|
Un soggetto pluralista e federato senza rimuovere i temi che ci dividono Intervento di Mauro Del Barba
13/02/2007
Il Partito Democratico deve nascere per un motivo semplice e fondamentale: perchè il paese ne ha bisogno e c’è una domanda politica a cui questo soggetto dovrebbe e potrebbe fornire un’offerta adeguata. Occorrono riforme strutturali e profonde – nella pubblica amministrazione, nel lavoro, nella liberalizzazione delle professioni e del mercato - che sappiano poter fornire competitività e nuove tutele. Serve una forza che si proponga come guida del paese, sapendone cogliere le novità e le differenze territoriali. Per questo motivo il nuovo partito dovrebbe sperimentare moderne forme di partecipazione e di autonomia, configurandosi come un soggetto pluralista e federato, lasciando spazio ai singoli territori perché interpretino localmente sia i programmi sia le alleanze, e richiamandosi ad un forte patto nazionale, per il governo e per le riforme. Una tale ventata di freschezza eserciterebbe una decisa attrattiva su buona parte dell’elettorato così detto di sinistra, sulla quasi totalità di Margherita e forze di centro, su una importante fetta degli attuali elettori di Forza Italia. Offrirebbe ai sindacati la possibilità di uscire da posizioni conservatrici - cui la miopia della proposta politica oggi li costringe – consentendogli di gestire con forza le resistenze corporative delle professioni e di barattare nuove opportunità con vecchi privilegi. Andrebbe ad agire nei gangli vitali del paese con lo scopo di creare un nuovo patto che accresca la competitività delle imprese e la fiducia nel futuro e sani la frattura generazionale che si sta paurosamente accrescendo, non solo per gli irrisolti nodi della riforma di pensioni e previdenza. Quello che stanno cucinando a Roma è un partito necessariamente frutto di mediazioni, che dovrebbe nascere prima di tutto a sostegno di un governo risicato e del suo leader. Dentro questa logica resteranno prevalenti le discussioni sul posizionamento europeo (potranno mai essere i post-democristiani, dei socialisti e i postcomunisti, finalmente neosocialisti, dei neodemocristiani?), e sulle questioni organizzative che coprono il vero tema dell’egemonia politica del nascente partito. Ammesso che si riesca nell’operazione di conservare tutte le sedie – resta comunque un problema storico e culturale di fondo, che definirei la “maledizione delle convergenze parallele”. Una maledizione che, per quanto abbia avvicinato due tradizioni politiche, sembra impedirne per sempre l’incontro definitivo, almeno finchè i protagonisti resteranno gli stessi di quella stagione. Si sbaglia inoltre se si tenta di rimuovere e rinviare i temi che dividono - quelli “eticamente sensibili”- che oggi sono già i temi fondamentali della nuova politica e non possono più rimanere confinati nelle scelte individuali e di coscienza. Come potranno convivere in questo futuro contenitore le posizioni sulla vita dei “prolife”, cattolici e non, e quelle sulle libertà totali, per i singoli e per le coppie? Se non si troveranno il coraggio e la fantasia per uscire dalla palude della prima repubblica e delle sue interminabili transizioni, si darà vita ad un’inutile riedizione del vecchio che deluderà gli elettori. Il timore è che si stia immaginando un PD utile soprattutto a sostenere Prodi e l’attuale esecutivo - dunque di corto respiro - mentre, forse, sarebbe addirittura auspicabile una seria crisi di governo sul tema delle riforme per lanciare – decisi - il futuro Partito Democratico.
|
|