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Conversazione con Guido Visini “io, centrista da sempre, credo nel bipartitismo come forma di autentica rigenerazione della politica italiana” A Guido Visini, prima ancora dell’azienda che ha creato - la Vis, piace parlare di politica, di problemi umani, di storia, inseguire ragionamenti di Alfonsina Pizzatti
08/03/2006
Il tarlo della politica non l’ha abbandonato, così come la vis del pensiero lo porta serenamente, oggi che come si suol dire è una persona economicamente e socialmente arrivata, a porsi domande e ripensamenti sul futuro anche alla luce del suo impegno passato. Un impegno che lo ha visto sindaco di Vervio a 30 anni, assessore provinciale all’istruzione e cultura per 15 anni nonché vicepresidente dell’ente, presidente del Consorzio trasporti nel momento del rinnovamento della rete provinciale attraverso la creazione dell’STPS che mise in collegamento, per la prima volta, tutti i paesi della provincia e, infine, dal 1996 al 2000 presidente dell’Azienda Turistica provinciale. Esponente della Democrazia Cristiana, centrista da sempre. Lo incontro nel suo stabilimento di Lovero, situato in mezzo alla campagna, resa triste dagli alberi intorno, tesi nel cielo come scheletri grigi, quasi neri, che fanno però immaginare un prossimo trionfo di verde. Uno stabilimento-casa, un po’ alla svizzera, semplice ma caldo nell’architettura e negli arredi. Basti pensare che si sale al suo ufficio attraverso scale come quelle delle nostre case di abitazione, con le ringhiere in ferro battuto e le piante verdi pendenti curate da lui stesso. La nostra è una conversazione che intreccia passato e presente, ricordi e riflessioni.
Che cosa significa per te essere “centrista da sempre” come ami definirti. Significa soprattutto guardare alla bontà delle idee indipendentemente dallo schieramento politico da cui provengono e alla qualità delle persone che le esprimono e le praticano. Per questo ho stima di personalità che militano sia nel centro-destra che nel centro-sinistra Come sei arrivato alla D.C. Dai canalitradizionali: Azione Cattolica, volontariato... Ho studiato dai Salesiani ma non ho percorso i cosiddetti canali naturali. Quando mi sono diplomato ho cercato lavoro e tramite mio padre, che è sempre stato un cattolico moderato, sono stato assunto al BIM. Ho militato nella D.C. per 30 anni, dal 1968 al 1988. Poi dall’88 non ho più rinnovato la tessera. Da centrista non pentito quale ti dichiari, qual è il tuo pensiero sulla cosiddetta tangentopoli che ha posto fine a grandi partiti di massa come la DC e lo PSI. Nel corso degli anni 80, quando ero assessore provinciale già c’era sentore di un metodo e di un clima non condivisibile. A mio giudizio pochi manigoldi hanno distrutto un enorme patrimonio politico e culturale e Martinazzoli, ultimo segretario DC e primo del partito popolare non è stato in grado di traghettare, recuperandolo, salvando “il grano dal loglio” quella politica moderata di centro, tratto peculiare della storia della D.C.. Da allora ritenendo di aver dato un contributo alla vita collettiva, valido o meno che sia ritenuto, non ho più partecipato alla vita politica attiva perché ritengo si debbano sfruttare le energie giovani. Anche se oggi vedo rari interventi in questa direzione. Non vedi cioè investimenti per il rinnovo della classe dirigente. NO, la propulsione energetica dei giovani è congelata. C’era più coraggio un tempo. Ricordo un congresso della DC in cui nella lista congressuale di Valsecchi su 20 iscritti 12 erano giovani di primo pelo come me. La politica valtellinese ha avuto esponenti di grande rilievo, che hanno voluto il bene della provincia e ne hanno fatto l’interesse. Che cosa vedi oggi, dal tuo distaccato e privilegiato osservatorio. Della DC si diceva che al suo interno aveva tutte le posizioni: centro-destra e sinistra e forse era verosimile, ma oggi vedo molta confusione, molto trasformismo. Che occorresse un rinnovamento è fuori discussione ma è altrettanto vero che ogni rinnovamento va costruito e oggi mancano momenti di formazione. Le vecchie sezioni, se anche si riunivano soltanto 2 o 3 volte l’anno per i congressi, erano luoghi di formazione, di confronto, di scontro politico ma con idee e ragionamenti che oggi non fa più nessuno. Al bar una volta si parlava di politica. Ora non più. Colgo un senso di paura, un timore di compromettersi, quando non semplice disinteresse. A tuo giudizio la gente ha paura aparlare di politica, ma non ti pare che i giornali e la televisione ne straparlino? Parlano di fatti non di politica e di fatti gridati. Sui grandi temi del Paese sul fatto stesso che caratterizza “l’umano”, il vivere, di che cosa può essere ritenuto civiltà o non civiltà, un grande mezzo come la televisione non parla. Oggi vedi una politica che non guarda solo all’interesse singolo o di schieramento? Nel senso più generale del termine potrei anche intravederla nei ragionamenti dei giovani nel volontariato, nella chiesa. e’ giusto e logico che siano le religioni a tener vivi nella società determinati valori, non è giusto che siano soltanto le religioni. Oggi mi chiedo dove stia l’impegno civile, chi lo difende, chi lo propugna. I grandi pensatori se esistono restano nell’oscurità. Gli esempi e i simboli sono importanti per creare l’identificazione e la personificazione di certi valori. Penso ad esempio a Madre Teresa di Calcutta che prima che da sentimenti religiosi era mossa da un impegno morale e civile. Io stesso mi chiedo dove ho e abbiamo sbagliato, pensando alla mia generazione, se dopo 30 o 40 anni di impegno non siamo stati capaci di trasmettere sentimenti positivi. Ricordo quando anni fa Berlusconi propose il famoso “kit dell’azzurro” e molti giovani si sono precipitati ad acquistarlo. Indice di una mentalità più fragile, più manipolabile, più attenta ai ritorni immediati di quanto non fosse la nostra. e’ una società dell’apparire, ma non si può vivere esclusivamente sull’apparire. Non trovi che anche l’apparire sia ormai una forma consolidata dell’essere? No, nella mia cultura e formazione. Penso però a tanti che erano a sinistra e si sono portati a destra, a esponenti di seconda e terza fila della D.C. e dei socialisti che hanno fatto a gara ad appiattirsi su Berlusconi. Mi chiedo il perché di questo appiattimento. Le risposte potrebbero essere molte e anche semplici. Una volta Berlusconi disse una grande verità: che aveva trasformato tante zucche in tante principesse, come nella famosa favola. Ma non trovi che anche i nostri Comuni siano luoghi dove si può tranquillamente competere per avere medaglie in trasformismo? Le leggi Bassanini, fatte dal centro-sinistra hanno demandato tanti compiti e poteri ai Comuni e hanno creato i sindaci di professione. Fare il sindaco o l’assessore in Comunità Montana non è più un servizio, c’è la corsa ai 1000 o più euro al mese e in questo non vedo distinzione tra destra e sinistra. Inoltre i maggiori poteri attribuiti dalla legge alla Giunta avranno incrementato l’efficienza ma certamente hanno penalizzato il controllo e favorito la fidelizzazione. Oggi sei premiato se appartieni e sei fedele. Non si può negare un dato oggettivo di maggior complessità della società attuale. Certo che la nostra società è molto più complicata, non solo complessa. Stiamo tutti meglio ma siamo totalmente interdipendenti. Mentre un tempo la vita del contadino era isolata ma autonoma, oggi tutto dipende, tutto è in relazione, per cui basta poco per rendere tutto più complicato. Inoltre molta gente si muove nel mondo e viene in contatto con storie, problemi, usi diversi. Come si può dire, ad esempio, a un musulmano che per secoli ha coltivato la sua identità che dal momento che ha cambiato paese deve cambiare tutto. L’integrazione comporta pesi, costi, rispetto reciproco. Il gesto di Calderoli, di cui tanto si parla in questi giorni, è un atto di stupidità umana ma anche di calcolo politico. È un messaggio all’elettorato duro della Lega. Per questo dico che occorre lavorare per recuperare il senso vero di che cos’è l’uomo. Fermarci al solo dato economico è un grande errore che la storia ha già ampiamente documentato. Grandi e floridi imperi sono caduti perché si era perso l’orizzonte dell’umano. Come vedi allora il nostro futuro prossimo? Da questo periodo di confusione seguito alla fine della cosiddetta prima repubblica dobbiamo rigenerarci, tornare a costituire associazioni, partiti più moderni. Il radicamento però oggi non è più nel territorio, lo costruisce il mezzo televisivo. Ma allora torno a chiedermi se questa forma di comunicazione che è la televisione soddisfa le esigenze complete e complesse dell’uomo, se quello che ci propina rispecchia il tipo di società che veramente vogliamo, se rispecchia come accadeva in passato la politica o se non lo produce ossessivamente in una specie di reality. Nel mezzo televisivo io non vedo solo compiti di ricreazione ma di formazione e di spirito di unità nazionale. Scrisse Norberto Bobbio dopo la vittoria di Berlusconi nel ’94 “Berlusconi ha vinto perché la società creata dalla televisione è una società “naturaliter” di destra, è la società del festival di Sanremo, degli spot, dello sport, di Mike Buongiorno, di Beautiful e simili”. Concordi con lui. Come si può non concordare? Al recente convegno in memoria di Vanoni la sua figura è stata portata ad esempio per rigore morale e politico, per la ricerca del bene generale del Paese, per il profondo spirito di giustizia sociale che animò il suo pensiero e la sua azione. Oggi un politico che volesse seguire il suo esempio come verrebbe giudicato e infine gli sarebbe consentito? La nostra democrazia è chiusa, altro che seconda repubblica, e lo dimostra il fatto che dopo dieci anni a sfidarsi siano ancora Prodi e Berlusconi. Un tempo pensavo che il proporzionale fosse il sistema più equo perché premiava tutti. Oggi non solo sono un convinto bipolarista, ma addirittura mi auguro il bipartitismo, senza il quale non vedo possibile rinnovamento della politica italiana. Oggi non vedo sintesi politica in nessuno dei due poli, divisi in troppi partiti al loro interno. Se manca la sintesi vincono le spinte particolari ed è impossibile governare, procedere cioè per priorità. Non vedi nemmeno differenze di progetto tra i due schieramenti in campo? Che cosa ti aspetti da questa situazione? È la situazione dell’economia e le interdipendenze internazionali nonché la loro composizione che costringe i poli ad essere molto simili e a non poter fare scelte precise ed energiche. Mi sembra buona cosa l’idea di un partito democratico a cui sta lavorando il centro-sinistra. Anche se non mi nascondo che questa legge elettorale voluta dal Centro-Destra, a pochi mesi dalle elezioni, ha rimesso tutto in discussione e ha sparigliato un gioco che andava faticosamente costruendosi. Oggi l’approccio politico non può essere solo quello del pragmatismo in forza del quale si perde la capacità di guardare lontano, ma la riscoperta di valori capaci di dare un senso alla responsabilità dell’agire politico. Questa è, a mio giudizio, la scommessa che abbiamo di fronte. Per chi voterai ad aprile? Intanto mi auguro che nelle liste ci siano candidati locali in posizione favorevole per poter essere eletti e poi sceglierò personalità che rappresentino sufficientemente le mie idee.
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