Agenda    Contattaci    
Homepage
Il partito
Articoli
News
Approfondimenti
Documenti
Partito Democratico
Forum
Fotografie
Link
   
 
 
 Approfondimento
Tra il dire e il fare
Dalla finanza creativa ad una finanziaria da 60 mila miliardi di tagli. Ma non di tasse.

30/10/2004

Come ogni anno ci ritroviamo su queste colonne per parlare di Legge finanziaria e, più in generale, di economia. E qui già merita di essere segnalata la grande innovazione del centrodestra: dopo aver distrutto il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), fino a qualche anno fa serio documento di programmazione economica e finanziaria e che ormai viene presentato in Parlamento con pochissimi dati, con rinvii e con vuote indicazioni di principio, sta svuotando di contenuti anche la legge finanziaria. Non era stata ancora presentata in Parlamento che già Berlusconi annunciava che la parte riguardante la ormai celeberrima e fantomatica riduzione delle imposte non vi avrebbe trovato posto ma sarebbe stata oggetto di un altro provvedimento di legge; certamente questo modo di procedere permette al Nostro di continuare a promettere questa riduzione senza però costringerlo a dire come finanziare il progetto. E’ evidente a tutti che non sanno come fare a reperire i fondi ma non se la sentono di dire fino in fondo la verità: hanno fatto una promessa (che ha portato loro tanti voti) ma non sanno come fare a mantenerla. Già hanno dovuto fare una clamorosa marcia indietro; avevano ipotizzato l’Irpef con solo due aliquote e cioè il 23% fino a 100.000 Euro e poi il 33% per i redditi superiori. Si tenga presente che l’aliquota media oggi, per chi ha un reddito di 100.000 Euro è del 36,71% e cioè 36.712 euro di imposta; con il 23% si avrebbe una minore imposta di ben 13.712 Euro, quasi il 38% in meno!: anche per un bambino è evidente come questa fosse una promessa “impossibile” che, oltre tutto, sarebbe andata quasi unicamente a vantaggio dei redditi medio alti e non di quelli della maggior parte dei cittadini. Oggi, dimenticati i sogni (e passato il momento elettorale) le aliquote sono diventate di più, più alte e la riduzione per il 2005 sarebbe di gran lunga inferiore a quella sbandierata fino a non molto tempo fa. Così facendo si sommerebbe errore ad errore: vista l’entità, tutto sommato modesta, della nuova ipotesi di riduzione si correrebbe il rischio di avere solo l’effetto negativo di peggiorare i conti dello stato senza conseguire quello positivo di aiutare la ripresa economica attraverso un incremento dei consumi privati. La manovra è, per il momento, di 24 miliardi di Euro (cioè circa 46.500 miliardi delle vecchie lire) che vanno ad aggiungersi ai 7 miliardi di Euro (13.500 miliardi di lire) della manovra estiva; in totale circa 60.000 miliardi di lire che, come riduzione, non è male: peccato però che sia di reddito disponibile per i cittadini e non di imposte! Si è così confermato quanto noi sostenevamo da tempo e che, assai modestamente, anche il sottoscritto evidenziava giusto due anni fa su questo stesso giornale con un articolo il cui titolo era “Berlusconi e Tremonti: una coppia inaffidabile”. Titolo forse anche troppo gentile perché quei due hanno continuato per anni a dare informazioni distorte sui veri dati dei conti pubblici: stavano creando “buchi” gravi nel bilancio dello stato, camuffandoli con manovre contabili giuridicamente corrette ma che, sostanzialmente, nascondevano una situazione ben più grave. La Destra di una volta, quella vera, quella seria, chiamava questo andazzo “finanza allegra”: oggi quella che è una caricatura della Destra la chiama invece “finanza creativa”, termine certamente più gioioso ma anche più ingannevole. Vorrei far notare che l’attuale ministro dell’Economia, che ha sostituito uno degli “inaffidabili”, ha raccolto consensi quasi esclusivamente perché gli è stato riconosciuto il merito di aver detto finalmente la verità sui conti pubblici sconfessando quindi in modo clamoroso l’operato dei già citati due “inaffidabili”. Mi si consenta però di far notare, che il dott. Siniscalco non era l’ultimo dei dipendenti del Ministero dell’Economia ma ne era il numero uno, il Direttore Generale, l’uomo sempre dipinto come il fedelissimo di Tremonti, il suo principale collaboratore e i dati sui conti pubblici era lui a fornirli al ministro, oppure ne accettava l’interpretazione disinvolta che ne veniva data. Non voglio tediare il lettore citando numeri su numeri perché quando queste righe saranno pubblicate ne avrà già letti e sentiti mille e mille. Resta però la sostanza: poche volte c’è stato un prelievo tributario così pesante, sotto diverse forme e che colpiscono tutti i cittadini. Tanto per fare un esempio: non c’è alcun intervento per ridurre l’Irap e, con la modifica degli studi di settore, si aumentano le imposte del “popolo delle partite IVA”. Assieme all’aumento delle imposte, sempre più pesante diventa per le tasche dei cittadini il costo dei servizi che molti enti locali, in difficoltà per i ridotti finanziamenti da parte dello Stato, saranno costretti ad aumentare: l’alternativa potrà essere solo una riduzione dei servizi stessi e sulla sanità, per esempio, è facile prevedere l’addensarsi di nubi molto grigie. E’ una finanziaria che sta raccogliendo critiche da tutte le forze sociali, sia del mondo imprenditoriale che di quello del lavoro subordinato, del commercio come del lavoro autonomo. Quale sia l’entità del dissenso è evidenziata dal fatto che anche all’interno della maggioranza non si è d’accordo fino al punto che una forza politica, fatto quasi unico nella storia della Repubblica, non ha votato, in Consiglio dei Ministri, il disegno di legge. In conclusione, un accenno merita la cosiddetta “riforma federale dello Stato” che è altro argomento di aspro confronto in Parlamento. Autorevoli commentatori e studiosi hanno sottolineato quanto questa riforma genererà inevitabilmente grandi costi ed è largamente noto come anche il Presidente Ciampi, che per la personale autorevolezza e specifica competenza ne può parlare con cognizione di causa, ne sia preoccupato; è evidente che per far fronte ai nuovi compiti che la riforma assegnerà alle Regioni queste dovranno adeguare le loro strutture e l’esperienza insegna che trasferire personale dallo Stato alle Regioni è impresa titanica, destinata all’insuccesso. Avremo così un’amministrazione centrale con parte del personale probabilmente non impegnatissimo (ma che percepirà regolare stipendio e, magari, regolari straordinari) mentre nell’amministrazione decentrata, anche se con personale aggiuntivo (e quindi maggiori costi) ma inizialmente ancora inesperto, le “pratiche” procederanno lentamente, con ulteriore abbassamento del livello di servizio per il cittadino. Nella finanziaria, naturalmente, questi costi non sono previsti ma, avendo già raschiato il fondo del barile, non si capisce dove potranno essere reperite ulteriori risorse.


Renato Lupoli

 
    powered by
nereal.com
design by
Tomato interactive