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Per raggiungere l’obiettivo cominciamo a cambiare la legge elettorale L'intervento di Michele Iannotti
13/02/2007
Che l’obbiettivo da raggiungere sia quello del Partito Democratico è pleonastico persino accennarlo per chi come me si è avvicinato alla politica attiva perché affascinato da un Movimento come quello de’ “i Democratici”, fondato proprio come strumento per raggiungere il fine della costituzione del futuro Partito Democratico. Perché questo futuro partito possa mettere le radici e non spegnersi in fretta, deve vivere in un sistema elettorale fortemente bipolare che restituisca la libertà di scelta agli elettori e che riduca la frammentazione dei partiti. Proprio per questo è necessario sostenere i Referendum elettorali gia presentati in Cassazione. Il Partito Democratico non deve essere solo un contenitore che tiene insieme le diverse culture e le diverse sensibilità, oggi rappresentate nella Margherita e nei D.S., ma deve essere forza attrattiva di tutte quelle persone che attualmente non si sentono rappresentate dai partiti fondatori. Ed è proprio questo il valore aggiunto di questo nuovo partito dove tutte le sensibilità devono essere rispettate, devono essere capaci di fare sintesi anche sui grossi temi, e dove nessuna cultura politica deve fare da egemone. Un partito che deve tenere conto, con un buon grado di autonomia a livello locale, delle esigenze delle diverse realtà territoriali, essere in grado di interpretare i problemi della società e di rappresentare il bisogno di cambiamento e di innovazione presente oggi nel Paese. Rimane da capire come questo obbiettivo del nuovo Partito deve essere raggiunto, e con quali modalità. Io credo che per arrivare alla fase costituente del P.D., (si parla di fine 2007 o inizio 2008), anziché continuare a discutere su come arrivarci (discussione che dura da anni), conviene cominciare a costituire, sin da oggi senza perdere ulteriore tempo, una Federazione tra i Partiti interessati; aperta, però da subito, a quel pezzo di società civile organizzata che è interessata ad entrarci, mi riferisco alle Associazioni o anche ai Movimenti politici localmente presenti ed interessati alla costituzione del futuro P.D.. E’ ovvio che la Federazione non deve essere vista come il punto di approdo, guai se lo fosse, ma come strumento per costituire concretamente il nuovo soggetto, in un termine di tempo definito a priori. Il motivo principale che ha frenato sinora la costituzione del P.D. è che all’interno dei partiti interessati ci sono ancora quelli che sono scettici sul futuro del P.D., e che non essendo interessati a sciogliersi, minacciano scissioni. E’ proprio questo quello che dobbiamo evitare. Il nuovo partito deve essere in grado di semplificare il quadro politico nazionale, e non deve contribuire in alcun modo a creare altri piccoli partitini. E allora perché non seguire compatti la strada della Federazione, con un organismo direttivo unitario, aperta al contributo non solo dei partiti interessati, ma di tutti quelli che credono nel nuovo partito. Anziché continuare a discutere, cominciamo a fare fatti!
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