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 Approfondimento
QUALE FUTURO PER I COSIDDETTI PICCOLI SALTI?
Paolo Accoto*
*Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Montagna

22/12/2005

LA SITUAZIONE ATTUALE
Ai sensi del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici (R.D. 11.12.1933, n. 1775) sono definite piccole derivazioni idroelettriche quelle con una potenza nominale inferiore ai 3000 kW. Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento
del numero di domande (quasi tutte da parte di società private), dovuto essenzialmente all'aumentata redditività degli impianti. In particolare il sistema di incentivazione della produzione di energia rinnovabile, introdotto dall'art. 11 del decreto 79/99, ha previsto il superamento del vecchio criterio di incentivazione tariffaria noto come Cip6, per passare ad un meccanismo di mercato basato sui Certificati Verdi, titoli emessi dal GRTN, della durata di 8 anni, che attestano la produzione di energia da fonti rinnovabili. La Legge n. 239 del 23/08/2004 (Legge Marzano) ha ridotto a 50 MWh la taglia del “certificato verde”, che in precedenza era pari a 100 MWh. Nel mercato dei Certificati Verdi, la domanda è costituita dall'obbligo per produttori e importatori di immettere annualmente una "quota" di
energia prodotta da fonti rinnovabili pari al 2% di quanto prodotto e/o importato da fonti convenzionali nell'anno precedente. A partire dall'anno 2004 e fino al 2006, la quota d'obbligo è incrementata annualmente di 0,35 punti percentuali (art. 4 comma 1 del D.Lgs. 87/2003). Gli incrementi della quota minima d'obbligo per il triennio 2007-2009 e 2010-2012 verranno stabiliti con decreti emanati dal Ministero delle Attività Produttive. Attualmente il prezzo del kWh è pari a 0,1829 /kWh per i primi 8 anni e a 0,0796 /kWh per i successivi. A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs.387/2003, che ha notevolmente razionalizzato e semplificato le procedure autorizzative (le opere sono considerate “indifferibili, urgenti e di pubblica utilità”) e a fronte del proliferare di richieste, i margini operativi delle Amministrazioni Comunali, una volta avviata l'istruttoria, sono purtroppo rimasti assai limitati; i Sindaci si ritrovano spesso soli nella gestione di una materia comunque complessa e che, in ogni caso, comporta una serie di costi in genere difficilmente sostenibili.
IPOTESI E PROPOSTE DI INTERVENTO
Delimitazione degli ambiti di intervento ove poter realizzare gli impianti (non siamo, in questo caso, per i “no senza se e senza ma” - le valutazioni tecniche ed ambientali vanno compiute singolarmente), modifica del quadro normativo vigente facendo direttamente partecipe l'Ente Locale (che dovrebbe, ove favorevole alla realizzazione dell'impianto, da solo o in convenzione pubblicoprivato, rivestire il ruolo di attore principale già in fase di richiesta di concessione), coinvolgimento e responsabilizzazione di Provincia, BIM e Comunità Montane per fornire un supporto tecnico, amministrativo ed economico all'Ente stesso, definizione dei parametri previsti dalle norme tecniche attuative del PTUA (Piano di Tutela delle Acque) per il calcolo dei DMV (deflussi minimi vitali), rimodulando i valori di rilascio previsti fino al 25˜30% della portata media (minore redditività ma maggiore tutela ambientale).
LA POSIZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MONTAGNA IN VALTELLINA
Non siamo pregiudizialmente contrari alla realizzazione di Centraline idroelettriche ed allo sfruttamento dei cosiddetti "piccoli salti"; riteniamo tuttavia che non sempre, per oggettivi problemi e vincoli ambientali tali impianti possano essere realizzati e, a tal proposito, il
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) dovrebbe costituire, se e quando approvato, un decisivo strumento per la definizione delle aree dove la tutela di corpi idrici (laghi, valgelli, torrenti, cascate, ecc.) rende impossibile lo sfruttamento idroelettrico.Laddove gli impianti possono essere realizzati ed in considerazione del fatto che l'acqua è un bene di tutti, siamo assolutamente convinti che condizione indispensabile perchè ciò avvenga è il diretto coinvolgimento dell'Ente Locale (Amministrazioni
Comunali, Comunità Montane, ecc.), che dovrebbe, a nostro avviso, richiedere direttamente la concessione e detenere la quota di maggioranza della società costituita per la vendita dell'energia. Non siamo certo contrari al coinvolgimento anche di soggetti privati
o alla stipula di convenzioni pubblico/privato; la gestione tecnico-amministrativa diretta da parte dell'Ente garantirebbe però il rispetto dei MV e, ad esempio, l'eventuale fermo dell'impianto durante i periodi di scarsità d'acqua, tutelando la qualità del corpo idrico. Gli introiti
derivanti da tale attività, oltre a fornire un considerevole aiuto economico alle Amministrazioni, potrebbero poi essere, per una quota parte, reinvestiti in opere di tutela e salvaguardia del territorio montano. Siamo infine assolutamente favorevoli (progetto già inserito nel piano triennale opere pubbliche) alla realizzazione di impianti idroelettrici sulle reti acquedottistiche comunali (la vicina Confederazione Elvetica ha una lunga tradizione in merito, con circa 100 nuove centrali costruite dal 1990 per 60 milioni di kWh annui prodotti). Tali impianti hanno impatto ambientale minimo, sfruttano acqua già utilizzata per altri scopi (energia ecologica), consentono, in parallelo alla loro realizzazione, l'eventuale potenziamento delle reti esistenti e garantiscono un rapido ammortamento del loro costo con conseguente introito per le casse comunali in una fase di drastica riduzione dei trasferimenti statali

 
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