|
Prima ancora che opportuno è necessario creare un soggetto politico nuovo L'intervento di Riccardo Marchini
13/02/2007
Le famiglie politiche tradizionali, condizionate dal loro passato importante, faticano a dare risposte adeguate ad una società che si trasforma con una velocità sconcertante, rimescolando i valori sui quali era fondata. Occorre uno sforzo collettivo di rinnovamento per riuscire ad interpretare i cambiamenti in atto e a governarli rendendoli virtuosi. Per quanto riguarda l’area del centro sinistra, frammentata in troppe formazioni, anche molto distanti fra loro, nessuna delle quali ha la forza da sola di essere trainante, è necessario, prima ancora che opportuno, creare un soggetto politico nuovo che raccolga e rimescoli le culture più affini, di Margherita e DS per cominciare, con l’obbiettivo di proporsi come propulsore politico degli anni a venire: il Partito Democratico appunto, nel quale le componenti iniziali dovranno dissolversi per generare uno strumento inedito, capace di vita progettuale autonoma e originale. Lo scioglimento di Margherita e Ds costituirà il passaggio successivo del processo. Come si può raggiungere l’obbiettivo? Non è sbagliata l’indicazione di procedere secondo scadenze rigide e ravvicinate, perché ciò evita di essere dispersivi e stimola a produrre risultati concreti, ma non basta dire mettiamoci insieme e partiamo; occorrono contenuti e una logica organizzativa. Come non è possibile mettere su strada un veicolo senza che tutte le sue parti siano collaudate in modo meticoloso, così non è pensabile partire con un soggetto, sicuramente suggestivo ed auspicabile, ma non completamente compiuto. Il ripiego provvisorio su una eventuale federazione, purché molto stretta, che tenga i partiti componenti “in sonno”, è una eventualità da contrastare, ma da prevedere. La nascita del PD è condizionata da un prerequisito non eludibile. Deve prioritariamente essere riscritta la legge elettorale in senso bipolare e maggioritario, priva di quote proporzionali e contenente meccanismi volti a scoraggiare la proliferazione di piccoli partiti personali. Inoltre, pur rimanendo nella cornice del progetto nazionale, sarà necessario accettare il presupposto che esistono tante Italie e tante Lombardie in ognuna delle quali il PD potrà trovarsi nella necessità di dotarsi di assetti politici e organizzativi suggeriti dalle diverse realtà locali. E’ infatti indispensabile che il Partito Democratico non sia solo un partito di quadri dirigenti o lo strumento di sostegno al premier, ma un partito che, prima di tutto, faccia del contatto stretto con il territorio il suo punto di forza. Non dobbiamo neppure nasconderci che sulla strada che porta al PD ci sono degli ostacoli da non sottovalutare, perché mettere insieme storie politiche diverse, anche se convergenti, richiede cautela. I nodi problematici fondamentali, da affrontare con la massima chiarezza sono essenzialmente due. Il primo, e più delicato, è costituito dai temi cosiddetti eticamente sensibili sui quali non si potrà procedere secondo la formula “un po’ a me e un po’ a te”, ma si dovrà trovare una sintesi che riguardi non tanto il merito, difficilmente contrattabile, quanto il metodo di approccio. Il secondo nasce dalla comprensibile difficoltà di superare le proprie radici culturali. In questo senso non è di secondaria importanza, o un dettaglio come si dichiara da più parti, la collocazione del nuovo soggetto nel panorama politico europeo. Se, come viene suggerito da parte dei DS ed auspicato dalla grande famiglia socialista europea, si dovesse avverare l’approdo nel PSE, ciò costituirebbe una contraddizione politica e logica, perché verrebbe meno il tratto fondante del PD, quello di essere partito nuovo, nel quale ciascun contraente va oltre le proprie origini. Ne conseguirebbe che il PD sarebbe una evoluzione dei DS con assorbimento della Margherita nella casa socialista, pur ritinteggiata per l’occasione. Non è quello che personalmente mi aspetto. Il PD è però obbiettivo da perseguire senz’altro; occorrono convinzione e volontà.
|
|