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 Approfondimento
Riflessioni d'autunno
Un richiamo ad alcuni fatti per riflettere

02/11/2005

CENTRALINE IDROELETTRICHE: UN SUICIDIO NOSTRANO
Una notizia su un giornale locale del 19 ottobre ci ricorda che la nostra provincia è all'attenzione dell'Unione Europea per gravi violazioni
ambientali a danno del territorio, con riferimento allo sfruttamento idroelettrico.
Al di là della localizzazione specifica (si parla della Val Masino) la questione è ben lontana dall'essere affrontata da noi nella sua complessità e vastità. L'assalto alle acque continua, ed ha il carattere puramente speculativo che tutti, dopo la recente denuncia di Legambiente, possono conoscere nei particolari. Il contributo al bilancio energetico nazionale delle 'centraline' è quasi nullo, il contributo
locale è nullo (salvo tangenti e donazioni ai Comuni interessati), il vantaggio delle Società (e dei prestanome locali) enorme, il danno
ambientale sicuro, spesso aggravato dall'inosservanza perfino delle regole concordate riguardo ai deflussi.
L'Ente Provincia che fa? Dopo aver promesso di intervenire, quantomeno per sostenere i Comuni spesso in oggettive difficoltà a resistere
in giudizio in complessi contenziosi (dove dalla parte degli speculatori stanno avvocati importanti e certo non mancano le risorse)
non sembra volersi muovere, a difesa del proprio territorio e dei propri amministratori. Eppure ora ha acquisito ampie competenze e
non può più trincerarsi come in passato dietro a una questione di divisione di campi. Potrebbe adottare tutti gli strumenti disponibili,
e in ogni caso avvalersi di un largo consenso popolare, ma preferisce nascondersi. Anche il famoso Piano Territoriale di Coordinamento
('pronto' da un anno? e atteso da 15) è diventato un pretesto per non agire.
Questo delle acque è certamente uno dei campi in cui le promesse preelettorali di Provera non si vedono mantenute, mentre il danno al
territorio e all'immagine turistica è più che certo. Il caso della Valmalenco è già drammatico, ma anche lì non è ancora finita. C'è poi
il caso delle Orobie, alla ribalta anch'esso in questi giorni: un territorio a Parco dove i Comuni devono difendere quel che resta dell'acqua
dall'invadenza delle Aziende idroelettriche!
Da non credere.
PER GLI AMANTI DELLA POESIA
Che nella piccola città regnasse un discreto squallore, non è da oggi che ce ne siamo accorti, ma ora questo “episodio che scuote la
Sondrio bene” ci fa capire a che livelli di spazzatura si può arrivare. Un terzetto di “intellettuali”, di cui almeno uno si professa “poeta” (e gli altri due lo incoronano con incredibili sproloqui, scomodando paragoni illustri), non si sa se motu proprio o invitati da qualcuno, vengono a compiere qualcosa come una vendetta letteraria per un amore (pare) finito. Vengono là dove vi è la coprotagonista
di quell'amore (adulterino?), e fanno di tutto per esporla al pubblico ludibrio, eccitando la Sondrio “bene” a dare la
caccia alla sua identità, forse non tanto difficile da scoprire. Non si dica che è stata una serata letteraria, o che gli attori non sapevano
di inscenare una rappresentazione impudica sulla scena criminis…
Sul buon gusto di uno dei tre, non avevamo dubbi, visto che ha fatto dello scandalismo la sua seconda (?) occupazione; sul “poeta”, il
minimo che pare di poter dire è che voleva vendicarsi. Ma quel che più colpisce è che il Comune (e la Biblioteca Civica) si siano prestati,
difficile credere ingenuamente, a una simile operazione. Il fatto è che è ormai una tendenza, anzi una valanga, mettere in piazza
i fatti privati. Una volta i “poeti” tenevano i versi, soprattutto se intimi, nel cassetto per anni, anche fino alla morte. Oggi no: i panni
sporchi si lavano comunque in pubblico, più o meno poeticamente, con gran clamore e successo. E la moda è arrivata, finalmente,
anche da noi.
L’UNIONE EUROPEA ACCENDE I FARI SULLA VALMASINO
Qual è il paese europeo che ha collezionato il maggior numero di processi (83) per il mancato rispetto delle normativa comunitaria in
materia di ambiente? E' lo stesso paese che una volta era chiamato, e a ragione, il Bel Paese? Insomma stiamo parlando dell'Italia.
Nei giorni scorsi sono arrivate da Bruxelles ben 11 nuove contestazioni. La commissione ambiente presieduta dal greco Dimas ha puntato
il dito in particolare verso la Lombardia e la provincia di Sondrio. Nel nostro caso si tratta della mancata trasmissione di informazioni
fondamentali riguardanti nuovi impianti idroelettrici in Val Masino. Impianti che interesseranno un sito naturale dichiarato di
interesse comunitario. il Piano di Preda Rossa, che è anche una zona di protezione speciale per gli uccelli selvatici.
«Attualmente c'è sul tavolo una derivazione che ha ottenuto il parere favorevole di tutti gli enti coinvolti e attende solamente il nostro via
libera.- dichiara sorpreso l'assessore provinciale ai Lavori pubblici Flavio Pirondini- Si tratta della centralina a Preda Rossa che, come
ben documentato dagli atti che la riguardano, non ha nessun impatto ambientale e rispetta tutte le normative in vigore previste dalla legge in materia».
Ma Bruxelles vuole avere lumi proprio su quell'impatto ambientale, che temerariamente l'assessore considera nullo.
SI OFFRONO CERVI IN ADOZIONE: PERDITEMPO E CACCIATORI ASTENERSI
Così si potrebbe interpretare l'annuncio dell'autorità che sovrintende al Parco dello Stelvio. Tutto nasce dai numeri della popolazione
selvatica di quella che è l'area protetta più vasta d'Europa. Sui 135mila ettari del Parco vivono stabilmente oltre 7500 cervi, 5000 camosci,
2500 caprioli e più di 2800 stambecchi. Dagli esperti del Parco il numero dei cervi è giudicato eccessivo e pericoloso. Si temono
incontrollabili epidemie e si registrano gli ingenti danni causati alle coltivazioni soprattutto sul versante trentino ed altoatesino.
Danni che inquietano i residenti e che sempre più difficile risarcire. Anche perché le assicurazioni non vogliono più coprire i rischi. Si è
tentato un anno fa la via dell'abbattimento selettivo, operato da cacciatori locali. Questa decisione però ha comportato per il direttore
del Parco, il camuno Ferruccio Tomasi, una denuncia. Perché la selvaggina è un bene inalienabile dello Stato. Ora si tenta la via dell'adozione. «Li daremo, afferma il signor Tomasi a chi a proprie spese ce li verrà a prendere per liberarli in altre aree protette». Ed è giusto quello che ha cominciato a fare l'Amministrazione Provinciale di Brescia. «La realizzazione di colture a perdere per l'alimentazione, la creazione e il mantenimento di prati da destinare agli animali selvatici sarebbero soluzioni meno cruente dell'abbattimento ed ecologicamente più sostenibili in un parco nazionale», sostiene il WWF che però non si oppone all'adozione.
«Questa è la conferma che la situazione attuale si è creata in quanto è stato mal gestito il consumo del territorio in questione.-
afferma sulle colonne del quotidiano La Provincia l'ambientalista lecchese Sandro Lavelli- Gli ungulati si sono moltiplicati a dismisura
in quanto i predatori naturali (lince, lupo, gatto selvatico, orso, aquila e gipeto) che all'interno del parco dovevano tenere sotto controllo
la situazione sono presenti in numero troppo esiguo o addirittura assenti». E bisognerebbe diminuire la presenza umana che fa
allontanare i predatori.

 
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