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Solo prendendo coscienza della natura degli enormi problemi che abbiamo di fronte si può pensare al Partito Democratico L'intervento di Marco Osti
13/02/2007
Il dibattito che ormai da mesi si sta sviluppando attorno alla costituzione del PD mi sembra segnato da due caratteristiche che fra loro configgono apertamente: tutti, chi più chi meno, dicono che è necessario e che costituisce l’orizzonte irrinunciabile in cui il riformismo italiano deve trovare un punto di coagulo. Ad affermazioni di questo tipo fanno però riscontro passi e scelte operative che non si possono chiamare progressi. Anzi, a me pare che ad ogni tentativo di accelerazione si alzino, ora da una parte ora dall’altra, barriere di distinguo e ostacoli. E tutto rimane fermo, con il risultato di offrire un’immagine velleitaria del tipo vorrei ma non posso. Non sono ottimista, credo lo si sia già capito, e ora cercherò di spiegare il perché. La prima ragione sta nel fatto che i maggiori protagonisti del costituendo PD (DS e DL) guardano alle loro rispettive identità come a enti pietrificati e immodificabili, come a panda che devono essere salvaguardati dall’estinzione. Ma le pietre non si fondono: cozzano, sprizzano scintille, si frantumano. La seconda ragione, che è diretta conseguenza della prima, attiene alla capacità, molto scarsa, che l’attuale classe politica ha di rappresentare adeguatamente le istanze sociali cui dice di fare riferimento e di voler, appunto, rappresentare. Queste sono di natura non egoistica, chiedono di affrontare problemi comuni, riescono a guardare ed agire non secondo interessi immediati ed individuali ma tenendo ben fermi interessi generali e duraturi. Vogliono che la libertà sia temperata dalla responsabilità. Sentono che la futura gestione delle COOP o l’adozione dei PACS sono problemi di peso infinitamente minore che non le questioni energetiche, la lotta all’inquinamento, l’AIDS, lo sterminio per fame in Africa, le questioni bio-etiche, il fondamentalismo religioso globalizzato, il populismo politico …….. L’attuale dibattito intorno al PD mi sembra lontano anni luce dal livello che richiede, invece, la natura dei problemi che la politica deve affrontare. Mi sembra che la classe politica sia prigioniera della legge di autoconservazione delle élites, che sia cioè autoreferenziale. Ci sono voci che denunciano tale stato di cose, ma sono ancora minoritarie. Perché diventino maggioranza non so cosa debba succedere (un catastrofe pseudo-naturale? una nuova guerra? un altro e definitivo governo Berlusconi? visto che alle nefandezze in cui l’Italia si rivolge pare ci siamo assuefatti anche noi). Credo che stia tutto qui il nocciolo delle difficoltà che si frappongono alla nascita del PD. Credo che solo prendendo non ipocritamente coscienza della natura ciclopica ed urgente dei problemi da affrontare si possa dare vita al nuovo soggetto politico che ridia speranza e quindi futuro a milioni di cittadini e che, facendosi carico dell’interesse generale, salvi la democrazia dalla deriva populista verso cui, ricontando schede elettorali, siamo in cammino. Le scelte pratico-operative verranno tutte di conseguenza, e saranno quelle necessarie.
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