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 Approfondimento
Il centro di prima accoglienza di Sondrio
Sorto come Centro di prima accoglienza nel 1996, vede oggi coinvolti numerosi soggetti istituzionali e la copertura di tutto il territorio provinciale. Perchè non discuterne in un forum provinciale? di Anna Maria Vesnaver

04/05/2007

Il mio vuole essere un piccolo contributo per fare ulteriore chiarezza sulla Casa di Prima Accoglienza: a volte ricordare fa bene a tutti.
Tutto ha avuto inizio da un momento di confronto tra servizio sociale del Comune di Sondrio e Associazioni di Volontariato.
Queste ultime avevano ripetutamente fatto presente la grande difficoltà nella quale venivano a trovarsi ogni giorno quando l’intervento di aiuto verso la persona non era solo economico ma doveva essere supportato da un’offerta di ospitalità per periodi di breve durata. Quale risposta dare all’emergenza, alla richiesta di aiuto del cittadino emarginato a volte così “diverso” perché lontano dagli stili di comportamento e di valori della nostra società entro i quali muoversi?
E qui l’elenco era senza fine. La difficoltà degli operatori nasceva anche dal fatto che il primo ostacolo da abbattere a volte era proprio la mancanza di un letto per dormire, di una doccia, di un pasto caldo, di regole da contrattare con la persona per proporre un progetto di reinserimento che avesse gambe per camminare. Deciso a dare una risposta concreta, il Comune non impiegò molto a reperire il luogo (alloggi appena ristrutturati in Via Parravicini per acquistare i mobili, e tutto quanto occorreva per l’arredamento, dalle lenzuola alle tovaglie, alle tende. Il passo successivo fu la regolamentazione del Centro e la Convenzione con un Ente Gestore. Correva l’anno 1996 quando il Consiglio Comunale approvò l’istituzione del Centro di Prima Accoglienza, il Regolamento e affidava la gestione dello stesso alla Caritas Diocesana In Commissione arrivavano puntualmente i rendiconti e i progetti, ogni qualvolta un Commissario chiedeva di visitare il Centro ci si andava. La Caritas, sempre attenta anche alle piccole cose, non mancava di chiedere autorizzazioni e permessi in deroga quando necessario. Ogni progetto che va a modificare un assetto sociale non dignitoso deve essere inserito bene nella realtà in cui viene collocato: si è cercato di agire anche in questo modo spiegando ai “vicini di casa” quello che si andava a costruire e chiedendo anche a oro collaborazione e vigilanza. La Caritas mise a disposizione un custode appositamente stipendiato e una serie di volontari motivati e preparati dal punto di vista professionale, ben integrati tra loro, con gli operatori dei servizi (Comune, ASL, Provincia, Questura ecc. ecc.) e con il resto dell’Associazionismo presente in città. Poi arrivarono due ospiti un po’ speciali dall’Albania: Linda e suo marito. E da qui si aprì un nuovo capitolo di storia del Centro: la solidarietà data venne in parte restituita perché Linda divenne il custode del Centro in cambio della collocazione abitativa in un appartamento vicino e di incessanti richieste di mediazione linguistica per la Questura, il Comune, le Associazioni di volontariato. Quando Sondrio venne collocata al 1^ posto in Italia nella classifica nazionale per la qualità della vita, venne inviata dalla RAI una giornalista con troupe televisiva per girare un filmato che poi andò in onda subito dopo. Io accompagnai per quattro giorni la giornalista Anna Piras (lavora ancora in Rai) in giro per la città e le feci visitare tutte le strutture sociali tra le quali in Centro di Accoglienza. Lì si fermò per mezza giornata intervistò ospiti e operatori: non credeva ai suoi occhi perché mai le era capitato di vedere un Centro così ben funzionante e mai aveva toccato con mano la capacità di un’Amministrazione Comunale che non aveva messo a disposizione baracche ma il meglio che aveva per chi aveva bisogno. Ed è da qui che bisogna anche fare qualche riflessione. Il Centro di Prima Accoglienza nelle nostre intenzioni doveva essere un’importante occasione di crescita per la comunità tutta, crescita nel senso di solidarietà, dell’accoglienza dell’altro con i
suoi problemi e le sue potenzialità, con le sue povertà ma anche con le sue ricchezze che a volte è così difficile mettere in luce. E agli “ultimi”, proprio perché tali, va dato il meglio, quello che si ritiene meglio per noi stessi, per i nostri cari, per i nostri amici, e se non ci sforziamo noi che siamo amministratori di agire in questo modo come possiamo pensare che i nostri figli abbiano un futuro di serenità e di pace ? Con che coraggio possiamo dire loro che abbiamo lavorato per il rispetto della dignità di tutti se non abbiamo iniziato noi, concretamente a restituire la dignità a chi è stata tolta ? Nel 2003 la Convenzione venne in parte modificata e iniziò un nuovo rapporto con la Comunità Montana Valtellina di Sondrio e con la Provincia di Sondrio. Oggi viene presentata in Consiglio Comunale una nuova Convenzione che comprende la partecipazione di più soggetti: il Comune di Sondrio, la Provincia di Sondrio,le Comunità Montane di Sondrio, Chiavenna, Morbegno, Tirano e quella dell’ Alta Valtellina e ovviamente la Fondazione Caritas “Solidarietà e Servizio” Onlus, alla quale viene affidata la gestione del Centro. La Convenzione in realtà parla di “gestione dei servizi rivolti alla povertà e all’emarginazione
e snatura quello che era il senso da noi attribuito al Centro di Prima Accoglienza, denominazione quella di “Centro di Prima Accoglienza” tra l’altro che viene riportata in tutte le convenzioni dal 1996 al 2003. Casa è il luogo dove sei comunque accolto, dove c’è una parola di conforto per ognuno, dove nessuno è escluso, dove ogni piccola gioia è per tutti e il peso delle preoccupazioni è diviso tra tutti. A fronte di questa folta partecipazione di soggetti istituzionali si presume che la disponibilità di alloggio per gli ospiti sia aumentata in modo consistente, così come la presenza di operatori: invece no (e io dico per fortuna!) i posti alla fine sono 8 con l’aggiunta in futuro di altri 2 per richieste eccezionali. Sarebbe insensato inventarsi un Centro Provinciale di grandi dimensioni per rispondere a queste problematiche, forse di fronte a disagi determinati dalla tossicodipendenza o dall’alcolismo sarebbe più opportuno chiamare in causa l’ASL e chi se ne può occupare con competenze più specifiche e proprie per il ruolo esercitato. Sondrio doveva essere un’esperienza pilota in questo settore, doveva essere da stimolo per altri Comuni e Capoluoghi di mandamento perché ogni piccola comunità nel proprio territorio creasse un proprio Centro di Accoglienza con caratteristiche diverse adattabili alle diverse esigenze e criticità. Io non so se si sia lavorato con impegno in questo senso, certo è che concentrare sul Comune di Sondrio l’affluenza di persone in stato di difficoltà e di disagio sociale provenienti da tutta la Provincia non mi sembra possa produrre effetti positivi a favore dei “soggetti bisognosi” che bussano alla porta del Centro a chiedere accoglienza.
Intravedo qualche difficoltà per quanto riguarda l’attivazione di progetti di reinserimento per persone da ospitare provenienti da altro ambito territoriale: non sarebbe forse meglio che questi potessero rivolgersi al Comune di appartenenza, alla propria comunità dove probabilmente la conoscenza della persona (nei paesi ci si conosce più o meno tutti) aiuta a programmare meglio ciò di cui ha bisogno? Ogni Amministratore anche del più piccolo Comune ha il dovere e la responsabilità di dare una risposta a problematiche sociali quali la povertà e l’emarginazione. E l’invio al Centro di Via Parravicini di Sondrio non deve essere il pretesto per non cercare altre soluzioni e delegare ad altri queste responsabilità.
Dal 1996 ad oggi sono cambiate tante cose, la situazione sociale si è modificata, forse nel nostro immaginario mentale pensiamo che gli extracomunitari che arrivano da noi siano quelli che si rivolgono al Centro di Accoglienza, siano quelli che hanno bisogni sociali di grande entità: fortunatamente non è più così, è ora e tempo per il nostro territorio di aprire nuove esperienze su questo fronte. Propongo perciò un Forum sull’interculturalità che veda protagonista il Comune di Sondrio, le Istituzioni e le Associazioni che si sono occupate di persone straniere in questi anni. La scuola in questo senso è un cantiere aperto come lo è il Centro di Accoglienza e quello di Accoglienza per Immigrati. Non si può leggere sulle pagine dei nostri giornali campagne di stampa e dichiarazioni che vengono da una parte politica, che siede nel nostro Consiglio Comunale, che il Centro gestito dalla Caritas è, a causa degli extracomunitari accolti, fonte di disagio per i residenti del quartiere: ma quali extracomunitari? Forse quelli extra – comunità perché non accettati dalla comunità di Sondrio a causa di problemi originati da abuso di sostanze? E allora mi domando perché ampliare la possibilità di accesso a questo Centro a persone appartenenti non al terzo mondo ma ad ambiti territoriali vicini al nostro che hanno, come il Comune di Sondrio, tutte le possibilità mettere in campo strumenti, risorse e quanto serve per accoglierle e accompagnarle in percorsi adeguati lì dove vivono e probabilmente hanno dei riferimenti più rilevanti che non a Sondrio?

 
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