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Il programma per le Regionali del 2005 Valtellina Valchiavenna: la nostra sfida alla Regione di Formigoni
15/03/2005
L’UNIONE delle forze del Centro sinistra si propone di fare delle nostre valli una provincia che si caratterizza per:
. un’alta qualità della vita. . uno sviluppo che privilegia la crescita di attività produttive ad alto valore aggiunto, che crea occupazione di “qualità” e benessere, e compatibile con l’ambiente; . un’efficace e territorialmente diffusa presenza dei servizi socio sanitari; . uno sviluppo ed una qualificazione dei luoghi e dei momenti formativi e di cultura; . un rapporto di collaborazione e di ricerca di sinergie con i territori delle province limitrofe alla nostra e con quelli svizzeri confinanti; . una maggiore attenziane alla sicurezza del territorio.
Per realizzare questo necessita:
. Che le istituzioni locali definiscano scelte strategiche partecipate e condivise. . Che le Istituzioni sovra-ordinate: lo Stato e La Regione, non solo riconoscano la specificità della nostra realtà e dei nostri problemi, ma agevolino la ricerca di soluzioni che tengano contro delle ragioni di un territorio interamente montano, non omologabile né alle zone di pianura né a quelle ad alta urbanizzazione.
Tutto ciò non sta accadendo
. Per gli evidenti limiti della maggioranza che governa l’Amministrazione provinciale, che non riesce a proporsi come interlocutore serio ed autorevole della Regione e dello Stato. . Ma anche per la crescente volontà accentratrice che caratterizza l’operato della Giunta regionale presieduta da Formigoni.
Accade invece che:
. da un lato la Regione Lombardia si pone in prima fila nel rivendicare l’attuazione di un Federalismo “spinto” da cui, spesso, traspare l’intenzione di indebolire fortemente i vincoli della solidarietà nazionale tra aree “diverse” per economia e potenzialità di sviluppo. . dall’altro è la Regione stessa che assume un connotato fortemente accentratore (quello che è contestato allo Stato nazionale) nei confronti del sistema della Autonomie locali.
Questo lo possiamo ben vedere in Provincia di Sondrio che sta diventando, anche per debolezze locali, una sorta di “feudo” del “governatore Formigoni”, della sua maggioranza e dei suoi uomini che su molte materie (acque, sanità, ai mondiali di Sci, dall’assistenza alla viabilità) ormai “dispongono” del territorio volta per volta senza un vero confronto con le comunità locali.
La nostra autonomia Per la Provincia di Sondrio, unica provincia interamente montana della Lombardia, bisogna ripensare il suo assetto istituzionale, per far si che l’azione politico-amministrativa sia effettivamente calata nella realtà storica, culturale, sociale ed economica delle comunità locali, per essere quanto più possibile vicina ai cittadini. Per le nostre valli non pensiamo proponibile una “provincia/regione autonoma” che, priva delle ragioni storiche che la giustifichino, avrebbe dimensioni inadeguate per un futuro di autosufficienza. La dimensione regionale, sulla quale la nostra provincia ha sempre gravitato, essendo delimitata quasi ovunque da confini naturali ed essendo caratterizzata da un tessuto economico e sociale molto diversificato, appare come la più indicata unità di autogoverno nel contesto di un’Italia coesa ed indivisa. Occorrono, però, cambiamenti importanti che devono sfociare in una inversione di rotta rispetto alla situazione attuale. Fermo restando che alla Regione spetta il compito di legiferare sulle linee di indirizzo previste dalla Costituzione e dalle Leggi dello Stato, il nuovo assetto delle autonomie locali deve passare attraverso la ridefinizione del rapporto tra regione, provincia e comuni, che deve reggersi concretamente sul principio di sussidiarietà, principio che non deve essere solo enunciato (o stravolto come nella proposta di legge recentemente avanzata dalla Giunta) ma deve essere assunto come criterio essenziale per il decentramento dell’azione amministrativa. Nella nostra provincia, interamente montana e caratterizzata da equilibri economici e sociali fragili, questo processo deve avere come obiettivo un “Patto di Valle” traduzione della volontà politica di vedere la provincia di Sondrio come un unico soggetto sociale ed economico. I Comuni e la Provincia appaiono gli Enti più idonei a tutelare, con le loro azioni complementari, gli interessi della collettività di questo soggetto. Il futuro delle nostre valli dipende perciò dal nuovo ruolo che potranno assumere i nostri Comuni e la Provincia nel confronti della Regione e dello Stato, ruolo di partecipazione attiva nella vita amministrativa, di consapevolezza della nostra unità di valle alpina di confine che, inserita nell’assetto amministrativo della Regione Lombardia secondo il principio di sussidiarietà, si avvia con l’Italia ad essere parte integrante dell’Europa. Lo Statuto della Regione, colpevolmente mancante dopo un decennio di amministrazione Formigoni, deve stabilire i termini del rapporto tra la “specificità” rappresentata dalla Provincia di Sondrio e la Regione.
Sanità ed Assistenza Sulla Sanità il ruolo di proposta e di programmazione dei nostri Comuni è oggi marginale. Succede così che, dal punto di vista dei “modelli gestionali” adottati, la provincia di Sondrio è trattata allo stesso modo di quella di Milano, come se non fossero del tutto evidenti le peculiarità del nostro territorio. Il concetto di partecipazione è poi stato sostituito, anche nella nostra realtà, con una pura gestione manageriale di “razionalizzazione” dell’esistente che “sanerà”, forse, i bilanci ma rischia di non “risanare” le persone bisognose dei servizi. Anche dal punto di vista del finanziamento del servizio le cose non vanno. La Regione non solo disconosce la nostra specificità, non solo non attua quanto concordato riconoscendo una quota di finanziamento aggiuntivo per la sanità di montagna, ma nemmeno ci trasferisce tutte le risorse che gli provengono dallo stato. La Lombardia trattiene, per le proprie esigenze organizzative, il 25% delle quote “capitarie” (circa € 28.973.232,00 pari a 561 miliardi di vecchie lire) assegnate alla nostra provincia. Per fare un paragone basti pensare che l’Emilia trattiene il 5% e la Toscana l’8%. A ciò si deve aggiungere che, dalla provincia, finiscono nelle casse Regionali circa € 10.329.137,00 pari 20 miliardi di vecchie lire di ticket e circa € 18.075.991,00 paria a 35 miliardi di addizionale Irpef. E’ del tutto improprio, allora, dire che la “sanità provinciale” è in deficit! Lo diventa, in effetti, per le scelte fatte dalla Regione Lombardia!
Quello che noi vogliamo
. Il Servizio Sanitario Nazionale è irrinunciabile. . Irrinunciabile è l’universalità del diritto alla salute di tutti i cittadini da attuarsi anche attraverso la presenza diffusa sul territorio di adeguati, qualificati ed efficienti servizi socio-sanitari. I servizi sanitari devono essere gratuiti e finanziati dalla fiscalità generale. . Irrinunciabile è la partecipazione democratica alle scelte di programmazione e indirizzo socio-sanitaria da parte degli Enti Locali. . Irrinunciabile è anche il principio della solidarietà nazionale su cui deve poggiare il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. . La situazione sanitaria della nostra provincia nel suo rapporto: (montagna/popolazione/turismo/risorse/salute), dovrebbe indurre la Regione a riconoscere al settore una “specificità della montagna”, sia nei criteri di finanziamento che in quelli gestionali. . E’ stato un errore, a cui va posto rimedio, suddividere la sanità “valtellinese” in due aziende gestionali (Asl ed Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna) creando un dualismo già oggi fonte di evidenti conflitti, separando l’integrazione socio-sanitaria e moltiplicando le spese per gli staff direzionali.
Le nostre proposte:
. riconoscere una “specificità gestionale” della sanità provinciale che preveda una gestione “unitaria” (Asl - Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna) con un’unica Direzione Generale. Dovrebbe, in ogni caso, essere fortemente rafforzato il rapporto di collaborazione tra le due Aziende. . riconoscere da parte della regione finanziamenti e standard particolari per la nostra provincia, unica provincia interamente montana, penalizzata dall’attuale meccanismo di finanziamento. (DRG = tariffazione delle prestazioni); . potenziare i servizi socio-sanitari territoriali e di alcuni “segmenti” della diagnostica (centri-prelievo) tenedo conto della peculiarità del territorio montano; In questo contesto la scelta di introdurre, in provincia, la figura dell’infermiere di paese (o di quartiere) parrebbe la giusta risposta per elevare la qualità e l’efficacia del servizio, per sostenere l’integrazione socio-sanitaria e per implementare un’attività concreta di educazione sanitaria. . Non ha alcun senso (né ci sono le condizioni economiche) per ipotizzare in provincia la costruzione di nuovi ospedali che “assorbano” quelli esistenti che vanno, invece, difesi e maggiormente qualificati. Queste strutture, messe in rete e con funzioni dipartimentali, devono offrire tutta la gamma di prestazioni sanitarie, tranne l’eccellenza dei Trapianti. Per il “Morelli” va ricercato e perseguito un potenziamento che ne rafforzi le caratteristiche di ospedale sovra-regionale, anche in rapporto di convenzione con il “privato” per la gestione di particolari servizi. . Al livello distrettuale vanno garantiti idonei ed attrezzati mezzi di trasporto per le urgenze. Vanno confermati gli attuali “pronto soccorso”.
Assistenza La legge quadro n. 328/2000 ha inteso razionalizzare i servizi sociali sul territorio e creato gli Ambiti Territoriali Sociali. Attraverso gli Ambiti Territoriali Sociali si dovrebbe toccare con mano le esigenze specifiche del territorio e cercare di dare risposte e servizi immediati. Le risposte implicano risorse finanziarie adeguate, ma anche nell’ambito dell’assistenza la Regione applica alla nostra provincia “standard” e risorse inadeguate alle nostre specificità morfologiche ed insediative. È necessario un potenziamento dei servizi domiciliari e degli interventi a sostegno delle famiglie che hanno presente nel loro nucleo un disabile o un anziano non autosufficiente. Oltre a questo stanno lievitando anche in provincia, fino al punto di diventare insostenibili per le famiglie, le rette delle “Case di Ricovero”. La Regione non si fa carico di coprire neppure tutta la spesa sanitaria sostenuta in regime di ricovero che viene così, dopo essere già stata pagata con i contributi e le tasse, nuovamente “caricata” sulle rette.
Essere “fragile”, essere portatore di “handicap”, invecchiare, sta diventando sempre più, nella ricchissima Lombardia, un problema che determina incertezza, insicurezza, angoscia. Le famiglie che hanno un soggetto “fragile” vengono lasciate sempre più sole. L’assegnazione di un “voucher” o di un “bonus” nasconde la mancanza di una politica vera di attenzione e servizi verso questo mondo che sta crescendo sia in quantità che nei problemi di cui è portatore.
Abbiamo una proposta: finalizzare parte dell’introito derivante dall’addizionale regionale dell’ Irpef, esentando dal pagamento i redditi bassi, alla costituzione di un “Fondo Regionale per la non autosufficienza” che intervenga con contributi e servizi specifici in questa delicata area della nostra società.
Infrastrutture Strada Statale n. 38 Molti dei nostri centri abitati e dei nostri paesi sono quotidianamente ammorbati dalle emissioni nocive degli automezzi che percorrono l’unica strada di fondo valle, la Strada Statale n. 38. Nei periodi festivi e nei fine settimana la situazione diventa pericolosa, insopportabile, dannosa e insicura per la stessa salute dei cittadini.
. Un nuovo tracciato della Strada che dia “respiro” e “sicurezza” ai valtellinesi è indifferibile ed urgente. Indifferibile, urgente è soprattutto risolvere il problema dei punti maggiormente critici rappresentati dagli attraversamenti di Delebio, Morbegno e Tirano. . In questi anni i valtellinesi si sono illusi che la nuova “strada” fosse “dietro l’angolo” e si sono illusi i cittadini che i Mondiali avrebbero portato risorse sufficienti a realizzare un mega-progetto autostradale. Ma i mondiali sono passati e nessun cantiere è stato aperto sulla S.S. 38! . Oggi è palese a tutti, e tutti ammettono, che non ci sono gli stanziamenti non solo per realizzare tutta la strada ma neppure tutte le tangenziali.
Si rischia, oggi , uno scenario grave ed inaccettabile:
. Non solo dovremmo convivere per un tempo lunghissimo con la costruzione della strada ma i pochi finanziamenti a disposizione, se mal utilizzati, sposteranno semplicemente a monte di qualche chilometro le odierne criticità e gli esasperanti intasamenti. La realizzazione della strada a quattro corsie sino alle porte di Cosio riverserebbe su questo territorio e su Morbegno l’impatto di un traffico “velocizzato e compattato” dall’enorme svincolo del Fuentes.
E’ noto che il Centro-Sinistra non era d’accordo con il “mega-progetto” approvato. Oggi, però, non ne fa né una questione ideologica né una questione di rivalsa. Le nostre sono semplici proposte di “buon senso”, quelle che dovrebbe fare un amministratore oculato che ha a cuore l’interesse effettivo della popolazione e non quello dei grandi gruppi che realizzeranno la strada e che esercitano pressioni nel loro interesse, per un’opera allo stato non sufficientemente finanziata.
Le nostre proposte:
. Assumere come prorità assolute, di cui accelerare la realizzazione, il superamento dei punti critici di Delebio-Cosio-Morbegno, quindi dal Trivio di Fuentes al Tartano, l’attraversamento di Tirano e il proseguimento della tangenziale di Sondrio. . Il lotto che comprende Delebio-Cosio-Morbegno deve essere realizzato integralmente, in funzione dell’alleggerimento del traffico che grava su quei centri urbani. Non è possibile pensare di realizzarlo a metà. Va, quindi, decisamente contrastata l’eventualità che il primo lotto si concluda, per l’insufficienza dei finanziamenti, o per scelta della realizzazione delle quattro corsie a Morbegno. . Visto che i soldi per ultimare il lotto con l’attuale progetto non ci sono, sarebbe una scelta di buon senso quella di ridimensionare la costosissima realizzazione del “mega-svincolo” di Fuentes, prevedere il proseguimento da Morbegno in galleria ad una sola canna e realizzare la restante parte “a cielo aperto” a carreggiata unica (due corsie). Si tratta, in poche parole, di privilegiare in assoluto e realizzare celermente la messa in sicurezza ed in condizioni di salubrità dei centri abitati. . Va privilegiata, in assoluto, la rapida attuazione della “tangenziale” di Tirano. Si può ovviare alla mancanza di finanziamenti soprassedendo alla realizzazione della “rotonda” ed al collegamento con la strettissima S.S. n. 550 (Stazzona-Strada dell’Aprica) che non appare indispensabile perché il progetto definitivo prevede altrove (a Tresenda) l’innesto con la S.S. n.39.
Noi lavoreremo, in Regione, per questo, per scelte chiare, per delle priorità che sono oggi sinonimi del concreto e del possibile. Questo approccio, se assunto, potrebbe rendere credibile l’azione di quel Comitato per la S.S. 38 voluto dal senatore Provera non si sa per fare cosa e nei confronti di chi. In quel Comitato fanno bene i Comuni ad esserci per dire la loro, fa però male Provera ad escludere i partiti, rinunciando a perseguire un’unità vera nel nome di un protagonismo personale, populistico e privo di un percorso intellegibile e di scelte di priorità. Diciamo NO ad un metodo che dice “prima i soldi e poi decidiamo cosa fare”. Noi indichiamo le scelte e le priorità.
Le altre strade
Sta passando quasi sotto silenzio il declassamento della statale n. 36 dello Spluga a strada provinciale. Questa scelta è stata operata dalla Giunta Regionale ed è un atto che… la dice lunga sulla considerazione con la quale la Giunta Formigoni tiene la nostra provincia! Dal punto di vista della viabilità alla Regione non interessa quello che per centinaia e centinaia d’anni è stata la storia di quella parte del nostro territorio e che potrebbe essere una vocazione di tutta la provincia: essere un’area di cerniera “attiva”, dal punto di vista economico e culturale, tra il “nord” e la Lombardia. Noi vogliamo che la nostra provincia “guardi” oltre i propri confini!
Rilanciamo le nostre proposte:
. Per la SS n.36, acquisita l’opportunità di utilizzare la strada provinciale n.29, riqualificandola fino a farla diventare un segmento del rinnovato asse principale, devono essere affrontati i nodi inerenti l’attraversamento di Chiavenna, compreso il collegamento con la statale 37 del Maloia, nonché le questioni relative alla tratta Verceia-Novate Mezzola che l’attuale progetto Anas non risolve in modo soddisfacente. Nella parte alta della S.S. n. 36 riproponiamo il traforo sommitale dello Spluga. . Va verificato l’interesse svizzero al traforo della Mesolcina che permetterebbe, oltre che di collegare tra loro due cantoni svizzeri, di collegare la Valchiavenna a due aree di valenza economica interessante come quella di Lugano e del Ticino. . Va rilanciata l’attenzione, l’interesse e le volontà per una definitiva messa in sicurezza della Statale 39 per l’Aprica
Ferrovia
. L’accesa discussione che da tempo investe la provincia sulla realizzazione della nuova S.S. n. 38 rischia di mettere in ombra il fatto che sarebbe ben più corretto porsi, in provincia, una questione più complessiva relativa alla “mobilità”, recuperando un dibattito anche sul tema del ruolo che deve assolvere la Ferrovia, sia per i trasporti interni al territorio provinciale che per il collegamento con Lecco-Milano.
In particolare:
Collegamenti verso l’esterno
. Nonostante alcuni positivi interventi (passaggi a livello) il collegamento con Milano continua a soffrire della strozzatura costituita dal binario unico Airuno/Calolziocorte e dalla curvatura delle gallerie sul lago che impedisce l’utilizzo delle vetture a due piani. Per incentivare l’uso del treno, più che sui tempi di percorrenza è possibile quindi agire sul piano della “comodità”, di tempo “risparmio” e del “comfort di viaggio”, studiando la possibilità di intensificare i collegamenti con Milano in determinate fasce orarie.
Collegamenti interni
L’urbanizzazione dispersiva degli insediamenti di fondovalle e l’altrettanta dispersione delle destinazioni della mobilità (luoghi di lavoro e di servizio), ha sempre creato problemi d’intasamento alla viabilità e disincentivato l’uso del trasporto pubblico. Una significativa inversione di tendenza potrebbe essere determinata da un progetto complessivo che affronti una serie di questioni tra loro collegate:
. La dotazione delle stazioni ferroviarie di idonee e “importanti” aree destinate a parcheggio; . Una modalità di gestione della linea ferroviaria simile ad una “metropolitana” di superficie in alcune fasce orarie; . Un idoneo servizio di trasporto urbano nelle principali stazioni d’arrivo.
Il problema non è di facile risoluzione; merita, però, i necessari approfondimenti, un’analisi della domanda ed uno studio di fattibilità. Il perdurare miope dell’attuale “distrazione” sul tema non potrà che accentuare la situazione critica della mobilità, dei trasporti, della sicurezza e dell’inquinamento.
La Regione, che gestisce parte del sistema ferroviario lombardo, potrebbe avere titoli e competenze per occuparsi di questi problemi.
. Nella infrastrutturazione della provincia altrettanta importanza va data alle condizioni di “mobilità” dei “dati”, estendendo e potenziando la rete telematica, ed al completamento della metanizzazione del nostro territorio.
Acque : piccole derivazioni Il tema delle acque e del loro sfruttamento, l’impatto che questo determina sull’ambiente, il rapporto tra le istituzioni locali e le grandi aziende idroelettriche è un tema delicato e rilevantissimo nel presente e nel futuro della nostra provincia. Non c’è aspetto di questa problematica che il centro-sinistra non abbia indagato e sul quale non abbia avanzato proposte operative comprendendo in esse anche la creazione di una Azienda energetica di Valle per gestire, con finalità e ricadute sociali, la distribuzione di una quota parte di energia a costo ridotto. Rimandiamo, su questo, a precedenti, importanti approfondimenti. Tra la molteplicità delle questioni attinenti a tema Acque-Energia ce n’è però una, di stringente attualità e che attiene alle competenze della Regione e che vogliamo, pertanto, riproporre: la questione inerente le concessione di autorizzazione per lo sfruttamento delle piccole derivazioni, i così detti “piccoli salti”. In proposito sono centinaia le domande inoltrate, che creano problemi ai nostri Comuni e che sono oggetto di prese di posizione e di proteste dei cittadini. Il rilascio delle concessioni comporterebbe, in molti casi, una ulteriore compromissione di ambiti territoriale, già pesantemente coinvolti dai prelievi idrici e, in altri, un vero e proprio “sfregio” di zone di eccellenza ambientale e naturalistica. E’ un prezzo che, nel nome del profitto di pochi, la nostra provincia non può e non deve pagare.
La nostra proposta è precisa e risoluta:
. Fermare in modo totale il rilascio di nuove concessioni per piccole derivazioni, annullando l’iter delle richieste già presentate; . Predeterminare precisi parametri ambientali e tecnico-economici di ammissibilità. . Il successivo eventuale rilascio di nuove concessioni dovrà essere subordinato alla verifica di tali parametri e dovrà avvenire esclusivamente a favore degli Enti Locali e delle loro Società.
La Formazione Professionale Per una compiuta conoscenza della nostra analisi e delle nostre proposte in materia di politiche scolastiche e culturali rimandiamo al Programma stilato in occasione delle Elezioni amministrative provinciali del 2004. Qui ci limitiamo ad un accenno ad un settore, quello della formazione professionale, che rientra nelle competenze regionali delegate alla provincia. In proposito ci pare che ci sia, in provincia, una insufficiente articolazione di indirizzi che non è completamente integrato dall’iniziativa privata. Nel settore, la conoscenza delle vocazioni produttive-occupazionali complessive e di area rappresenta un dato imprescindibile per programmare i corsi formativi e per determinarne il “successo”. Alla totale assegnazione delle competenze e delle risorse alle province si deve allora accompagnare una volontà di “portare a sistema” una ormai ampia gamma di interventi formativi che rischiano di essere frammentati, disarticolati e non più rispondenti alle mutate necessità del territorio e delle imprese oltre che di operare, sistematicamente, un opportuno controllo di qualità.
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