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 Approfondimento
ENERGIA GRATIS: NON SOLDI MA KILOWATT
Enrico Dioli

22/12/2005

Su questo numero del giornale pubblichiamo un piccolo dossier sull'energia e sui problemi ad essa collegati. O meglio su quella fonte primaria di energia di cui è ricco il nostro territorio. Due interessanti interventi di visione generale del problema: quello dell'ingegner
Giuliano Zuccoli presidente di AEM, ora secondo produttore italiano di energia, che chiama chiaramente i problemi con il loro nome, e quello del professor Jeremy Rikkin, autore di testi quali “Eutropia” e “l'economia all'idrogeno” che, dopo un interessante panorama
storico che evidenzia lo stretto rapporto tra le grandi rivoluzioni economiche della storia e il modo di organizzare l'energia e gli strumenti di comunicazione, affronta quello che lui chiama “un nuovo regime energetico” che, altro non è, se non l'economia dell'idrogeno. L'idrogeno, il primo e in assoluto il più diffuso elemento nell'universo, usato come strumento per depositare l'energia e poterla sfruttare
quando è necessario. Daremo però lo spazio di apertura a due interventi di amministratori locali, di Montagna in Valtellina e di Sondalo, che denunciano la solitudine tecnicopolitica dei loro Comuni di fronte all'assalto continuo e indisturbato ai residui torrenti valtellinesi, eufemisticamente chiamati “piccoli salti”. Assalti, soprattutto da parte di società di privati che, dopo anni di battaglie legali per ostacolare queste realizzazioni, vedono i Comuni spesso soccombere nei loro rifiuti e a volte essere costretti a pagare ingenti spese legali. Come dire il danno oltre la beffa. Allora pensiamo corretto da parte di un giornale come il nostro che vuole evitare l'estremismo e il trionfalismo e offrire sempre maggiori elementi per conoscere e capire il problema, fornire alcuni dati che comportano inevitabili riflessioni. Dal dopoguerra ad oggi sono state presentate 250 domande di piccole derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico. Di esse:
• 72 sono state concesse
• 103 sono state respinte
• 79 sono ad oggi in istruttoria
• 60 domande di società private e 19 di enti locali o di società con la partecipazione di enti locali.
Le zone più ambite in relazione alla disponibilità di risorse sono: Valmasino, Vlamalenco, Valfontana, Valgrosina e alcune valli laterali delle Alpi Orobiche e Retiche.Negli ultimi anni si è registrato un forte incremento di domande dovuto all'aumentata redditività degli
impianti a seguito della forte incentivazione di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, promosse a livello comunitario,
statale e regionale. Poche e chiare le riflessioni conseguenti:
• le leggi esistenti che incentivano l'uso di energia dall'acqua offrono la nostra Valtellina come terra di conquista per abili speculatori, senza alcuna attenzione al territorio
• i sindaci e gli amministratori locali sono lasciati soli. Nel contradditorio con le società richiedenti non combattono ad armi pari, sono
chiaramente in svantaggio. Tra chi fa business e chi vuol difendere l'ambiente vince il primo.
• E' compito della Provincia e del Bim, finchè permangono queste condizioni di legge, farsi carico di un coordinamento attivo e di sostegno ai Comuni aiutandoli a produrre regole, protocolli, studi, che li mettano in grado di competere con le società.
• L'ente locale deve essere messo in grado di essere protagonista della richiesta di sfruttamento e sempre all'ente locale dovrà spettare la valutazione sulla gestione concreta.
Il privato, con unici scopi di finanza, va assolutamente imbrigliato, mentre si può e si deve guardare con occhio diverso al fatto che sia l'ente pubblico ad assumersi in proprio la concessione.
CHE COSA PENSIAMO
Noi come Margherita, siamo favorevoli all'incontro pubblico-privato dove il pubblico sia protagonista della concessione e il privato della realizzazione della gestione dell'eventuale sfruttamento. Non però al privato che attiva unicamente speculazione finanziaria, ma a quel privato che esercita sul nostro territorio altre attività produttive e, dunque, produce risorse che restano in valle.
Dunque no alla speculazione finanziaria e si invece a chi lascia al territorio e produce e economia. Dobbiamo dunque essere noi protagonisti dei SI o dei NO e attrezzarci prima che arrivi l'Unione Europea a dirci dove e quando, se sì o se no. Certo in alcuni casi il nostro può essere un NO a priori, in altre realtà ci possono essere dei SI motivati . Non si può assumere la cultura del NO preventivo, soprattutto nei contesto energetico che conosciamo e con tanti problemi aperti, ma dove diremo NO è perché è l'ambiente che è protagonista e lo deve diventare sempre di più, in un'ottica non museale ma moderna.
OCCORRE UN PATTO CON I NUOVI PRODUTTORI
Con gli storici produttori di energia in valle (dighe - condotte - centrali) i nostri padri avevano stretto un patto che vedeva lo scambio tra la loro presenza sul nostro territorio e posti di lavoro buoni e sicuri, dunque importante reddito per il nostro territorio e buona qualità di lavoro per gli occupati del settore. Oggi questo patto, sia per l'introduzione delle nuove tecnologie che per le trasformazioni organizzative,
si è esaurito. E' indispensabile, secondo noi, attrezzarsi oggi per rifare un nuovo patto. Per fare ciò noi pensiamo che sia indispensabile costruire queste nuove condizioni:
• La Provincia deve assumere il ruolo e la funzione di ente pubblico promotore del nuovo patto, coordinando tutti i nostri enti locali, Comuni e Comunità Montane e chiamando inoltre il B.I.M. a svolgere il ruolo di braccio operativo delle politiche energetiche provinciali condivise.
• Lavorare per il superamento della cultura, ancora presente sul nostro territorio, che vede le grandi aziende idroelettriche come coloro che ci “rubano l'acqua” e non invece, come crediamo, importanti aziende industriali che, usando la risorsa più importante e strategica del nostro territorio, l'acqua, si cimentano nella realizzazione di un grande business.
• Affrontare con queste aziende le problematiche ancora aperte del passato e quelle che si possono ancora aprire nel presente superando
la logica del ricorso unico e continuo alle vie legali, ma attivare con loro un tavolo di confronto continuo e costante per cercare le giuste e
condivise soluzioni. Ci sono oggi le condizioni per lavorare in questa direzione e impostare il nuovo patto che deve saper scambiare l'importante presenza delle grandi aziende idroelettriche sul nostro territorio, non più come in passato, con l'occupazione ma con un'attenzione forte e concreta alle problematiche dell'ambiente, visto e considerato come la risorsa importante e strategica per il nostro futuro territoriale. Il nuovo patto oltre all'ambiente deve scambiare non più risarcimenti tramite l'incremento di canoni e sovraccanoni ma richiedere non Euro ma Kilovatt/ ora cioè quantità di energia a prezzi di costo.
La destinazione d'uso di questa energia gratuita potrà e dovrà sicuramente dare un grosso contributo alla modernizzazione della nostra valle e del suo sviluppo futuro. E' giunto il momento di dire che vogliamo energia gratis con la forza cosciente e intransigente che ci deriva non da un piccolo calcolo di bottega, ma, se è vero che il futuro si prepara oggi, dall'interesse per uno sviluppo positivo e duraturo
della nostra valle.

 
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