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È una priorità: deve comporre le diverse anime che contiene. Ad ogni costo. L'intervento di Irene Bertoletti
13/02/2007
Premessa. Concordo con la riflessione sentita qualche tempo fa. L’idea di chiamarlo “partito”, di questi tempi e con il grado di affezione della gente nei confronti dei partiti, è atto coraggioso e può già dare una misura della “filosofia” che soggiace a questa iniziativa. Vorrei essere chiara. Il termine gente da me utilizzato non è assolutamente da intendersi in senso spregiativo. Non è che io mi consideri al di sopra della “massa”, ma cerco di valutare con sempre più cautela tutte le dichiarazioni fatte in nome e per conto di essa. Sono sempre più convinta che, a volte, le stesse nascondano posizioni più funzionali ad un certo concetto di politica intesa come spartizione di potere, ovvero tu “audience” guardi, non parli e ti limiti al cambio di canale con telecomando (ovvero crocetta sul simbolo), piuttosto che tu “popolo” partecipi alla vita politica, entri nel dibattito e fornisci il tuo contributo nei modi e con i mezzi di comunicazione che io cerco di attivare con te. Prima domanda. Il Partito Democratico è una priorità? Direi di sì, mi pare che sia un obiettivo da perseguire nel medio periodo con la massima determinazione. Seconda domanda. Come comporre le diverse anime che lo alimenteranno? Partendo dai motivi di unità e di conseguenza cercando di non focalizzarsi su quelli di divisione. In questa mia convinzione sono aiutata dalla mia esperienza trascorsa in Amnesty International. Ad ogni costo? La mia risposta è sì. Mi pare che ce lo chieda il nostro elettorato, sia con i fatti (si veda il differenziale del voto alla Camera alle ultime elezioni), che con l’insofferenza che sempre più frequentemente mostra per i distinguo che emergono nella coalizione in questo primo, difficile periodo di governo. Attenzione. Non sto parlando di annessioni. Intendo unità come risultato della fusione di più componenti di pari dignità, non come predominio di una componente sull’altra. Noi che ci riferiamo al popolo come depositario del potere di decidere delle proprie sorti, che non abbiamo il culto della personalità, che abbiamo nel nostro DNA la politica come servizio e l’etica della politica, possiamo forse dare altre risposte alla domanda di autorevolezza, forza, capacità di governo che ci viene dalle nostre comunità? Potranno essere singole idiosincrasie in grado di bloccare il processo di elaborazione di questo nuovo progetto politico? Sicuramente ciascuno dei partner, in questo processo di compenetrazione, dovrà “cedere” qualche cosa, perché nessuno potrà pensare di vedere la totalità del proprio particolare riprodotta fedelmente nel nuovo partito. L’importante è che il risultato sia buono, un passo in avanti per tutti, e che il soggetto che nascerà risulti in grado di coinvolgere nuovamente nella politica attiva persone che se ne sentono distaccate per i motivi più vari. Sarebbe importante, in particolare, riuscire a coinvolgere i giovani, che sempre più spesso non si sentono rappresentati adeguatamente – non foss’altro che per motivi anagrafici – dalla attuale classe dirigente. Può darsi che questa mia visione ottimistica derivi dal fatto che, non avendo avuto una militanza “storica” nei partiti ed avendo aderito solo di recente a La Margherita, non sento come vincolo imprescindibile la mia appartenenza “di origine”. Sicuramente, le persone che sono state attive per anni nei partiti “tradizionali” – quelli “pre-tangentopoli” per essere chiari - potrebbero avere perplessità e timori di un possibile “salto nel buio”. Quali modalità si dovranno porre in atto per giungere a questo obbiettivo? Io penso che la costituzione a piramide, dal livello locale a quello nazionale, di gruppi di lavoro interattivi (le nuove dotazioni tecniche lo consentirebbero) potrebbe portare a buoni risultati nella elaborazione di questo progetto. Il centrosinistra conta tra le sue fila persone assolutamente in grado di produrre progetti credibili ed innovativi da condividere poi con le varie istanze assembleari in una fase conclusiva “costituente”.
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