia ed i nuovi valori della società La sfida è quella di riuscire a far vivere il Partito Democratico tra la gente comune che oggi guarda con distacco e indifferenza alla politica
04/05/2007
Angelo Costanzo Segretario provinciale dei Democratici di Sinistra
Finalmente dopo mesi di discussione, titubanze, paure e marce indietro i congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita hanno sancito l’avvio del percorso costituente per la nascita del Partito Democratico. Si è discusso molto del clima politico sulla fusione a caldo o a freddo che aleggia attorno al Partito Democratico. Il clima che c’era a Firenze nel Palazzetto dello Sport “N.Mandela”, dove si è svolto il congresso dei DS non era certo quello di una fusione a freddo. Non solo negli interventi dei leader, ma anche in quelli dei singoli delegati, si percepiva il clima di una scelta storica. Una sfida che ha messo in discussione noi stessi più di quanto sia mai accaduto. La politica deve tornare ad essere una grande partecipazione di popolo. Il Partito Democratico può rappresentare un sogno in grado di fare vivere quella passione ideale di cui la politica si nutre. Molto dipenderà da come l’avvio della fase costituente sarà in grado di coinvolgere i giovani, le donne, le associazioni a partire da quella per la nascita del Partito Democratico. Un partito che nasce con il “bilancino della rappresentanza” non serve a noi, ma soprattutto non serve al paese. Dobbiamo recuperare lo spirito delle 16 ottobre 2005, quello dell’elezione Primaria, e sancire che il Partito Democratico dovrà essere caratterizzato dal metodo “ogni testa un voto” per superare quel deficit di democrazia con cui vengono vissuti attualmente i partiti. La fase costituente dovrà essere caratterizzata da una grande iniziativa di apertura verso l’esterno a partire dai territorio anche nei nostri comuni. Perchè non promuovere in autunno una convention provinciale per la nascita in provincia del Partito Democratico? La mia proposta è che in quella sede si assuma il metodo delle primarie come metodo “normale” di scelta delle candidature amministrative e dei dirigenti. Voglio addentrarmi anche nelle ragioni che mi spingono a sostenere con forza la scelta della nascita del Partito Democratico. Nel farlo vi sono soprattutto le ragioni della concretezza del presente, dei nostri limiti, dell’urgenza di un progetto capace di ridefinire anche il nostro senso d’appartenenza e superare l’inadeguatezza di culture che provengono dal 900, che hanno svolto una funzione vitale per la democrazia del Paese, ma che oggi non penetrano dentro una società profondamente mutata. Dobbiamo uscire dai compartimenti stagni della storia, in cui gran parte dalla società ci colloca e creare una cultura politica nuova in grado di trovare un punto d’incontro tra i valori della nostra storia e i nuovi bisogni della società. Dobbiamo andare oltre la fusione delle culture riformiste, serve scompaginare il campo della politica. Il Partito Democratico dovrà rappresentare una nuova spinta sociale che raccolga i bisogni, le paure, le opportunità. Se non saremo in grado di trasformarci leggendo in anticipo i bisogni e i mutamenti di una società diversa da quella sulla cui base si sono costruiti i partiti del secolo scorso, i nostri partiti, rischiamo una marginalità culturale, prima che politica. Questo rischio è maggiormente presente al nord ed in particolare nella fascia “pedemontana”. In quest’area scontiamo una grande distanza politica, quasi antropologica, rispetto a una larga parte dell’elettorato. Tra i compiti del Partito Democratico ci sarà quello di dialogare con i ceti produttivi del Nord cogliendone la richiesta sacrosanta di modernizzazione, di efficienza e di sicurezza, senza rincorrere la destra sul terreno del populismo, della xenofobia e dell’antipolitica. E’ un popolo di piccoli imprenditori che deve confrontarsi con le sfide della modernità economica e sociale, con un mercato internazionale dove può competere solo chi fa innovazione e ricerca, un popolo che rischia di rimanere preda della paura e di facili risposte in chiave di arroccamento e autoesclusione. Rappresentare i lavori e non solo il lavoro dipendente sarà una delle grandi sfide nell’area più ricca del paese. Possiamo farlo così come siamo, oppure serve la spinta di un nuovo soggetto politico in grado di cogliere meglio i cambiamenti della società? Al nord è maggiore la necessità di una nuova soggettività politica, capace di rompere gli schemi del passato, di costruire anche con il contributo, ma non solo, delle culture riformiste del socialismo, del cattolicesimo democratico e liberale il Partito Democratico. Non è un caso che, dal dato delle elezioni politiche 2006 nella fascia “pedemontana” , corrispondente al collegio Lombardia 2 della Camera dei Deputati, L’Ulivo ottenga il 23,6% rispetto al 9,2% dei DS e il 10,9% della Margherita al Senato: un +3,6% che lancia un chiaro segnale da parte dell’elettorato: l’unità dei DS e della Margherita è ritenuto un valore aggiunto, non una divisione tra laici e cattolici, tra ex comunisti ed ex democristiani. Attualmente sono di più le ragioni che ci uniscono che quelle che ci dividono: quest’ultime appartengono alle passato e alle diffidenze tra i gruppi dirigenti. A chi mi chiede cosa unisce, rispondo prima di tutto l’esperienza politica e amministrativa che dal 1994 a oggi ci ha portato a governare non solo il Paese, ma anche comuni, regioni e province, facendo nascere una classe dirigente del futuro che ha imparato a confrontarsi sui problemi, scoprendo, dentro le responsabilità del governare, valori condivisi, abitudine al metodo democratico e capacità di mediazione. Il Partito Democratico dovrà essere capace d’oltrepassare la sommatoria delle nostre forze politiche, coinvolgendo i giovani, le donne e quella parte della società che oggi mostra diffidenza verso la politica. Raccogliere l’esperienza dell’Ulivo e trasformarla in grande occasione di cambiamento rivestirebbe speranza per il paese. Quella dei giovani non è una citazione rituale: solo una classe dirigente rinnovata potrà comunicare un messaggio nuovo. Un Partito Democratico, per rianimare la passione politica della partecipazione che abbiamo toccato con mano con l’elezione primaria del 2005. Un partito dal cuore pulsante, radicato capace di conferire, dentro un progetto nazionale, forza e rappresentanza ai diversi Nord e ai diversi Sud e guardi all’Europa come al veicolo per contribuire ad eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche del mondo.
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