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Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale Questo documento è stato presentato all'Amministrazione Provinciale in data 09/02/2007
10/02/2007
“Democrazia è Libertà – La Margherita” di SONDRIO ha analizzato i documenti relativi al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale - Norme Tecniche Attuative e Tavole di Analisi e di Progetto - che d’ora in poi sarà indicato con l’acronimo PTCP. Prendiamo atto che il PTCP VIENE PROPOSTO DAI TECNICI INCARICATI COME “PIANO PROCESSO”, OVVERO ORGANIZZATO SECONDO LA LOGICA DEL “COORDINAMENTO” E DELLA “SINERGIA” TRA I TRE LIVELLI ISTITUZIONALI PRESENTI SUL TERRITORIO PROVINCIALE (AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, COMUNITÀ MONTANE, AMMINISTRAZIONI COMUNALI). La sinergia si sviluppa attraverso possibili modifiche sostanziali alle scelte di piano da parte dei Comuni, sulla base di motivati fabbisogni locali inseriti all’interno del nuovo strumento di pianificazione comunale previsto dalla L.R. 12/2005 denominato Piano di Governo del Territorio (PGT). Tali possibili proposte di modifiche possono ad esempio riguardare i “varchi inedificabili”, le “aree agricole di fondovalle”, le “aree di naturalità fluviale”, i “paesaggi di versante” (terrazzamenti), i “centri storici”, la “tutela dei pozzi, delle sorgenti, delle risorgive”, le “aree sciistiche”, il “reticolo idrografico minore”, gli “edifici agricoli”, che sono di competenza delle Amministrazioni Comunali ma che devono ottenere preventivo parere di compatibilità al PTCP. Alle Comunità Montane è affidato, in relazione al coordinamento fra gli enti, il compito di redigere i piani di settore della viabilità montana e agro-silvo-pastorale. Il PTCP affida inoltre agli strumenti urbanistici dei comuni (PGT) una serie di impegni normativi riguardo alcuni temi, tra cui in particolare aree agricole di fondovalle e di mezza costa, cascate, paesaggi sommitali, aree di particolare interesse naturalistico, paesaggistico e geomorfologico, varchi inedificabili, inquinamento acustico, rete telematica, cartellonistica stradale.
I PGT devono poi, al loro interno, prevedere una maggiore precisazione cartografica di perimetri ed aree già definite dal PTCP, in particolare riguardo a terrazzamenti, conoidi, forre, “fondi delle convalli con torrenti”, paesaggi sommitali, strade e sentieri storici, sviluppo dei servizi telematici. TUTTO CIÒ APPARE OLTREMODO IMPEGNATIVO A FRONTE DELLA CONTEMPORANEA NECESSITÀ DI ADEGUARE I PIANI REGOLATORI COMUNALI (PRG) ALLA L.R. 12/2005 MEDIANTE LA STESURA DEL PGT, TENENDO CONTO DELLE ESIGUE DISPONIBILITÀ ECONOMICHE E DEL RIDOTTO PERSONALE TECNICO QUALIFICATO DELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI CHE, CON ESSO DEVONO AFFRONTARE E GESTIRE LE ESIGENZE QUOTIDIANE E LE EMERGENZE. A TAL PROPOSITO RITENIAMO INDISPENSABILE CHE L’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE SI IMPEGNI IN MODO CONCRETO, COME PERALTRO SI AFFERMA IN ALCUNI PASSAGGI SIA DELLA RELAZIONE CHE DELLE N.T.A., A SOSTENERE LE AMMINISTRAZIONI NELL’IMPEGNATIVO COMPITO CHE LE ATTENDE NEI PROSSIMI ANNI. Un altro aspetto è quello che riguarda gli approfondimenti che l’Ente Provincia, attraverso piani di settore, intende attivare; in particolare i piani di settore strategici, la redazione degli abachi tipo e della guida metodologica nel settore del recupero dei nuclei storici di particolare valore, la costituzione di un ufficio preposto alla verifica dei prelievi idroelettrici e la redazione di studi pilota in appoggio alla elaborazione del piano energetico provinciale, le iniziative a favore dello sviluppo della rete telematica e dei servizi telematici ed infine l’eventuale localizzazione dell’impianto di termovalorizzazione sul territorio provinciale sulla base di una studio di fattibilità che tenga conto del minimo impatto globale. ANCHE IN QUESTO CASO I PROPOSITI NON TENGONO CONTO DELLE LIMITATE DISPONIBILITÀ ECONOMICHE E DI PERSONALE TECNICO QUALIFICATO ATTUALMENTE IMPEGNATO NELLA NORMALE ATTIVITÀ. INOLTRE NON SEMBRA AL MOMENTO REALISTICO PENSARE A CONSISTENTI SPOSTAMENTI DI FONDI STATALI E REGIONALI PER L’ATTIVAZIONE DELL’IMPEGNATIVO PACCHETTO DI APPROFONDIMENTI.
AVREMMO GIUDICATO PIÙ FAVOREVOLMENTE UN IMPEGNO SUPPORTATO DA INDICAZIONI DI TIPO FINANZIARIO E IN OGNI CASO PIÙ ADERENTE ALLE REALI POSSIBILITÀ DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE. L’ANALISI DELLA DOCUMENTAZIONE DI PIANO PORTA AD AFFERMARE CHE, PER COMPLETEZZA E CONSISTENZA DI DATI ACQUISITI, IL PTCP PUÒ ESSERE CONSIDERATO LA MIGLIORE E PIÙ AGGIORNATA GUIDA TURISTICA DELLA PROVINCIA.
Nel merito dei documenti del PCPT analizzati, riteniamo opportuno proporre le seguenti osservazioni quale spunto di riflessione ed approfondimento: 1. il piano è in linea di principio condivisibile, in particolare riguardo alla tematiche di ampio respiro, quali gli aspetti di tutela, mantenimento e sviluppo del paesaggio e del territorio, come pure si condividono gli indirizzi strategici a premessa di tutto il piano; 2. ad una grande attenzione alle problematiche ambientali e faunistiche corrisponde uno scarso interesse alle comunità locali: non appare adeguatamente trattato il tema della permanenza e dello sviluppo delle comunità locali e più in generale dell’abitante del territorio se non in modo generico quasi che questo aspetto non avesse una sua valenza. La presenza delle comunità locali, il loro mantenimento e il relativo sviluppo è sicuramente elemento fondamentale per una corretta realizzazione di un piano di coordinamento provinciale; prendiamo atto che a questo tema non è stata data adeguata importanza se non in termini del tutto generici; 3. riguardo la viabilità non sono state individuate delle scelte prioritarie supportate da analisi e dati, preferendo elencare tutti gli studi elaborati in passato dai professionisti incaricati dalle precedenti Amministrazioni Provinciali; studi a cui peraltro non si è dato seguito (es. Sommitale Spluga, per cui esiste già verifica approfondimento e progetto di massima chiesto a suo tempo finanziato; anche in questo caso il piano si direziona più verso un quadro generale di conoscenze piuttosto che verso l’indicazione di un percorso da realizzare in termini concreti.) Le verifiche di scenario che si sarebbero dovute effettuare a seguito del più recente documento di programmazione - PIANO DI RICOSTRUZIONE E SVILUPPO DELLA LEGGE 102/1990, si riferiscono a due interventi: il primo riguarda il traforo ferroviario internazionale verso Ovest (Mesolcina - Ticino), il secondo è relativo al traforo del Mortirolo. Tali verifiche sono però rimandate a ulteriori approfondimenti e studi; 4. i vincoli proposti rimandano alla stesura di una serie di piani, progetti e studi di settore che dovranno essere avviati e progressivamente sviluppati secondo una tempistica e una serie di criteri da definire: in dettaglio all’articolo 3 delle NTA si indicano ben 11 piani di settore che dovranno essere avviati e progressivamente sviluppati dall’Amministrazione Provinciale con, ci auguriamo, la reale partecipazione costruttiva degli enti e delle comunità di volta in volta coinvolti. Ben 11 livelli di approfondimento che affrontano temi quali l’assetto idrogeologico e la difesa del suolo, il piano cave, l’attività agricola, l’utilizzo delle risorse energetiche presenti sul territorio, il tema dei rifiuti, del turismo, delle infrastrutture strategiche, del commercio, delle infrastrutture sportive ed infine il piano d’area per l’alta Valle e il SIT (sistema informativo territoriale); 5. in merito al PEP (Piano Energetico Provinciale) manca una reale indicazione sull’utilizzo di fonti rinnovabili (impianti a biogas, impianti idroelettrici su acquedotti e su reti ad uso irriguo, impianti fotovoltaici, impianti a pannelli solari) e soprattutto sul concetto “politico” di “pubblica utilità” dello sfruttamento dei cosiddetti “piccoli salti” (risorsa per gli enti locali o speculazione da parte di privati – sacrifico parte dell’ambiente per un interesse pubblico?). Le valutazioni articolate dovrebbero consentire di determinare le potenzialità dell’utilizzo delle risorse, compatibilmente con lo sfruttamento dell’ambiente e privilegiando l’interesse pubblico; siamo d’accordo sull’introduzione di una moratoria per evitare interventi speculativi, che andrebbe tuttavia supportata da azioni di tutela a favore di iniziative dell’Ente Pubblico (Comune, Comunità Montana, ecc.), in presenza di più richieste in concorrenza di cui una pubblica. In tal caso, qualora l’ente locale voglia realizzare l’impianto, potrebbero essere rivisti i parametri inseriti nelle norme tecniche attuative del PTUA (Piano di Tutela delle Acque) per il calcolo dei DMV (deflussi minimi vitali), rimodulando i valori di rilascio previsti fino al 2530% della portata media (minore redditività, peraltro compensata dalla recente estensione dei Certificati Verdi da 8 a 12 anni introdotta dall’art. 267, comma d) del nuovo Codice Ambiente, ma nello stesso tempo, maggiore tutela ambientale) e prevedendo l'eventuale fermo dell'impianto durante i periodi di scarsità d'acqua, con l’obiettivo di tutelare la qualità del corpo idrico. Gli introiti derivanti da tale attività, oltre a fornire un considerevole aiuto alle Amministrazioni, potrebbero poi essere, per una quota parte, reinvestiti in opere di tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio montano. I vincoli introdotti dal PTCP andrebbero poi accompagnati da un’adeguata legislazione a livello regionale e nazionale in modo da garantire che eventuali ricorsi di privati contro l’Ente proponente il Piano Territoriale non vengano accolti, pregiudicando in tal modo l’intervento di tutela. Riteniamo che le vallate ad effettiva vocazione turistica (es. la Val Masino) debbano invece essere totalmente protette: se l’ambiente è risorsa, un’attività come quella turistica “ha bisogno di un ambiente intatto e di acque spumeggianti, non di manufatti vistosi e di greti di torrente ridotti a sassaie invase da detriti di ogni tipo”. Altrove deve essere in ogni caso esclusa qualunque operazione speculativa che in valle lascia poche briciole, neppure lontanamente paragonabili ai danni prodotti. MANCA DEL TUTTO UNA PROPOSTA DI CONTRATTAZIONE CON I GROSSI PRODUTTORI DI ENERGIA ELETTRICA PRESENTI SUL TERRITORIO (il PTUA - Piano di Tutela per l’Uso delle Acque, prevede, per le concessioni in essere, l’adeguamento dei DMV – deflussi minimi vitali - solo entro il 31 dicembre 2008).
Una proposta interessante ed auspicabile potrebbe essere quella di variare ed integrare i Regolamenti Edilizi dei comuni, prevedendo che almeno il 30% dell'energia necessaria all'intero edificio e almeno il 50% di quella utilizzata per ottenere acqua calda arrivino da fonti rinnovabili. Limiti ancora più severi per gli edifici pubblici, per quelli costruiti in deroga, negli accordi di programma o nei programmi di recupero urbano, dove la soglia minima di energia rinnovabile complessiva potrebbe essere elevata al 50%. Ai costruttori che andranno oltre i limiti minimi inserendo ulteriori tecnologie bioenergetiche si potrebbe consentire un premio di cubatura sul volume edificabile. Le Amministrazioni potrebbero farsi carico di ciò promuovendo ed agevolando, mediante lo scomputo degli oneri di urbanizzazione (previsto anche dalla L.R. 12/2005 – art. 44, comma 18) e del contributo sul costo di costruzione, la progettazione e la realizzazione di edifici ecologici, sicuri, che risparmino energia, che abbattano l’inquinamento e che minimizzino l’impatto ambientale del costruito, classificando gli interventi in “Bio-edilizia” e “Risparmio energetico” e individuando con precisione le caratteristiche che devono essere garantite per rientrare nelle definizioni. Di fatto questo comporterebbe l’obbligo ad esempio di utilizzo di impianti solari per produzione di acqua calda sanitaria o per riscaldamento o per entrambi, di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, di impianti per l’utilizzo di acque non potabili ai fini di irrigazione o per tutti gli usi per i quali non sia richiesta la potabilità dell’acqua (recupero acque meteoriche). Una commissione potrebbe valutare i progetti e le Amministrazioni verificarne l'attuazione prima che sia concessa l'abitabilità. Per ottenere il rilascio del certificato di agibilità per edifici residenziali nuovi e ristrutturati, se i lavori di ristrutturazione hanno interessato almeno il 50% della superficie calpestabile (documentata con adeguato calcolo), dovrà essere presentato l’Attestato di Certificazione Energetica e la Targa Energetica dell’edificio . IL PGT DOVREBBE INDICARE NON SOLO "DOVE" COSTRUIRE MA "COME" COSTRUIRE, DIMOSTRANDO CHE GLI ENTI LOCALI POSSONO FARE AZIONI CONCRETE PER IL CONTENIMENTO DELLE EMISSIONI E IL RISPARMIO ENERGETICO. 6. riguardo agli elettrodotti: rispetto dell’Accordo di Programma sottoscritto a seguito della realizzazione dell’Elettrodotto S. Fiorano-Robbia, perseguendo il processo di razionalizzazione che prevede lo smantellamento/demolizione/interramento di alcune linee con maggiore coinvolgimento della CM Sondrio nel Comitato di Sorveglianza che ha come obbiettivo la verifica del rispetto degli accordi di programma; 7. settore agricolo: a fronte di dichiarazioni di principio interessanti, non vengono proposte concrete forme di salvaguardia e di sviluppo delle diverse filiere agricole presenti sul territorio. In particolare il PTCP non effettua, come ci si sarebbe attesi, una radiografia del settore evitando di offrire considerazioni sui modelli organizzativi, sulla presenza e sulla funzione della cooperazione, sulle necessarie forme di sostegno agli addetti agricoli intesi anche come professionisti della salvaguardia del territorio e del paesaggio naturale e antropico. Il Piano non individua il contributo che la frutticoltura e più in generale l’agricoltura offre alla formazione del reddito, anche sotto forma di integrazione part-time e tanto meno entra nel merito della dinamiche occupazionali e del fattore che condiziona lo sviluppo agricolo, vale a dire la limitata estensione del territorio coltivabile che è la causa e non la conseguenza della micro dimensione aziendale (ad esempio la dimensione media aziendale di Melinda, che nel settore melicolo è un colosso, si presenta neanche doppia di quella valtellinese). L’agricoltura viene presa in considerazione solo per l’ attività di coltivazione ed allevamento, mentre a nostro avviso andrebbero saggiate alcune strade agevolmente e immediatamente percorribili, partendo dalle seguenti considerazioni: a) gli operatori agricoli sono nella stragrande maggioranza soggetti part-time che integrano il reddito famigliare dedicando parte del proprio tempo libero alla coltivazione del vigneto/frutteto/colture agricole di proprietà; b) la ricomposizione fondiaria, per quanto auspicabile, oltre a risultare di difficile applicazione, e non solo per motivi legati alla soggettività dei titolari, non risolve il problema principale della dimensione aziendale che è legato alla complessiva limitata estensione territoriale; c) è assolutamente necessaria la previsione che accanto all’arcipelago dei molti soggetti part-time si costituisca un nucleo di aziende full-time in grado di assumere modalità operative più orientate all’imprenditorialità; d) per quanto fortemente interessante, la capacità di legare la propria attività lavorativa contemporaneamente ad agricoltura e turismo è al momento di difficile attuazione. In questo contesto per il settore agricolo si potrebbe ipotizzare: 1) mantenimento all’agricoltura delle aree attualmente produttive, con interventi pubblici in favore di alcuni processi di riconversione (es. prati e vigneti al di fuori delle aree DOC); 2) sostegno alla cooperazione come unica forma organizzativa in grado di contenere l’intrinseca debolezza microaziendale; 3) sostegno al marchio Valtellina come immagine della tipicità dei prodotti valtellinesi a partire dalle effettive esigenze di commercializzazione; 4) promozione di un corso di laurea post triennio di specializzazione; 5) sviluppo del sistema di irrigazione e sostegno economico ai consorzi di gestione; 6) promozione di un mercato locale con finalizzazione degli incentivi al settore della ristorazione e anche delle mense sociali e scolastiche; 7) politica di formazione professionale. 8) smaltimento rifiuti: il PTCP si incentra su una delle previsioni del piano rifiuti e solo in riferimento all'eventuale termodistruttore, mancando qualsiasi riferimento agli altri possibili impianti per i rifiuti che non siano di smaltimento es. piattaforme, impianti di trattamento e non di smaltimento, stazioni di trasferimento, ecc.; alcune di queste tipologie sono sicuramente a basso impatto ma altre richiederebbero delle precise indicazioni in fase di progettazione del territorio. Inoltre i rifiuti non sono solo quelli urbani (gestiti dal piano rifiuti attuale) ma anche speciali, pericolosi e non pericolosi; di norme o regole per impianti di questo tipo (ne esistono già in provincia a Castione Andevenno, Sondrio, Piantedo, ecc...) non vi è traccia: chi può fare impianti di questo tipo e dove? 9) comparto turistico: sottolineiamo le evidenti contraddizioni tra affermazioni relative al valore assoluto del turismo e i criteri individuati nelle norme che si riducono ad aspetti meramente strumentali (es. realizzazione di un portale); 10) settore commercio: pur riconoscendo le difficoltà del comparto, auspichiamo che il piano commerciale provinciale da mera filosofia venga tradotto in azioni concrete; 11) varchi inedificabili: si conferma di condividere il più generale percorso strategico, per una corretta pianificazione territoriale, che prevede la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio attraverso la protezione, la prevenzione e la tutela/valorizzazione dei luoghi e dei manufatti in esso individuati. Riguardo ai “varchi consigliati” condividiamo in linea di principio la scelta di dare responsabilità alle Amministrazioni Comunali che avranno il compito di perimetrarli fornendo, nel contempo, motivazioni, supportate da criteri adeguati, per limitarne o escluderne l’edificazione (es. salvaguardia della percezione del versante). Il piano imposta un quadro generale di conoscenze e di regole di comportamento prescrivendo un sistema di approfondimenti e di scelte delegate al livello della pianificazione comunale; più opportuno a nostro avviso sarebbe affidare ad un livello superiore tale compito al fine di armonizzare, in un territorio così frammentato, i comportamenti e le modalità di intervento dettate dalle norme come per altro si propone, ad esempio, per i bacini idrografici. 12) in merito alle nuove strade di montagna, il piano si limita ad affermare che verranno realizzate quelle che risulteranno necessarie allo sviluppo dell’attività agro-silvo-pastorale: ci appare riduttivo prevedere piani di settore da redigere a cura delle Comunità Montane, piani che diverranno automaticamente variante integrativa al PTCP dopo l’assenso della Amministrazione Provinciale. Di contro nelle NTA si indicano prescrizioni e criteri di realizzazione, a nostro parere esageratamente di dettaglio tecnico realizzativo. Ci saremmo aspettati una maggiore precisione ed incisività a livello di obbiettivi generali, piuttosto che una mera elencazione di specifiche progettuali, dove appare più importante la tipologia rispetto alla prestazione e alla corretta realizzazione, anche se conveniamo che debbano in ogni caso essere salvaguardate alcune garanzie (tali opere, sicuramente aggressive nei confronti di un ambiente delicato come quello alpino, andranno pensate, progettate, costruite, gestite e mantenute bene, parametro quest’ultimo indispensabile in fase di programmazione politica). 13) aree di fondovalle di naturalità fluviale: il piano, a fronte del rapido sviluppo edilizio degli ultimi 15/20 anni, che ha visto una notevole trasformazione del territorio, in particolare di quello di fondovalle, ha individuato e localizzato luoghi ed oggetti di tutela fisica, indicando una articolata serie di regole di comportamento con graduali indicazioni prescrittive, delegando alle Amministrazioni Comunali la relativa attuazione operativa, in particolare relativamente alle aree agricole di fondovalle – il cui eventuale futuro utilizzo dovrà essere strettamente limitato alla dimostrazione di una reale necessità non risolvibile in altre aree – alle aree di naturalità fluviale – sulle quali hanno compito di predisposizione di un Piano generale di settore, di predisposizione di progetti, di una più puntuale verifica di dettaglio dei perimetri, l’individuazione di una serie di interventi migliorativi, di valorizzazione e di recupero rispettivamente l’Ente Provincia, le Comunità Montane e le Amministrazioni Comunali.
Interessante la nota relativa al reperimento dei finanziamenti necessari a rendere fruibili le aree di naturalità fluviale indicate come aree di urbanizzazione secondaria di livello comunale, per le quali appostare i proventi derivanti dai relativi oneri. In merito alla tutela e valorizzazione degli insediamenti di valore storico e/o tradizionale, il livello di approfondimento è quello dei PRG/PGT, anche se, in modo poco chiaro, nelle norme si indica il percorso della schedatura puntuale edificio per edificio mentre, nella relazione illustrativa si prevede una serie di azioni di supporto dell’Ente Provincia a livello finanziario, tecnico e formativo. Al riguardo sarebbe stato più opportuno ed utile individuare quegli insediamenti per i quali è necessaria una schedatura puntuale, proponendo di utilizzare per gli altri insediamenti tipologie di riferimento predisposte sotto forma di schede tipo e/o di abachi di intervento, da redigere non solo a livello del singolo Comune ma almeno di Unioni di Comuni o comunque ad un livello superiore. Le indicazioni sia nella relazione che nelle NTA non sono nella fattispecie così chiare. Per il recupero dei centri storici proponiamo la predisposizione della documentazione di supporto alle amministrazioni comunali per permettere il concreto recupero delle zone A. Auspichiamo che la Provincia metta in atto le attività di cui all’art. 19 al fine di incentivare almeno alcuni interventi significativi nelle stesse, anche a titolo di progetto pilota. MANCANO INDICAZIONI PER OVVIARE ALL’ELEVATA FRAMMENTAZIONE DELLE PROPRIETÀ CHE, DI FATTO, IMPEDISCE A MOLTE AMMINISTRAZIONI DI PROCEDERE CON PIANI DI RECUPERO, AL DI LÀ DELLE CONDIVISIBILI AFFERMAZIONI DI PRINCIPIO; 14) itinerari di interesse paesistico-turistico: condividiamo l’attenzione posta agli itinerari di interesse paesistico – turistico, mentre si ritiene ridondante e poco praticabile l’indicazione normativa prevista per i paesaggi degradati e i relativi interventi di risanamento e schermatura a meno che non venga previsto contestualmente una forma di incentivo/agevolazione/imposta nel caso in cui le norme da prevedersi nei PRG/PGT venissero disattese; 15) sviluppo dei servizi telematici: auspichiamo un supporto tecnico-economico ai piccoli comuni per l’estensioni dei servizi a banda larga (ADSL) per tutta la provincia; 16) aree industriali ed artigianali di espansione di livello sovracomunale: riguardo tali aree apprezziamo lo sforzo dell’Amministrazione Provinciale di contenere lo sviluppo non ordinato delle stesse, individuando alcune nuove localizzazioni a valenza sovracomunale o di mandamento. Riteniamo doveroso che si prosegua con l’azione di accorpamento delle aree in una logica di economia di scala provinciale. Le attuali aree industriali, in numero ben superiore a quello dei comuni della provincia, sono state progettate e realizzate almeno venti anni or sono, senza tutti quei servizi innovativi attualmente indispensabili per uno sviluppo industriale efficace e compatibile con l’ambiente e le esigenze del territorio. 17) terrazzamenti: in merito a questa particolare tipologia di paesaggio prendiamo atto con favore di quanto contenuto nell’ art. 9 delle N.T.A., anche se ci saremmo aspettati che aree così caratteristiche fossero trattate con maggiore consapevolezza, in quanto patrimonio unico sia dal punto di vista culturale che naturale. Pare una mancanza di assunzione di responsabilità demandare ai P.G.T. o alle loro varianti la prescrizione di generale inedificabilità, ritenendo ambiguo il termine “generale” (significa “in genere” cioè “di norma” oppure “totale” cioè “completa”?) fatti salvi i limitati interventi previsti, a fronte delle azioni in fieri a favore della Candidatura dei terrazzamenti vitati valtellinesi per il "Patrimonio Mondiale" UNESCO. Tale iniziativa ha come scopo l'ottenimento del riconoscimento del "valore eccezionale ed universale" del paesaggio viticolo della Valtellina, in base ai criteri di selezione previsti dalla Convenzione Internazionale sulla protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale.
Attualmente 177 paesi hanno aderito alla Convenzione, rendendola uno dei maggiori strumenti legali internazionali per la protezione del patrimonio culturale e naturale. I terrazzamenti vitati valtellinesi soddisfano pienamente i criteri di selezione utilizzati dall'UNESCO per l'inclusione dei beni culturali nel Patrimonio Mondiale. In particolare: § hanno esercitato un'influenza considerevole, in un dato periodo o in un'area culturale determinata, sullo sviluppo dell'architettura, delle arti monumentali, della pianificazione urbana o della creazione di paesaggi; § costituiscono testimonianza unica, o quantomeno eccezionale, di una civiltà o di una tradizione scomparsa; § sono tuttora esempio di un tipo di costruzione, di complesso architettonico e di paesaggio che illustrano un periodo significativo della storia umana; § costituiscono esempio eminente di insediamento umano o di occupazione del territorio tradizionale, rappresentativi di una cultura, soprattutto quando esso diviene vulnerabile per effetto di mutazioni irreversibili. Fin dal gennaio 2005 è stata presentata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali la domanda affinché la zona dei vigneti terrazzati del versante Retico della Valtellina fosse inclusa nella lista propositiva italiana, ai fini della successiva inclusione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, quale “Paesaggio culturale evolutivo e vivo”.
Osservazioni È necessario approvare quanto prima il PTCP per non vedere ulteriormente vanificato nei fatti quanto si afferma nei documenti, individuando un percorso di sviluppo compatibile per la nostra provincia; la Direzione Provinciale della “Margherita – Democrazia è Libertà” propone al Consiglio Provinciale le seguenti osservazioni: 1. è necessario avviare rapidamente, definendone la tempistica, i successivi studi ed approfondimenti; in particolare la concertazione deve darsi obbiettivi e tempi – che poi vanno rispettati - affinché il piano non venga superato dal reale evolversi dello sviluppo provinciale; 2. è necessario attivare senza ulteriori ritardi tutte quelle azioni che consentano ai Comuni la predisposizione del proprio strumento di pianificazione territoriale (PGT – Piano di Governo del Territorio), sollecitando alla Regione, nel contempo, la pubblicazione delle Norme per la stesura del PGT relative ai comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti. La Legge Regionale 12/2005, all’art. 15, indica con precisione quali siano le tematiche ed i contenuti minimi di competenza del PTCP; 3. poiché si condivide l’affermazione “qualità del territorio” = “qualità di vita” = “garanzia di successo economico durevole”, si invita l’Amministrazione Provinciale ad assicurare il sostanziale rispetto delle “Norme Tecniche Attuative” previste, valutando con il necessario rigore ogni richiesta di deroga, al fine di evitare, dandone seguito, la modifica sostanziale della struttura del piano; 4. riguardo alla difesa del suolo, è necessario porre attenzione all’esigenza di pianificare la rete viabile agro-silvo-pastorale, la cui attuazione dovrà essere funzionale ad una valutazione preventiva benefici-costi, attraverso indicazioni normative di tipo prestazionale che ne garantiscano la corretta esecuzione piuttosto che attraverso norme puntuali e prescrittive, che ci pare non opportuno inserire all’interno di un PTCP; 5. chiediamo che, nel caso in cui i documenti rimandino ad ulteriori approfondimenti, questi vedano la partecipazione di tutti i protagonisti; in particolare i risultati dei diversi confronti dovranno tradursi in una serie di azioni provinciali chiare, formalizzate, praticabili e da realizzarsi in tempi certi; 6. è indispensabile (Art. 30 – Tutela dei Corpi Idrici) la redazione di una cartografia DEDICATA ESCLUSIVAMENTE ai corsi d’acqua, evidenziando in maniera chiara ed univoca quelli protetti e quelli situati all’interno di Parchi Regionali, Nazionali, Aree Protette, SIC, ZPS, Aree di particolare interesse naturalistico e paesistico di cui all’Art. 16 delle Norme Tecniche Attuative e precisando meglio la possibilità di estensione di vincoli da parte delle singole Amministrazioni (es. anche sul tratto a monte del corso d’acqua nel caso in cui il comune indichi una cascata non rilevata). Restano infine da capire e precisare in maniera più puntuale la validità delle prescrizioni e limitazioni introdotte dal PTCP nei confronti di norme e leggi regionali e nazionali.
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