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Auspico un soggetto impegnato a fare inascere la coscienza civile nei cittadini L'intervento di Benedetto Abbiati
13/02/2007
Ritengo indispensabile una premessa: le riflessioni che seguono vengono espresse da una persona che, pur essendo da sempre interessata alla politica, pur avendo partecipato attivamente al dibattito sui temi che riguardano la vita pubblica della nostra provincia e pur avendo assolto mandati amministrativi a livello comunale e provinciale, non si è mai identificata con la linea di uno specifico partito o movimento politico a sufficienza per prenderne la tessera. Questo limite, che è comune alla stragrande maggioranza dei cittadini che con il loro voto hanno determinato il successo del centrosinistra alle elezioni dell’Aprile ’06, non mi ha mai impedito di comprendere ed apprezzare il ruolo dei partiti come luogo di elaborazione della riflessione politica e di ideazione delle iniziative, e addirittura di rimpiangerne la progressiva eclissi. Le riflessioni che più frequentemente formulo (per me stesso) sul tema del partito democratico potranno però forse sembrare marginali rispetto al cuore del problema. Parto dalla constatazione di quanto sia stato deprimente in questi mesi (ma non era stato meglio durante il precedente governo Prodi D’Alema) lo spettacolo dei continui battibecchi da pollaio all’interno della coalizione di centrosinistra, che hanno tenuto costantemente occupata la scena politica impedendo anche a chi era decisamente schierato (e figurarsi a chi, pur scettico, aveva provato a dare fiducia) di vedere quanto di buono stava facendo il governo Prodi. Battibecchi che non hanno mai toccato i grandi temi su cui gli italiani erano stati chiamati a schierarsi, ma che hanno portato tutti i protagonisti e le comparse di questo teatrino ad assumere sdegnati, di volta in volta e per il solo bisogno di affermare la propria esistenza, la bandiera di questo o quel particolare tema; gli argomenti sono stati spesso opinabili, irrilevanti ed intercambiabili, con l’unica condizione che la bellicosa iniziativa di turno fosse rivolta non contro il centrodestra (non sia mai), ma rigorosamente contro un’altra componente dello stesso schieramento di centrosinistra. Una seconda riflessione, che forse non sarà condivisa da alcuni tra i lettori, riguarda l’appannamento verificatosi negli ultimi anni tra i cittadini ed i politici italiani nella distinzione tra le proprie convinzioni personali (religiose, etiche, esistenziali e culturali) ed il compito, proprio della politica, di dettare norme per la convivenza tra tutti i cittadini (che legittimamente possono avere convinzioni personali affatto diverse, che trovano limite proprio e solo nelle regole “civili” valide per tutti che lo Stato ha il compito di dare). Questo appannamento, che ha trovato alcune espressioni esemplari (enfatizzate in modo strumentale dal centrodestra) in occasione del recente referendum su norme in materia genetica, fa decisamente rimpiangere politici maturi come Sturzo, De Gasperi e Vanoni, che, pur animati da convinzioni religiose sicuramente più forti di quelle della maggior parte dei politici odierni, di questa differenza avevano chiara consapevolezza. Una terza riflessione riguarda la diversa ma per alcuni versi speculare forma di degrado costituita dalla totale perdita del senso delle istituzioni, del bene pubblico e del rispetto delle regole come valore di convivenza che, già presente nel DNA degli italiani come una tara genetica, ha trovato nel populismo di questo centrodestra un fattore scatenante che lo ha diffuso in modo patologico ad ogni livello della vita pubblica e privata. Che c’entra tutto ciò con il progetto di un Partito Democratico? Questi temi a mio avviso rappresentano in sintesi alcuni motivi per cui sarebbe utile costruire il Partito Democratico, ed insieme quelli per cui probabilmente questo non avverrà. Mentre non riesco ad appassionarmi allo studio dei meccanismi elettorali o di consenso che potrebbero derivare dalla sua costituzione, avverto con forza l’urgenza di una iniziativa per uscire dalla “crisi della politica” che i temi sopra accennati evidenziano, ed il Partito Democratico potrebbe avere un senso solo in questa ottica. Io penso il Partito Democratico come un soggetto (e la mia ingenuità politica mi impedisce di distinguere tra il centrosinistra, unito, staccato, con il trattino senza, su cui schiere di politici si sono scannati tra di loro come sulla linea del Piave, l’Ulivo, il Partito Democratico, …) fortemente unito su pochissimi punti fondamentali ed aperto alla discussione ed al compromesso su tutte le altre scelte operative; un soggetto fortemente impegnato a far rinascere la coscienza civile dei cittadini, fondandola sulla dichiarata preminenza del bene pubblico e delle sue regole rispetto agli interessi (e anche alle convinzioni, per quanto profonde) dei singoli. Il programma di questo movimento o partito dovrebbe raggiungere a malapena le 6 pagine, e tenersi ben lontano dalle 600 che nessuno ha mai provato a leggere prima delle scorse elezioni. Purtroppo la patologia che affligge la attuale vita politica italiana porterebbe, prima che si arrivi alla costituzione di questo soggetto, alla formazione nel perimetro della attuale coalizione di centro sinistra di altri 3 o 4 partiti o movimenti portatori di una loro (assolutamente legittima) idea del rinnovamento del paese …
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