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Non nascerà senza un coinvolgimento ampio e democratico L'intervento di Mauro Romeri
13/02/2007
È da oltre un decennio che la politica si trascina in uno stato di crisi che rende problematico tutto il funzionamento della nostra vita democratica. I partiti politici attuali, sia quelli sopravvissuti al grande crollo della prima repubblica, sono strutture a debole identità e con scarsa circolazione democratica. Si è consumato il patrimonio delle ideologie politiche tradizionali, su cui si fondava la passione politica militante, con le sue generosità e con le sue intolleranze, lo spazio politico è occupato da agenzie elettorali e da strutture di tipo oligarchico, la cui viatalità si esaurisce nelle prestazioni televisive dei leaders di turno, i partiiti politici perdono forza propulsiva ridotti a poco più di macchine del professionismo politico. Il centrosinistra al Governo rappresenta l’ipotesi, la speranza, di una vera e profonda riforma dell’Italia. Ma se quardiamo ai miserevoli contrasti tra i tredici partiti e semipartiti della maggioranza dobbiamo chiederci se e per quanto tempo l’attuale centrosinistra è in grado di sorreggere il governo nella necessaria opera di riforma del Paese. Occorre costruire oggi uno spostamento di forze ed idee in un nuovo partito, un movimento politico realmente riformista e unificatore, e non solo unificatore di ceti politici ma tendente a unificare un nuovo blocco progressista e riformista alternativo a quello attuale fatto di rendite e corporazioni. Il compito del partito democratico è quello di suscitare una riscossa democratica, costruire una nuova cittadinanza nazionale ed europea, ridare dignità al lavoro, alla cultura e all’impresa produttiva. Le difficoltà sono tutte quelle insite nei grandi processi di cambiamento, la paura di perdere il poco o il nulla che si ha e la contrattazione dei “posti” e dei ruoli, comunque l’esperienza dell’ulivo e dei gruppi parlamentari unitari è da tempo consolidata. Non sembra realistico che un nuovo partito possa nascere solo dalla trattativa tra vertici, così si fa un gruppo parlamentare o un’alleanza politica, cioè cose importanti, ma non un partito.”Non ci si alza in piedi tirandosi per i capelli”, per ridurre il forte divario tra la classe politica e la società è indispensabile coinvolgere quel popolo che l’anno scorso con le elezioni primarie si è “schierato”, cioè si è assunto la responsabilità di partecipare ad un conflitto politico del quale ha compreso la portata storica e i termini essenziali. I partiti dell’ulivo predispongano il progetto essenziale del partito democratico e assieme ad una lista di candidati alla direzione del nuovo partito, con possibilità di integrazioni e cancellazioni, indicano una tornata di “primarie” nel Paese. Un coinvolgimento ampio e democratico, questa è la domanda che viene soprattutto dai giovani e dai ceti più moderni, mettere in moto un nuovo processo culturale e politico per creare una grande forza nazionale capace di affrontare la questione italiana, quindi un partito vero, cioè un gruppo dirigente, una visione politica storicamente fondata, un’idea della nuova Italia.
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