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Riformismo e sviluppo è l’idea che mi attira del partito democratico di Giorgio Visini
06/08/2007
Quando mi è stato chiesto di portare un mio contributo riguardante il “Partito Democratico” senza ulteriori specificazioni, mi sono subito interrogato sulla natura stessa di questo intervento, essendo il tema di vastità estrema; parlare di cosa sia o, meglio, di cosa debba essere il PD, oltre a costituire insistente tema dell’agenda politica nazionale, è anche oggetto del continuo intervento di politologi, ricercatori, giornalisti etc. Lascio a loro, quindi, l’onere e l’onore di descriverne le linee fondanti. Anche parlare di aspetti partitico - organizzativi, per quanto importanti, anzi, indispensabili, non può essere l’obbiettivo di tale intervento – non siamo nella sede indicata. Ritengo, invece, possa essere interessante un approfondimento sulle ragioni che mi hanno indotto ad aderire a questo progetto, divenendone parte, e sulle modalità stesse di partecipazione da me scelte. La mia adesione può sembrare anomala, in quanto provengo da ambienti che per loro natura sono considerati diversi – se non antitetici - a quelli canonici del centrosinistra: dentro me c’è cultura di impresa, di sviluppo e di efficienza, e questo, in un ambito dicotomico quale quello del nostro territorio, non mi proietterebbe di sicuro verso l’area di centrosinistra né tantomeno verso la sinistra. Eppure così non è! Cosa mi ha indotto a tale posizionamento? A fianco ad una serie di temi che non possono che vedermi allineato con le linee progettuali del PD quali sensibilità sociale, moralità nella politica e nella amministrazione, sensibilità ambientale, laicità dello stato, ma che ritengo dovrebbero, in un paese civile, essere patrimonio comune e condiviso di tutta la classe politica, indipendentemente dalle appartenenze, e non solo di uno schieramento, ci sono due aspetti specifici, tra loro strettamente intrecciati, che mi calamitano in modo forte verso il PD: riformismo e sviluppo. Per riformismo & sviluppo intendo un processo che parte dalla definizione di una sorta di identikit di Italia ideale, che passa attraverso l’individuazione di tutti gli steps e le riforme necessarie per raggiungere tale obbiettivo e che arriva a dare esecuzione a queste linee programmatiche difendendo strenuamente l’interesse collettivo ed andando anche contro, se necessario, agli interessi di specifiche categorie: di qui la necessità di un sistema elettorale che garantisca una governabilità forte e, soprattutto, incondizionata. La forza di questo progetto è quella di essere assolutamente declinabile e riproducibile anche nei singoli ambiti locali: un buon progetto di sviluppo condiviso, lungimirante, che guardi all’interesse di tutti e ben comunicato alla cittadinanza non potrebbe essere la giusta chiave d’accesso alle stanze dei bottoni della nostra Provincia e dei nostri enti locali? Da ultimo voglio fare un accenno alle modalità con cui mi sono accostato più attivamente al progetto: l’ho fatto in modo del tutto neutro, partecipando alla creazione dell’Associazione per il Partito Democratico provinciale, ambiente di discussione politica nuovo, giovane e fresco che ha in sé la natura di luogo di fusione tra società civile e istanze politiche.
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