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 Approfondimento
Una Lombardia a misura d'Europa e a misura di Valtellina
di Roberto Marchini

18/03/2005

A un mese dal voto del prossimo aprile, il capo del governo e la sua maggioranza puntano a trasformare il confronto politico in una sorta di scontro di civiltà e le scelte elettorali sono presentate come opzione “tra il bene e il male” con linguaggio e toni - è stato osservato - che ricordano certi discorsi di Bush. La differenza è che il presidente americano si rivolgeva in questi termini a Bin Laden e al terrorismo internazionale e non certo ai propri antagonisti nel corso di una democratica competizione elettorale. Forse Berlusconi si sente così forte della sua padronanza delle tecniche di persuasione di massa e soprattutto degli strumenti di comunicazione di cui dispone a piacimento, da ritenere agevole convincere l'elettorato che in Italia esista veramente un comunismo da sconfiggere e che l'opposizione sia un male da debellare. Ma non sarà facile tener fuori dal confronto elettorale quanto ha connotato in modo negativo l'azione del governo e della attuale maggioranza. È tuttora aperto e quotidianamente operante il colossale groviglio tra gli affari privati del capo del governo e l'interesse dello Stato, un conflitto che una legge dalla risibile efficacia neppure scalfisce e che, anzi, è stato legittimato e reso permanente da una inaudita riforma del sistema radio televisivo. Non possono essere dimenticate le leggi confezionate a misura delle vicende giudiziarie del premier e dei suoi più vicini collaboratori, né quelle che, con frequenza, il Capo dello Stato si trova costretto a non promulgare perché palesemente anticostituzionali. Occorrerà ricordare, soprattutto, una riforma della Costituzione nella quale, tra l'altro, si conferiscono poteri smisurati a un premier eletto direttamente, distruggendo nel contempo bilanciamenti, controlli e divisione dei poteri. E neppure l'asservimento pressoché totale della televisione e di molti giornali alla propaganda della maggioranza, riesce a nascondere quanto misero sia il bilancio di quattro anni di governo del centro destra. L´Italia di oggi è ben distante da quella che Berlusconi aveva promesso negli spot pre-elettorali, ed è anzi indietreggiata rispetto al 2001. Le famiglie hanno dovuto registrare una pesante riduzione del proprio potere d'acquisto, come dimostra il crollo dei consumi e, alla prova dei fatti, il taglio dell'Irpef tanto sbandierato dal governo si è rivelato ben poca cosa per la stragrande maggioranza dei contribuenti, avendo favorito in modo sensibile solo chi gode di redditi alti o altissimi. Per contro, l'aumento delle tasse sul lavoro autonomo, sui brevetti, sulla casa - il cui effetto è praticamente quello di una tassa patrimoniale - ha largamente vanificato il ritocco delle aliquote Irpef. Oltretutto il governo ha nel contempo fortemente ridotto le risorse a disposizione degli Enti Locali (altro che federalismo), costringendoli ad inasprire i tributi locali e ad aumentare i prezzi e le tariffe nell'ambito di sanità, servizi sociali, trasporti pubblici, determinando maggiori spese che vanno a gravare principalmente sulle famiglie con redditi modesti. Accanto alla pressoché simbolica riduzione dell'Irpef, anche i condoni in materia fiscale e il condono edilizio, decretati per fare cassa in modo sbrigativo, sono la testimonianza di una politica economica che guarda per lo più ad obiettivi di consenso elettorale immediato piuttosto che al futuro del Paese. Ma se questi sono temi ben più concreti e reali di quanto non lo sia la disputa lunare sul pericolo comunista incombente sull'Italia, non va dimenticato che quelle che si terranno all'inizio del prossimo aprile sono elezioni regionali. I valtellinesi sono dunque chiamati a votare per esprimere il presidente e l'assemblea politica della Lombardia, una regione che per popolazione, territorio, prodotto interno, ha le dimensioni di uno Stato europeo di media grandezza. Di questa regione la Valtellina - con il proprio territorio e il proprio patrimonio ambientale, con la propria società, con le proprie risorse - è parte integrante, e concorre con sua identità a costituire una identità lombarda che si fa ricca delle sue diversità. Nel rapporto con la Lombardia si giocano le prospettive della provincia di Sondrio in alcune essenziali questioni, dalla viabilità all'innovazione, dalla organizzazione sanitaria all'ambiente, dallo sviluppo economico alla qualità della vita. Il bilancio dei dieci anni in cui Formigoni e il centro destra hanno retto il governo della Regione appare modesto e per alcuni aspetti del tutto negativo. In questo decennio la Lombardia, praticando un ferreo centralismo regionale che ha umiliato le autonomie locali, ha registrato pesanti insuccessi in comparti fondamentali quali la mobilità, l'ambiente e, soprattutto, nella sanità che, tra l'altro, vede i lombardi gravati da una vera e propria tassa sulla salute, e ha assistito inoltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro, certo non compensati dalle nuove occasioni di occupazione cosiddetta flessibile, che per moltissimi giovani significa per lo più precarietà permanente. Per ciò che riguarda la Valtellina, la Regione di Formigoni non è stata in grado di imprimere alcun impulso decisivo per la risoluzione dei principali problemi aperti in provincia, si pensi all'assetto degli ospedali, alla strada di fondo valle, alla gestione delle acque. Gli scandali che hanno investito alcune attività della Regione, le fondazioni, il dopo-alluvione, i corsi professionali, la sanità, sono il frutto di una gestione affaristica e disinvolta della cosa pubblica e, quanto alla vicenda “oil for food” emersa in questi giorni, è ben difficile immaginare quali interessi della Lombardia potessero mai essere promossi da Formigoni nei paraggi di Saddam e del suoi ministri del petrolio. Rispetto a questo quadro, il centro sinistra - l'Unione - è un'alternativa limpida e credibile. Il suo candidato presidente, Sarfatti, si presenta proponendo un metodo di governo e un programma che affondano le radici nel patrimonio di valori delle culture politiche che lo sostengono - la democrazia, l'uguaglianza, il solidarismo, il pluralismo, la coesione sociale, l’autonomia - e sta mostrandosi in grado di affrontare con respiro e con capacità di prefigurare il futuro le grandi tematiche civili, economiche, sociali e territoriali di questa grande regione. Una regione che deve poter competere con le aree più avanzate dell'Europa e che, insieme, sia in grado di riconoscere le specificità locali che caratterizzano proprio la fisionomia, alle quali devono corrispondere idonee forme di autonomia istituzionale, in uno Statuto regionale nel quale si compongano la Lombardia a misura di Europa e la Lombardia a misura di Valtellina.


Roberto Marchini

 
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