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Appunti sull’ipotesi di “Partito Democratico” L'intervento di Ivan Fassin
13/02/2007
Situazione socioculturale attuale e motivazioni per volere un P.D. unitario Le elezioni col maggioritario (2001), il confronto forte col berlusconismo, e più ancora i cinque anni di (mal)governo Berlusconi hanno evidenziato un forte dualismo nel quadro politico. Vi è stato un avvicinamento coalizionale (Ulivo, Unione) in occasione delle elezioni, anche per la percezione del rischio che si sarebbe corso ripetendo un governo B. Si veda, anche meglio, il fenomeno delle “primarie”, spia di questo avvicinamento nell’opinione pubblica. O l’esito del referendum costituzionale. Il processo ha comunque incontrato difficoltà: permangono le vecchie strutture organizzative che frenano o ostacolano l’avvicinamento; anche: le nomenklature non sembrano disposte a spendersi per creare un nuovo soggetto. Resistenze strutturali, vischiosità organizzative, sono peraltro da mettere nel conto. Ma cosa significa “stare a sinistra” in uno schieramento dualistico? Al di là dell’euforia (non eccessiva visto il risultato elettorale), e dopo alcuni mesi di difficile governo, col problema della Finanziaria, emerge in tutta evidenza la necessità di superare le vecchie identità e le ideologie costituite (che non sono per sé portatrici di valori eterni), tanto più se sono di ostacolo alla comprensione della realtà e all’azione efficace di governo. Esse devono misurarsi nel processo di costruzione del nuovo, non ripiegarsi sulla difesa di principio. Vi è soprattutto la necessità di una nuova attenzione a quanto è cambiato nel locale e soprattutto nel globale: • nell’economia /cfr. globalizzazione, finanziarizzazione dell’economia); • nel lavoro (flessibilità, precarizzazione, anche sotto o disoccupazione…); • nel sociale (composizione di ceto; mutamento comportamenti, ecc.); • nella cultura (quadro di valori, multiculturalità, differenze varie emergenti, ruolo di scienza e tecnica, influenza dei mass-media); • nell’ambiente (quantomeno effetto serra; consumo delle risorse); • nelle relazioni internazionali/ sistema mondo (guerre, malattie, povertà e fame, ….) Questi mutamenti impediscono a mio avviso di svolgere una azione politica incisiva adottando schemi ideologici del passato, quand’anche siano stati validi per tutta una stagione. E’ dunque necessario mettere in campo con coraggio e determinazione un esperimento nuovo, volto a far nascere e crescere una forza vincente (compatta) – sempre nel quadro di indicazioni delineato in via di principio dalla Costituzione. Percorso (non fusione, ma costruzione consapevole) Io credo che occorra partire sia dal basso che dall’alto, dal centro e insieme dalla periferia, con un processo che si coordina, senza priorità precostituite e pretestuose, in una logica di interazione e scambio. Ogni altra logica ha il sapore di un rimpallo per non assumersi responsabilità e costi (politici). Il nuovo partito deve essere costruito per includere, non per escludere. Includere cioè più di quanto è nelle formazioni preesistenti che convergono. Se nasce in una logica di esclusione, rischia di morire prima di nascere. E’ necessario, in ogni caso, creare luoghi reali di discussione e scambio per costruire una cultura democratica (più) avanzata. E’ indispensabile anche una attività di formazione (non certo di indottrinamento) che allarghi il dibattito, consenta di immaginare nuove soluzioni, prepari un nuovo ceto dirigente. Obiettivi e metodi Fin da ora è necessario e forse possibile delineare un progetto riformatore semplice, coerente nelle sue parti, efficace: esso dovrebbe essere il reale obiettivo della nuova formazione. Sottolineo alcuni spunti (più che punti) di programma, adeguati penso al momento storico… Questo non per abbandonare, ma semmai per semplificare il programma di governo dell’Unione e renderlo accessibile al cittadino comune: • Certezza del diritto e dell’indipendenza e celerità della giustizia; • certezze istituzionali (legalità, equità, trasparenza nelle procedure delle Pubbliche Amministrazioni e nell’azione delle autonomie). • Partecipazione dei cittadini alle scelte (democrazia partecipativa e anche deliberativa: studiarne le forme, anche con una certa gradualità). • Rigore fiscale e spesa pubblica trasparente, mirata, valutata. • Sostegno alla ricerca scientifica (non solo tecnologicaapplicata). • Ricostituire un Welfare universalista, sia pure temperato da forme di sussidiarietà e compartecipazione graduata ai costi. • Istruzione, formazione, mercato del lavoro governati efficamente dalla mano pubblica! Anche una politica corretta dell’ informazione, almeno quella pubblica (da non privatizzare)! • Ambiente ed energia: interventi di salvaguardia e risparmio. • Solidarietà europea e mondiale: nuove forme di governance del sistema mondo.
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