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Occorre un percorso aperto che parli ai cittadini: ricordate le primarie? L'intervento di Luca Dei Cas
13/02/2007
Seguo con interessata attenzione il dibattito che, da ormai molto (troppo?) tempo, sta precedendo la nascita del Partito Democratico. Ritengo che, dopo più di dieci anni “dall’invenzione” dell’Ulivo, il varo di un soggetto politico strutturato, che raccolga i frutti ulivisti, sia ormai auspicabile e necessario. In questi anni si sono già sperimentate liste unitarie, gruppi unitari ecc.. e ritengo pertanto non sia più procrastinabile il momento di giungere a sintesi in un fecondo “solve et coagula” che, attenuando le rigidità e gli spiriti di bandiera, permetta anche al nostro paese di avere un grande partito (non una federazione!) riformista. A tal proposito, se è vero che per nascere il Partito Democratico non potrà fare a meno dell’apporto di Margherita e Democratici di Sinistra, è però altrettanto vero che se il Partito Democratico sarà la semplice fusione dei due gruppi dirigenti il nascituro avrà ben poche possibilità di svilupparsi forte e rigoglioso. Il partito “nuovo” (l’aggettivo va inteso nel senso più ampio) dovrà scaturire da un processo aperto, che includa tutte le culture politiche uliviste e sappia parlare ai milioni di cittadini che, rendendo possibile un avvenimento senza precedenti, parteciparono con entusiasmo alle primarie dell’ottobre 2005. A tal fine è necessario superare le resistenze che parte degli apparati partitici stanno surrettiziamente frapponendo sulla strada del PD. Ho la netta impressione che un comune senso di appartenenza, al “partito dei riformisti”, sia già stato sviluppato da milioni di elettori ulivisti, mentre “stenti” ad affermarsi, per ragioni facilmente intuibili ma assai poco edificanti, nel ristretto gruppo di eletti e classe dirigente dei partiti. Di conseguenza i prossimi congressi di DS e Margherita non possono che essere il primo, seppur necessario, passo verso la costruzione di un partito che dovrà essere nuovo anche nelle regole che lo determinano (vedi alle voci tesseramento, questione morale, democrazia interna ecc…) oltrechè nella composizione generazionale, favorendo così un ricambio delle classi dirigenti di cui l’archeopark della politica italiana ha più che mai necessità.
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