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È il vento forte delle idee e delle proposte che, alla lunga, in politica determina il successo di una iniziativa L'introduzione al dibattito di Alfonsina Pizzatti
13/02/2007
Da tempo nel nostro Paese si va discutendo, nell’ambito del centro-sinistra, della possibilità di creare un grande soggetto politico, un partito nazionale, che sia un partito nuovo, luogo di elaborazione egli indirizzi generali e al tempo stesso luogo di formazione e selezione della nuova classe dirigente: il Partito Democratico - che inveri, stabilizzi e sviluppi l’esperienza dell’Ulivo. Una sfida per unire non per dividere, a vocazione nazionale e maggioritaria attraverso un processo che non è esagerato definire storico. Ha detto molto chiaramente Pietro Scoppola al Convegno di Orvieto incaricato da Prodi di chiarire le ragioni che ispirano la proposta di dar vita al partito democratico, “caduti” i motivi che in una lunga stagione storica hanno diviso le forze democratiche e riformatrici occorre in un sistema bipolare “trasparente e moderno” dar vita ad un soggetto capace di raccogliere le domande di unità e di cambiamento che sale dal paese e condurre in porto quel processo politico che dopo anni di sforzi e di esperimenti ha portato nel 2006 alla lista unitaria dell’Ulivo per la Camera. L’Ulivo è già più dei partiti che lo compongono e nella creazione del nuovo soggetto è chiara l’apertura a realtà popolari, associazioni e personalità che hanno lavorato per l’Ulivo. Così come è altrettanto esplicito il richiamo ai partiti che hanno dato voce e rappresentanza alle tradizioni riformatrici e sono parte fondamentale e costitutiva della nostra Repubblica. Per questo ha ricordato Prodi - “dobbiamo immaginare un percorso in cui le scelte e le decisioni dei partiti - nei loro organi decisionali fino ai congressi (Sono in vetrina quelli di Margherita e Democratici di Sinistra i cui congressi sono previsti in primavera) si incontrino con una platea più ampia e meno o diversamente strutturata”. I Partiti sono dunque i principali protagonisti del processo verso il Partito Democratico che Prodi popone e non può che essere così. Non ci può essere nessun azzeramento dell’esistente, non c’è e non poteva esserci nessun scioglimento preventivo, i partiti sono e rimangono protagonisti della transizione. Non si può abbattere una casa prima di averne costruita una nuova. Ma se su queste affermazioni si può raccogliere un largo e consapevole consenso, subito si affacciano i dubbi, i problemi, le domande. Un nuovo partito o un partito nuovo? Con quale retroterra sociale e culturale (classista? interclassista?). A quali riserve si può attingere? Come fare concretamente per metterlo in circolo - per realizzare il processo dall’Ulivo al P.D.? Dice bene ancora Scoppola “Storicamente i partiti nascono per rappresentare interessi e valori emergenti che non hanno spazio nella realtà sociale e politica e vogliono conquistarlo: così il partito liberale, così il partito socialista, così il partito popolare, poi i comunisti, la democrazia cristiana e più tardi verdi e ambientalisti”. Ma allora che cosa dovrebbe rappresentare di nuovo il partito democratico a quali interessi, a quali valori, a quali domande dovrebbe rispondere? Quali sono le domande inevase che giustificano la nascita di un nuovo partito? E allora è sempre Scoppola che parla – dobbiamo scavare nelle eredità del passato per guardare al futuro, perché il partito democratico sia un superamento delle culture politiche del Novecento (siamo tutti reduci da qualcosa) e nello stesso tempo costituisca l’orientamento del programma di governo. Questi i due argini entro cui deve scorrere, se scorrerà, l’acqua del nuovo partito democratico. Un partito non per Prodi, che fortemente lo vuole, ma per il dopo Prodi, un partito che per nascere necessita di una legge elettorale diversa da quella pessima attuale che esaspera i potere dei gruppi dirigenti, tagliando ogni legame tra eletti ed elettori. Coscienti di tutti i dubbi e gli scetticismi presenti abbiamo tentato un’operazione per così dire senza filtro, quella di chiedere a persone impegnate o semplici simpatizzati delle formazioni del Centro-Sinistra che cosa ne pensano. Lo troverete negli interventi che seguono, a mio giudizio pieni di interesse e di passione. A consolazione che, accanto al piccolo cabotaggio delle conte e delle tessere c’è ancora passione politica anche in questa provincia, anche in questo centro sinistra spesso silente, anche al di là di un’atmosfera spesso di stanca condivisione. Occorre, a mio giudizio, una costruzione per tappe, per contenuti comuni, prendendo atto responsabilmente dei passi oggi possibili, di quelli già compiuti, tenendo viva un’idea, una speranza più impegnativa perché è il vento forte delle idee e delle proposte che, alla lunga, in politica determina il successo di un’iniziativa.
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