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Gli scenario della Sondrio di Domani: i servizi alle persone, le famiglie e le nuove emergenze sociali
A proposito di interventi agli stati generali di Sondrio, pubblichiamo quello di Fausto Gusmeroli interessante sia per le tematiche affrontate che per la metodologia proposta

26/03/2005

In premessa un'osservazione di carattere metodologico. Le modalità di svolgimento dei lavori adottate non sembrano coerenti con l'obiettivo, estremamente importante e ambizioso, di delineare il futuro della città, un disegno, come è stato puntualizzato, non circoscritto al mandato dell'attuale amministrazione, ma proiettato su tempi più lunghi. Due semplici incontri non possono essere minimamente adeguati a far emergere, focalizzare, maturare e elevare a patrimonio comune condiviso una riflessione su un argomento, come quello del disagio e dei servizi alla persona, di straordinaria delicatezza e complessità (ma, probabilmente, la cosa vale anche per altre tematiche). La stessa rappresentanza invitata agli incontri, pur numerosa e qualificata, non è interprete di tutti i bisogni, né è portatrice di tutte le istanze della cittadinanza. Una parte consistente della popolazione, forse la maggioranza, dove si annidano spesso quei bisogni che il pudore o l'incapacità ad esprimerli mantiene nascosti, rimane così senza voce. È certamente la componente più difficile da interpellare e coinvolgere, quella che abitualmente non partecipa alla vita della città, o lo fa marginalmente: ma ascoltare tutti doveva essere la vera sfida degli Stati Generali! Nel merito del tema, si ritiene anzitutto necessario ricostruire lo scenario nel quale ci si muove, perché da qui si possono prefigurare i percorsi di lavoro e le possibili riposte ai problemi. Molto sinteticamente, si identificano i seguenti tratti emergenti:

LA CADUTA DEL SENSO DEL BENE COMUNE

La cultura della solidarietà, che un tempo creava unione, identità e tensione al bene collettivo, che consentiva di assorbire in larga misura i disagi e le povertà della città, oggi non esiste quasi più. Le persone sembrano sempre più rinchiuse nella sfera del privato, appiattite sulle proprie preoccupazioni, impermeabili alle esigenze degli altri. Non pare esservi neppure più la comprensione che la vita individuale si stempera in quella sociale, illudendosi così di poter dare evasione alle proprie attese disinteressandosi del contorno o, al più, rivolgendosi ad esso solo nel momento in cui il problema personale si incrocia, inevitabilmente, con quello degli altri.

IL PROGRESSIVO ARRETRAMENTO DELLO STATO SOCIALE

L'inefficienza e il degrado dell'assistenza pubblica, anziché stimolare la ricerca di specifiche soluzioni, ha prodotto una spinta verso la riduzione della presenza dello stato e degli enti locali anche in un comparto cruciale quale quello dei servizi alla persona. Si ha la netta impressione che dietro questa spinta non via sia tanto il principio della sussidiarietà, ma che questo venga usato in modo del tutto strumentale per celare il vero movente, ossia una politica mirata a favorire gli interessi privati di forti centri di potere. A titolo di esempio valga la scelta di privatizzare parte del sistema pensionistico: difficilmente si determinerà un miglioramento del trattamento economico degli utenti, ma sicuramente lieviteranno le rendite delle compagnie assicuratrici e di chi saprà accaparrarsi gli ingenti capitali finanziari che si accumuleranno! Smarrimento del senso del bene comune e arretramento del welfare state rappresentano una miscela devastante per le fasce più deboli della popolazione.

IL CAMBIAMENTO DEL PIANETA POVERTÀ

A livello cittadino, la povertà materiale sembra essere un fenomeno limitato, per altro a rischio di recrudescenza stante le crescenti difficoltà economiche dell'Italia e una politica fiscale indirizzata a comprimere quello strumento essenziale di ridistribuzione della ricchezza che, negli stati moderni, è la scalarità impositiva. Più diffuso è senz'altro un disagio di tipo psicologico, la cui analisi richiederebbe tempo e spazi qui non disponibili. Si tratta essenzialmente di mancanza di relazioni, di valori e di sicurezza in senso lato, radicata in una molteplicità di cause che vanno dall'invecchiamento della popolazione, alla precarietà del lavoro, alle pretese efficientistiche di una società sempre più esigente, alla solitudine e altro ancora, in un elenco che rischierebbe di essere molto lungo. Le manifestazioni più eclatanti sono le patologie depressive, il suicidio, l'aggressività, le dipendenze da e senza sostanze, la perdita di speranza.

LA SIGNIFICATIVA PRESENZA DEL TERZO SETTORE

Il vuoto lasciato dall'affievolirsi della cultura della solidarietà e del welfare state trova senz'altro nella cooperazione sociale e nel volontariato organizzato un'importante compensazione. Non è tuttavia ragionevole pensare di delegare al terzo settore più di quanto nelle sue possibilità. La cooperazione sociale rimane attività d'impresa e dunque sottoposta alle regole del mercato e ai vincoli di bilancio. Il volontariato, da parte sua, non può rinunciare né ad essere coscienza critica della società, né ai valori fondanti della spontaneità e gratuità in favore della professionalizzazione e istituzionalizzazione. In questo contesto si possono assumere come prioritari gli obiettivi sotto indicati, sui quali occorrerebbe per altro aprire un ampio confronto, indispensabile per definire delle linee comuni e per passare dal campo delle intenzioni a quello delle azioni:

ASSICURARE RISORSE FINANZIARIE ADEGUATE

La riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato costringerà nei prossimi anni le amministrazioni comunali ad incrementare la pressione fiscale locale e/o tagliare le spese. Normalmente, i tagli riguardano in prima battuta proprio le risorse destinate ai servizi alle persone. È necessario invece assicurare quantomeno il mantenimento degli attuali livelli di spesa, se non prevedere un adeguamento verso l'alto, in modo da far fronte alle maggiori difficoltà in cui, verosimilmente, si verranno a trovare molte persone a seguito delle dinamiche segnalate in precedenza.

PROMUOVERE INTEGRAZIONE TRA I SOGGETTI EROGATORI DEI SERVIZI

Le ristrettezze finanziarie e soprattutto un disagio sempre più articolato e complesso impongono uno stretto coordinamento tra i diversi soggetti titolari dei servizi alla persona: enti pubblici, cooperazione e volontariato. Naturalmente si dovrà evitare di confondere i rispettivi ruoli e, in particolare, la tentazione della delega da parte dell'ente pubblico e dell'omologazione istituzionale e del collateralismo da parte del terzo settore.

RICREARE RETI DI SOLIDARIETÀ

Le nuove forme di povertà trovano una prima ed efficace riposta nella relazione. Favorire l'incontro delle persone e la costruzione di reti di solidarietà è dunque il primo atto di una strategia di cura e prevenzione. Non servono allo scopo grandi eventi o manifestazioni di massa; più semplicemente occorre offrire ai cittadini occasioni di incontro nella quotidianità ed investire molto nell'educazione, nella cultura e nella riappropriazione di una identità collettiva.

PIANIFICARE UNA CITTÀ NON ESCLUDENTE

Non si tratta solo di eliminare le barriere architettoniche, ma di pensare allo sviluppo urbanistico della città in funzione della persona e delle sue esigenze e non, come accade oggi, in funzione dell'automobile. Oltre ai problemi di inquinamento atmosferico e acustico, disordine, abbrutimento estetico e spreco di risorse e di spazi che il suo uso determina, l'auto impone un modo di vivere escludente per coloro che non guidano e che appartengono alle fasce più deboli della popolazione (anziani, minori, disabili). Ma aldilà di questo, vivere la città senza auto significa riscoprire il gusto di incontrarsi, riappropriarsi dei luoghi, anteporre la cordialità all'aggressività, riposizionarsi su ritmi di vita meno stressanti, recuperare in definitiva una qualità alla vita. Per una nucleo di modeste dimensione, come Sondrio, è facile pensare ad un'organizzazione efficiente degli spostamenti senza auto. Occorre solo credere che ciò sia possibile, anzi auspicabile. Molto altri aspetti entrano in gioco nel rendere una città escludente o includente. Si potrebbe citare la collocazione sul territorio delle strutture pubblici, la distribuzione commerciale (oggi gravemente compromessa dalla grande distribuzione) e altro ancora, ma anche per questo sarebbero necessari ampi approfondimenti.

VALORIZZARE IL FENOMENO IMMIGRATORIO

Che piaccia o meno, l'arrivo in città di persone straniere è un processo che nei prossimi anni andrà sempre più aumentando. Non si può non guardare ad esso come a una grande risorsa. La disponibilità di manodopere giovane rappresenta infatti una risposta a molti problemi, quali l'invecchiamento della popolazione, la scarsa propensione dei giovani locali per i lavori manuali, la domanda di personale per l'assistenza domiciliare ai malati cronici e così via. Non vanno neppure sottovalutati i valori che molte culture straniere portano con sé, valori che invece la nostra civiltà sembra avere del tutto dimenticato. Analogamente, si deve dare il giusto rilievo all'arricchimento che può derivare dal confronto e dalla convivenza di culture diverse. Favorire l'integrazione degli stranieri è dunque non solo indispensabile per evitare derive emarginanti, ma si pone come un obiettivo assolutamente strategico per la città.


Fausto Gusmeroli

 
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