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 Approfondimento
Vedo molte difficoltà ma un percorso possibile
L'intervento di Gianfranco Peyronel

13/02/2007

Non è facile oggi fare previsioni sul futuro delle forze politiche italiane. Credo però che in questo periodo di transizione verso un sistema bipolare più maturo, il Partito Democratico sarà la novità politica più significativa. La stessa nascita di questo nuovo soggetto politico non sarà però un evento semplice né scontato, anche se numerosi fattori positivi spingono con decisione in questa direzione. Il Partito Democratico, in primo luogo, non nasce come costruzione politica artificiale e studiata a tavolino. Non sarà, né potrà essere, la semplice sommatoria o fusione di alcune forze politiche (Democratici di Sinistra e Margherita) né un rimedio, progettato astrattamente, alla fragilità di questi stessi partiti, rimasti “a metà del guado” dopo gli sconvolgimenti politici nazionali e internazionali che hanno segnato la fine del secolo scorso. Quello che dovrà “sostanziarsi” nelle forme del nuovo partito sarà piuttosto il punto di arrivo, già forte in sé, di tantissime esperienze (per lo più locali, spesso amministrative) che in questi anni non sempre facili hanno verificato, sul campo dell’agire sociale e delle scelte condivise, la convergenza di “idealità comuni” nei settori della politica sociale, nella promozione e valorizzazione dei servizi pubblici, nei riferimenti prima ancora culturali che politici ai valori della tutela ambientale, della giustizia economica, dell’apertura e del confronto interculturale. Se questo orizzonte ideale condiviso risulterà consolidato, il nuovo Partito Democratico potrà presentarsi come soggetto capace di aggregare, attorno a progetti politici fortemente riformatori, nuove forze e più persone, ben al di là delle attuali risorse attive di Margherita e DS. Perché il progetto abbia successo occorrerà però che si evitino fin dall’inizio alcuni possibili errori. Una conquista politica importante di questi ultimi anni è stata, ad esempio, la reciproca disponibilità
al confronto di tutte le realtà (più o meno organizzate) del centrosinistra. Qualunque mira egemonica, qualunque tentazione che dovesse spingere il Partito Democratico a sentirsi forza autosufficiente, gli sarebbe gravemente dannosa. Al contrario il Partito Democratico dovrà proporsi ed essere forza di dialogo e di collaborazione “a oltranza” anche con quei gruppi o partiti che, nell’area del centrosinistra, vorranno rimarcare la propria specificità ideologica o politica: un’apertura di credito che non dovrà venir meno. Il nuovo partito dovrà poi evitare ogni eccesso di centralismo, proporsi “leggero” nella sua struttura burocratica, ma soprattutto rispettoso delle specificità locali, capace di articolarsi territorialmente e settorialmente con ampie garanzie d’autonomia, restando vicino e dando forza alla periferia più che al centro. Contrari alla prospettiva di un Partito Democratico forte si rivelano, infine, alcuni atteggiamenti che riemergono a tratti e con insistenza negli stessi partiti che dicono di voler concorrere alla sua nascita. Mi limito a due esempi. Uno riguarda la tendenza, esplicita anche in alcuni esponenti politici, a voler rimarcare con forza posizioni riferibili a forme di “fondamentalismo” etico o ideologico: posizione questa che impedisce di affrontare realisticamente e con la prospettiva di soluzioni laiche e rispettose delle diverse sensibilità personali molte questioni socialmente rilevanti. L’altro riguarda la difficoltà ad inquadrare il Partito Democratico nel più ampio panorama delle forze politiche europee (sarà partner con i partiti socialisti europei? sarà invece al di fuori di quel gruppo?). Nel primo caso si tratta di un problema reale e, credo, piuttosto rilevante e di difficile soluzione; nel secondo di una controversia che probabilmente troverà soluzione in tempi brevi, con la semplice verifica delle reciproche coerenze di programma. L’auspicio personale è che anche questi problemi non siano di ostacolo sostanziale nel percorso di costruzione prima, di crescita poi, del Partito Democratico.

 
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