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 Approfondimento
Partito Democratico, priorità democratica
L'intervento di Mauro Della Riscia

13/02/2007

Male o bene non importa purchè se ne parli. Credo che questa frase possa riassumere con buona approssimazione tutti i limiti e le potenzialità del dialogo sul partito democratico che nelle ultime settimane è tornato prepotentemente alla ribalta. Se si prova a sfogliare i quotidiani delle ultime settimane, è praticamente impossibile non imbattersi in un intervista di un ministro o di un esponente del centro sinistra che “dice la sua” sul processo di costruzione del partito democratico. A malincuore credo che questo eccesso di loquacità sul partito democratico sia intimamente correlato al momento di “scarsa brillantezza” nei consensi e nell’immagine del governo, cui si vuole rispondere dando l’immagine di una maggioranza che invece va verso l’armonica ricomposizione delle fratture e verso una visione unitaria e riformista dell’azione politica proprio attraverso la costituzione del Partito Democratico. Nulla da eccepire, sia ben chiaro, tutto assolutamente comprensibile e a suo modo lodevole. Ma la sensazione che il PD sia un bel collante verbale e ideale da tenere nel cassetto delle segreterie di partito e tirar fuori dal cassetto per compattare ad hoc il centro sinistra nei momenti di difficoltà, almeno ad un livello di comunione di intenti, rimane. Così come rimane la sensazione che in questa inflazione di parole spesso abusate, tutto lo slancio propositivo che sta dietro il PD si perda in un caleidoscopio di formule verbali (fusione, confederazione, unitarietà nella diversità, PSE, PPE, famiglia riformista, …) che nell’illusione di definirlo ne snaturano la portata storica, la dirompente novità che costituirebbe sulla scena politica italiana. Ma a mitigare queste sensazioni, ci sono per fortuna certe sere, come quella di circa un mese fa anella saletta di un oratorio di Sondrio, in cui, riuniti per un incontro in vista del congresso provinciale della Margherita, ci viene posta la domanda fatidica: “Ma voi cosa ne pensate del Partito Democratico?” Qui sta il salto tra il “purché se ne parli” al “perché se ne deve parlare”.
Di fronte al “cosa ne pensi tu del Partito Democratico” non ci sono molte scappatoie, o hai un idea o non ce l’hai, o hai delle proposte ben salde nel cuore o non ce le hai, ho sei capace di pensare a un partito nuovo o rimani invischiato in questioni ideologico-fideistiche di appartenenza che per quanto profondamente rispettabili frenano e non poco ogni passo su una strada tutta da scoprire. La domanda di quella sera mi ha messo personalmente di fronte alle mie responsabilità, e mi ha stimolato a fissare alcuni criteri guida, per poter meglio indirizzare i miei sforzi di riflessione e di impegno, criteri che mi piace condividere perché divengano oggetto di discussione e di stimolo.
Primo: la priorità. Non si tratta della priorità di creare il PD quanto prima, sebbene Giuliano Amato in una recentissima intervista abbia messo bene in guardia dai pericoli deriva populistica che potrebbero concretizzarsi anche a causa di eccessivi tentennamenti e ritardi nel processo costituzione del PD. Si tratta piuttosto di familiarizzare con il sistema di fissare degli ordini di priorità nelle questioni da trattare, per evitare dispersioni di forze di energie in dibattimenti su temi che, per quanto di sicura rilevanza, possono essere svolti in fasi successive o finire con il risultare marginali. Forse toccherò un nervo scoperto e di certo molti non saranno concordi, ma, ad esempio,
in questo momento cosa è prioritario tra il definire la collocazione del “futuribile” PD nello scenario politico europeo e creare una rete tra diversi gruppi locali, per stimolare la discussione e lo scambio culturale intergenerazionale sul PD che dovrà essere, magari cominciando a fare un uso serio e capillare di internet? Secondo: la novità. E qui mi rivolgo in modo speciale ai giovani come me ma
anche ai più giovani con una domanda: ma quando ci ricapita? Occorre che la mia generazione, la cosiddetta generazione mille euro si metta in testa che non capita ogni anno di poter entrare da protagonisti nel processo di costruzione di un partito nuovo. Occhio o detto
“partito nuovo” non “nuovo partito”. Non si parla di scissioni, correntoni che si autodeterminano, spaccature insanabili tipo “ognuno per la sua strada”. Si parla di far confluire storie, tradizioni, punti di vista, anni di lotte, vittorie, sconfitte, luci e ombre, dentro un unico grande progetto comune. Esiste qualcosa, ad oggi, di più rivoluzionario? Io credo di no. E credo che sia una sfida talmente piena di fascino che non può fare a meno dell’entusiasmo dei giovani. Eppure esiste il problema di riuscire a intercettare il sano desiderio dei giovani di cambiare il mondo, di strappare fette sempre più consistenti di popolazione giovanile alla cultura urlata del “contro tutto” e cercare di affascinarla alla cultura del “insieme a tutti” che trova i suoi fondamenti nel dialogo tollerante ma schietto, e nella ricerca della ricomposizione dei conflitti piuttosto che la loro esasperazione. Questa è una riflessione che va fatta, è anche questa una priorità.
Terzo: la volontà. Quale momento migliore se non il Natale per ricordare che il mondo, la vita e anche la politica cambia grazie agli “uomini buona volontà”. Questo Partito Democratico bisogna volerlo, è banale, ma in un mondo eternamente alla ricerca di gesti e parole ad effetto si riscopre la tragica bellezza della banalità. E’ giusto ricordare che non è infrequente imbattersi in situazioni in cui sebbene vi siano tutti i presupposti perché qualcosa accada, alla fine non accade nulla. Non lasciamo che il Partito Democratico diventi l’ennesima occasione mancata, ma tramutiamolo in una grande esperienza di democrazia. Questa democrazia in crisi, questa democrazia perennemente in pericolo, questa democrazia utilizzata come una merce di scambio da importare ed esportare. La strada verso il Partito Democratico può allora aiutarci a riscoprire che la democrazia non è un dato di fatto, non è un regalo che un vecchio nonno saggio ci ha fatto anni fa ed è lì in bella vista sul mobile del salotto, ma un bene prezioso che ci dobbiamo meritare e che costa, costa tempo,
sacrificio, passione, è fatta di ideali e di realtà, e come tutte le cose umane sempre perfettibile, sempre pronta ad accogliere il contributo di tutti, tutti gli “uomini di buona volontà”.

 
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