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 Approfondimento
E LA LEGA AFFONDÒ SOTTO IL CUPOLONE
Credieuronord è il pasticcio più noto: ma c’è Bingonet e Cristallina, la Ceit e Santex...

07/02/2006

«Schizzi di pupù gettati sulla Lega», annota con un tocco di delicatezza Gianluigi Paragone. Il direttore della Padania non si
fa illusioni: «Se siete deboli di stomaco prendevi un alka-seltzer perchè quello che ci stanno servendo è solo l'antipasto». Si
potrebbe maliziosamente dire che mette le mani avanti: «Indignarsi? Ma va, lasciate perdere. Questo è il menu della campagna
elettorale che ci aspetta».
Già. Roberto Calderoli, ministro, tirato in ballo per prestiti e conti correnti nella banca di Fiorani.
Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione bilancio della camera, secondo indiscrezioni coinvolto anche lui nell'inchiesta sui rapporti tra Bpi e politici. Arturo Brambilla, sottosegretario, citato tra le personalità politiche cercate da Fiorani. E ieri, dalle cronache giudiziarie, ecco spuntare pure il nome del Capo: Umberto Bossi. Il Senatùr ha preso quattrini da Fiorani? Bossi nega: «Smentisco
di conoscere alcun dirigente della Banca popolare di Lodi. Smentisco inoltre che tale dirigenza abbia mai aiutato la Lega in qualsiasi modo e tantomeno con i soldi». Non una parola di più da parte sua, mentre Calderoli e Giorgetti hanno preannunciato querele.
Per il resto non un fiato dall'intero gruppo dirigente del Carroccio, che s'è chiuso a riccio. Ermeticamente. «Calderoli è rimasto molto
amareggiato da tutta questa vicenda», diceva qualche giorno fa Bobo Maroni. Aggiungendo che, per quando a lui constava, «dalla vicenda
Credieuronord la Lega non ha niente da temere». Per quel che se ne sa, del resto, il ministro Maroni (che era capodelegazione
della Lega al governo prima che Calderoli, amicissimo del forzista Aldo Brancher coinvolto nell'affaire Antonveneta, fosse
nominato ministro e gli soffiasse il ruolo di trait-d'union tra Bossi e Berlusconi) è uno dei pochi dirigenti del Carroccio che non appare impigliato nella storia della sgangherata banca leghista. Dice il direttore della Padania che è in atto una campagna contro la Lega «per minare la credibilità dei dirigenti leghisti », per dimostrare che «sono tutti uguali, anche i leghisti». Ma il motore di quella campagna,
a ben vedere, è il corpo stesso della Lega: perchè è il nocciolo duro delle famiglie leghiste rovinate, che hanno perso i loro risparmi nell'avventura della banca voluta da Bossi, ad aver scatenato l'inferno, con esposti e denunce alla magistratura. Due sportelli in tutt'Italia, conti disastrati, un pesante sospetto di riciclaggio emerso con l'inchiesta sugli affari dei fratelli Borra, proprietari dell'emittente 101 One-o-one poi acquistata da Mondadori. E lì, nel Cda della Credieuronord, c'era lo stato maggiore della Lega, i sottosegretari Stefani, Brambilla e Balocchi, nonchè Giorgetti. Ma non c'è solo l'affaire della banca leghista che Fiorani s'era impegnato a salvare (operazione
ora congelata fino al 30 giugno prossimo a seguito dell'inchiesta giudiziaria in corso e che ormai pare compromessa per sempre) ad aver macchiato la purezza padana. A far degna compagnia a Credieuronord ci sono anche i casi della Ceit srl, della Santex, della Bingonet e
di Cristallina. Vicende di una surreale finanza e imprenditoria leghista, con baricentro politico nella tanto detestata Roma ladrona, che nel corso degli anni s'è occupata di prendere in concessione sale Bingo, o di gestire il casinò dell'Hotel Istria a Pola, piuttosto che di colonizzare una località marina istriana costruendo un villaggio turistico di centottanta appartamenti con piscine, green e fitness center. operazioni in parte intrecciate, finanziate dalla banca leghista, tutte disastrose. Finite una peggio dell'altra. Sì, meglio un alka-seltzer.
da Europa del 12 gennaio 2006

 
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