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Un polo tecnologico in Provincia
Interessante proposta del gruppo bancario Credito Valtellinese che deve essere frutto di un’iniziativa locale, guidata dalle maggiori istituzioni pubbliche che chiamano a raccolta, fin dall’inizio, tutti gli attori interessati.

26/03/2005

L'interessante Convegno promosso dal CREVAL, con la Fondazione omonima, svoltosi il 4 marzo 2005, riuniva, sotto il comune titolo “Valtellina. Profili di sviluppo”, sia la presentazione dell'omonimo volume curato dal prof. A. Quadrio Curzio con la sua équipe di esperti, sia un momento di approfondimento sul tema “Polo Tecnologico”, oggetto di una interessante proposta dello stesso Gruppo bancario. Sulla prima parte del Convegno non mi dilungo, se non per rammentare la ricchezza delle analisi sui diversi settori sociali ed economici locali, e soprattutto l'idea forza, per la prima volta esplicitata con questa evidenza, della necessità di un accordo, di un patto locale (si parla di Statuto comunitario di Valle. E' sulla seconda parte della giornata che vorrei soffermarmi alquanto, sia per la novità del tema, che per l'interesse che ha riscosso, e per le prospettive che una iniziativa di questo tipo apre per la nostra provincia. Sull'importanza dell'innovazione nell'economia attuale, che nel corso del Convegno è stata argutamente definita come 'economia pensante', credo sia quasi inutile insistere. Tuttavia può essere importante rammentare che l'Unione Europea, nel lanciare il suo programma quadro 2002-2006 ha ribadito che “Una solida attività scientifica di ricerca e sviluppo tecnologico é determinante per la crescita economica di un paese… La competitività delle imprese e l'occupazione che esse possono fornire dipendono in grande misura dalla RST... La ricerca e lo sviluppo tecnologico sono anche cruciali per altre politiche come la protezione dei consumatori e dell'ambiente. In sintesi, il benessere individuale e collettivo dei cittadini dipende dalla quantità e dalla pertinenza della RST”. L'U.E. ha anche sottolineato il ritardo europeo in questo campo, ritardo rispetto al quale l'Italia brilla per il suo deficit strutturale, che la colloca ormai alla periferia dello sviluppo. La nostra provincia poi potremmo dire che quasi non esiste, se non fosse per le due banche 'locali' e per qualche grande impresa esterna. Ora proprio una delle banche offre su un piatto d'argento la possibilità di recuperare il gap, con una proposta mirata e addirittura localizzata. E noi già stiamo litigando per stabilire l'ubicazione: perché Sondrio e non Morbegno? Perché, mi sembra, per la riuscita dell'impresa occorre superare i campanilismi di sempre, e bisogna dunque che: siano le istituzioni pubbliche (l'Ente Provincia in testa, sostanzialmente assente nel Convegno, e silenzioso sulla questione) a indirizzare e governare l'impianto del Centro, il suo radicamento, a garantirne l'efficacia, a fare perno sulla nuova struttura per convincere le realtà locali a mettersi sempre più insieme, a 'fare sistema', come molte volte è stato suggerito. E' anche necessario convogliare sull'impresa altre risorse, pubbliche e private: perché non ricorrere al BIM, che ha nello sviluppo locale uno dei motivi-base della sua istituzione, e alle grandi Fondazioni che oggi sparpagliano i loro finanziamenti in una miriade di piccole iniziative? Senza dire che si potrebbe finalmente attingere ai fondi regionali e europei in materia! Perché dietro questa iniziativa ci deve essere una città, e Sondrio, per quanto piccola, è la sola cittadina della provincia (a suo tempo chiamata, senza troppa convinzione, a fare la capitale) che in qualche modo sembra in grado di farsi centro sistema, di essere nodo attivo locale delle grandi reti nelle quali ci si deve per necessità inserire. A Sondrio hanno sede la Provincia e la Camera di Commercio, quest'ultima già esplicitamente schierata a favore dell'iniziativa… Perché, in ogni caso, si deve evitare la dispersione delle iniziative, e creare una struttura veramente mobile e polivalente, se si vuole far fronte alla realtà provinciale di poche migliaia di piccole e piccolissime aziende, attive in diversi settori produttivi, con un servizio mirato, atto insieme a indirizzare lo sviluppo in riferimento anche alle scelte politiche necessarie. Donde la necessità di una vicinanza con le sedi delle decisioni politiche e della programmazione territoriale. Che cosa è o cosa può essere il Polo Tecnologico? Nel corso del Convegno è stata presentata una rassegna di esperienze internazionali e nazionali, nel loro sviluppo storico e nelle loro caratteristiche strutturali. In generale, esperienze complesse, spesso definite dall'alto, dal centro (Francia) o legate a grandi concentrazioni industriali in crisi. Da noi mi sembra che la questione si ponga in modo diverso. Approssimativamente credo si possa dire che: una iniziativa di Polo Tecnologico, in una realtà praticamente priva di sedi universitarie (ma con qualche struttura di ricerca come la Fondazione Foianini e l'IREALP - quest'ultimo col… 'cervello' a Milano, ma attenzioni, non molto corrisposte, anche qui; purtroppo non più con una sede del CNR), deve essere frutto di una iniziativa locale, guidata dalle maggiori istituzioni pubbliche, che chiamano a raccolta fin dall'inizio tutti gli attori interessati. Non può trattarsi tanto, credo, di un grande Centro di ricerca, quanto di una struttura agile, burocraticamente leggera, capace di acquisire l'innovazione che serve là dove viene prodotta, e di trasferirla alle imprese locali per migliorarne la produttività, la qualità della produzione, la competitività ecc. E non solo nel campo manifatturiero, ma anche in quello dei servizi. Le competenze necessarie possono essere dunque reperite di volta in volta dove sono prodotte, e solo più tardi la struttura potrà crescere, autonomizzarsi maggiormente. Importante è che fin dall'inizio svolga un suo ruolo di servizio effettivo alle imprese, in campo tecnologico e anche organizzativo (riqualificazione del personale, sviluppo di sistemi di qualità, ecc.). Sarebbe anche importante che fosse possibilmente affiancata da un incubatore d'impresa, per iniziative imprenditoriali nuove. Inoltre che vi si dovrebbe concretizzare una politica industriale locale, volta a facilitare la cooperazione, l'aggregazione tra piccole aziende, a supportare le conversioni produttive, evitando e contrastando la tendenza agli interventi a pioggia o i salvataggi senza prospettive. Infine, dovrebbe trattarsi di un Centro polivalente. Data la non specializzazione caratteristica del sistema produttivo locale, che solo con sforzi di buona volontà può essere volta volta definita come 'distretto' (bancario? turistico? ecc.), è necessario che la struttura offra un servizio modulato sui bisogni effettivi, continuamente monitorati, sicuramente molto diversificati. E' un limite, che potrebbe anche diventare una opportunità. Certamente il modello deve essere quello di una struttura inserita in un sistema di reti molto articolato, capace di attingere alle migliori esperienze presenti, nonché di alleanze e sinergie (come quelle offerte da Lecco, sempre nel corso del convegno). Un ultimo aspetto, allora, potrebbe essere quello di puntare a caratterizzare il Polo per una vivace attenzione alla realtà della montagna, sempre trascurata dalla Regione, salvo quando serve come vetrina o fiore all'occhiello. Molti sono i campi nei quali l'innovazione di processo e prodotto sarebbe necessaria per continuare ad occupare delle nicchie significative, o aprirne delle nuove, senza nel contempo danneggiare più oltre, ma anzi valorizzando, l'ambiente e il territorio. Anche nel Convegno qualche indicazione è emersa: ci sono la filiera del legno, l'agroalimentare (che però deve avere dietro una produzione locale di qualità), il risparmio energetico, le acque, i rifiuti e la qualità ambientale, la gestione delle aree protette, la bio-architettura.


Ivan Fassin

 
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