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È sempre in salita la strada quotidiana delle donne Considerazioni in occasione della giornata internazionale della donna di Miranda Piani
08/03/2006
Il “Centro per il controllo demografico delle forze armate” di Ginevra, una fondazione internazionale che si batte per un mondo più sicuro, in un rapporto pubblicato recentemente, afferma che, mentre tra il 1992 e il 2003 il numero dei conflitti armati gravi è sceso dell’80%, la guerra quotidiana delle donne si è fatta dovunque più cruenta e mortale. Potrebbero essere 60 milioni le bambine “cancellate” con aborti selettivi o infanticidi, proprio perchè femmine, in paesi quali Cina, Corea del Sud, India e Nord Africa. Ma la condanna in base al sesso continua anche dopo: ogni anno 3 milioni di donne e ragazze sono uccise perchè femmine; migliaia sono quelle uccise da mariti o fidanzati. Anche ora, in pieno terzo millennio, la violenza sessuale contro le donne af fligge una donna su cinque. Si parla di 700 milioni di donne violentate. ed è proprio di questi giorni una sentenza aberrante della Corte di Cassazione italiana che concede uno sconto di pena al patrigno violentatore di una quattordicenne, perchè la ragazza non era vergine. Secondo il Centro per il controllo demografico di Ginevra questo quadro sconcertante è strettamente legato alla mancanza di potere politico-economico da parte delle donne. Infatti le donne rappresentano nel mondo più di due terzi delle persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno (all’incirca un euro), e il 66% di analfabeti è donna. Nonostante le battaglie del femminismo, le donne controllano solo l’uno per cento delle terre del pianeta, hanno il 14% dei seggi parlamentari (dice qualcosa la battaglia per le “quote rosa” nel Parlamento italiano della Prestigiacomo?...) e il 7% dei ministeri. Quindi una donna deve cominciare a “combattere” ancor prima di nascere,per avere salva la vita, e, una volta al mondo, per poter avere una educazione e un posto nella società. Fortunatamente l’Europa, e quindi l’Italia, godono, sotto questo aspetto, una situazione meno drammatica, ma non certo rosea. Se guardiamo al campo del lavoro, troviamo una situazione molto pesante: il tasso di disoccupazione in Italia era, alla fine degli anni ‘90, del 9,6% per gli uomini e del 17% per le donne. Negli altri paesi europei, ad eccezione della Spagna dove è addirittura al 23,6%, la situazione è meno drammatica. La disoccupazione femminile Negli ultimi due anni la disoccupazione femminile si è andata riducendo, però a fronte dei contratti di lavoro a termine. Infatti le donne con lavoro temporaneo rappresentano il 14,5%, rispetto al 9,9% degli uomini; nel Meridione abbiamo addirittura il 2,12% delle donne rispetto al 13,7% degli uomini. Sebbene buona parte dell’incremento occupazionale degli ultimi anni sia da attribuirsi alla componente femminile, il tasso percentuale italiano di occupazione femminile è,dopo Malta, il più basso della Comunità europea. Come ho già detto prima, c’è anche un divario notevole a livello territoriale: il tasso di occupazione femminile al Nord supera quello del Sud di oltre 24 punti percentuali. Sul dato dell’occupazione femminile pesano fortemente i problemi di conciliazione degli impegni lavorativi con la maternità e la gestione della casa, che è ancora quasi esclusivamente sulle spalle della donna, anche per motivi culturali. C’è qualche esempio di maggiore collaborazione da parte dei partners nelle nuove famiglie. Infatti il rapporto ISTAT dice che nel 2003, tra le persone che hanno usufruito dei congedi parentali per occuparsi dei figli,gli uomini arrivano appena al 7%. Inoltre l’occupazione fra le donne sole e senza figli si attesta all’87%, ma scende al 50% per quelle che vivono in coppia o hanno dei bambini. E c’è da sottolineare che il 6% delle future mamme è stato licenziato prima del parto mentre il 14% delle lavoratrici ha scelto di lasciare il posto di lavoro, dopo la nascita del figlio, per via delle difficoltà a conciliare le esigenze familiari con quelle del lavoro. Per poter meglio organizzare la propria giornata, c’è,da parte della donna,la richiesta di part-time, che però solo una parte dei datori di lavoro è disposta a concedere e,anche quando è concesso, può comportare minori possibilità di carriera o mansioni di tipo inferiore rispetto a quelle svolte prima. Se poi prendiamo in esame quale è la percentuale dei dirigenti, vediamo che in Italia l’80% sono uomini e solo il 20% donne; questo per quanto riguarda le aziende più piccole o di recente creazione, dove le caratteristiche di inventiva e di comunicazione proprie delle donne sono considerate importanti; ma se andiamo a vedere le aziende di grande rilevanza, solo il 3% dei dirigenti è donna. Lavoro nero e Lavoro sommerso Bisogna infine tenere presente che il lavoro femminile è maggiormente soggetto al lavoro nero o lavoro sommerso. Se pensiamo alle baby sitter o alle collaboratrici familiari, sappiamo che una percentuale pressoché insignificante ha un regolare contratto di lavoro (spesso sono le lavoratrici stesse, specie se coniugate, a preferire una paga esentasse, anche se ciò le priva di garanzie e benefici previdenziali). Un fattore che impedisce l’effettiva parità di accesso delle donne al mercato del lavoro è l’insufficienza delle politiche sociali: gli asili- nido pubblici soddisfano solo poco più del 15% delle esigenze delle mamme lavoratrici; una percentuale analoga è quella dei servizi privati: nido o baby sitter. e’ ovvio che l’esistenza di un maggior numero di servizi sul territorio rivolti alla prima infanzia, a costi più contenuti, costituirebbe per le donne un sostegno maggiore rispetto a qualche contributo sporadico elargito alla nascita del bambino. La nostra legislazione è la più avanzata d’europa nel sostegno alla donna che è in attesa di un bambino, ma dal momento in cui il bambino nasce non ci sono più sufficienti sostegni. Alcuni Stati europei revedono integrazione dello stipendio per far fronte alle spese che un bimbo porta con sè, ovvero un più facile accesso al part-time, o servizi più adeguati, o maggiori garanzie di riassunzione al lavoro dopo un periodo di inattività. Situazione in evoluzione positiva Fortunatamente anche i dati statistici mostrano che la situazione è in evoluzione positiva; sia pur lentamente un cambiamento è certamente in atto. è in aumento la percentuale di donne occupate, e anche il numero delle donne imprenditrici. Così pure è in aumento la percentuale delle donne laureate che supera addirittura quella degli uomini, e con una media di voti nettamente superiore. Certo, c’è molto da fare, soprattutto dal punto di vista culturale-educativo. Innanzitutto le donne che siano mamme, nonne, educatrici, devono aiutare tutti, ma soprattutto le bambine, ad essere consapevoli della propria dignità, della assoluta parità di tutti i membri della famiglia. Molte donne che si presentano al Centro di aiuto alla vita, anche italiane, rivelano una dipendenza, non solo economica, molto accentuata dal marito o dal compagno. La consapevolezza di avere il diritto di prendere le decisioni riguardanti la propria vita e il proprio futuro, che tengano conto anche dei propri desideri profondi e delle proprie aspettative, e non solo di quelli degli altri, siano padri, mariti o figli. Le donne devono rendersi conto che non possono delegare completamente ad altri le scelte che le riguardano: nel sindacato, nella politica, ecc. Le donne possono meglio capire le esigenze delle donne, e possono quindi fare leggi adeguate, orari di lavoro compatibili anche con gli impegni delle lavoratricimadri. Perchè sono uomini i rappresentanti sindacali anche di categorie in cui le donne rappresentano la stragrande maggioranza, come nel caso degli insegnanti? Inoltre occorrono luoghi dove la donna possa sentirsi accolta, ascoltata, supportata nei suoi bisogni e nelle sue difficoltà. Sono sorti, in alcune città, dei centri per le donne maltrattate; sono importantissimi, però dovrebbero essere molti di più. Perchè c’è molta sofferenza sommersa, di cui non si sa nulla proprio perchè non è facile conoscerla se non esiste un luogo,anche fisico, deputato a questo tipo di ascolto. Al Centro di aiuto alla vita di Sondrio, proprio perché si occupa di donne in situazioni particolari, c’è la percezione di situazioni molto delicate e complesse. Molte delle donne che si rivolgono al Centro presentano una concentrazione di bisogni: sono state lasciate sole con un bambino in arrivo, sono senza lavoro magari con un bambino da mantenere, o rischiano di perdere il lavoro proprio sono sono incinte; quando avranno il bambino avranno difficoltà maggiore a trovare un lavoro: molto spesso l’offerta arriva da un’agenzia di pulizie,che però ti fa lavorare in orari in cui gli asili nido o le scuole materne sono già chiusi. Non esistono, nella nostra realtà locale, industrie capaci di assorbire mano d’opera femminile. Gli uomini trovano ancora lavoro nell’edilizia o nelle officine, ma le donne si trovano in grandi difficoltà. Una donna maggiormente libera di scegliere e più realizzata, rappresenta una maggiore risorsa anche per la società stessa. Lottare per un mondo migliore è uno splendido modo di essere mogli o madri, anche se ciò costringe a qualche ora fuori casa e impegna qualche altro membro della famiglia a provvedere alle necessità quotidiane.
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