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Enrico Dioli a tutto campo La vicenda del Senato, la crisi della politica, il Partito Democratico, le primarie, la vicenda di Sondrio di Alfonsina Pizzatti
06/08/2007
È passato più di un anno dalle elezioni politiche del 2006. Come i nostri lettori ricorderanno Enrico Dioli, candidato al Senato della Repubblica per la lista della Margherita risultò il 1° dei non eletti di tutta la Regione Lombardia. Un accordo, non solo verbale, sottoscritto a livello nazionale e regionale prevedeva per Dioli, ma anche come aiuto e riconoscimento per la nostra provincia, o un suo subentro al Senato per dimissione di altri eletti che, avendo assunto altri incarichi, si sarebbero dimessi dal seggio senatoriale, o altro ruolo secondo le priorità individuate dai livelli superiori. Non è stato così. E a noi sembra corretto e coerente chiedere a Enrico Dioli qual’é oggi il suo pensiero in merito e riportare ai valtellinesi l’esito trasparente di questa vicenda. Dopo più di un anno costellato non solo di promesse ma anche di atti concreti (saresti entrato al senato se Danieli – nominato sottosegretario agli esteri avesse dato le dimissioni – Cosa che l’onorevole Danieli ha fatto per ben 3 volte vedendosele sempre respinte, l’ultima volta con questo esito: 148 favorevoli 148 contrari 7 astenuti) qual’è il tuo stato d’animo? Devo dire che ho vissuto senza grandi traumi queste vicende perché sempre armato di grande pazienza, aiutato anche dall’aver dovuto affrontare importanti problemi familiari e da una riscoperta tranquillità interiore. Il fatto che il risultato finale non sia dipeso da me mi fa sentire anche oggi sereno. Non nego una certa amarezza di fondo accompagnata però da uno sguardo lucido e una ritrovata voglia di continuare a battermi sui problemi da sempre importanti per la mia provincia: sua modernizzazione, infrastrutture, sanità, ambiente, energia, formazione e informazione. Si può dire che nella tua vicenda abbia avuto un ruolo non di secondo piano quella che oggi va sotto il nome di “crisi della politica”? Il Senato che respinge tre volte le dimissioni di Danieli, che per il ruolo che ricopre dovrebbe essere spesso in giro per il mondo, la nostra maggioranza che non riesce a far quadrato, i malpancisti trasversali che si divertono ai veti reciproci. Un comportamento difficile da capire e da accettare. Certamente la mia vicenda si iscrive in un contesto di crisi generale della politica che questo sistema elettorale ha aggravato ed esasperato. La legge elettorale, con la quale abbiamo votato, è stata da tutti contestata ma applicata e ha portato in parlamento il 95% di persone nominate dai partiti. Non c’è stato un rifiuto netto di utilizzare uno strumento definito dagli stessi estensori “una porcata” e la vita quotidiana del Senato ne è uno specchio impietoso. Questa “crisi della politica” di cui tanto si parla come la vedi declinata a livello locale? Emblematica è stata ed è la vicenda del Comune di Sondrio, sia per come è nata, per come è stata gestita, per come si è chiusa. Nata da una candidatura improvvisata per tacitare i contrasti nel centro destra, accompagnata da liste con personaggi impresentabili per la città di Sondrio, che però qui bisogna riflettere, hanno avuto consensi di tanti cittadini. Perché mai la gente si lamenta della politica se nelle liste presenta e poi vota personaggi senza un’etica, che cambiano gruppo dalla sera alla mattina? Personalmente ho trovato disgustoso e inaccettabile che taluni di questi personaggi che non si possono certamente definire politici, hanno riservato sul sindaco persino insulti personali. Sono stati premiati girovaghi e i senza etica e hanno dovuto lasciare la giunta assessori che non hanno piegato la testa a ingerenze e rapporti che provenivano al di fuori della giunta. Basta ricordare la storia dei saggi, accettata anche dai media locali come una grande fantasia istituzionale, con dimissioni e loro ritiro da parte del sindaco. Altro che fantasia, un vero golpe istituzionale, come noto, targato Provera. Si è chiusa poi questa esperienza con una bagarre incomprensibile: per la gestione e la politica di indirizzo su un problema minore come quello del teleriscaldamento, quando ancora quest’opera non c’é. La crisi del comune capoluogo ha mostrato con grande evidenza la necessità di avere nelle istituzioni personale preparato e qualificato sia a livello amministrativo che dirigenziale. Al di là delle denunce che cosa pensi si possa fare in questa direzione? E’ tempo per la creazione qui da noi di una Fondazione che promuova e curi gli aspetti formativi, culturali, amministrativi e politici propri della figura del pubblico amministratore che consenta ai giovani in particolare, ma anche a tutti coloro che sono chiamati a rivestire cariche pubbliche di trovare un momento di formazione a Sondrio basato sulla conoscenza delle leggi che regolano la vita degli enti pubblici, dei loro bilanci, delle delibere necessarie per risolvere i problemi che si presentano oltre Colico, a Milano, Roma e Bruxelles per agevolare la possibilità di avere una visione completa e generale del dove e del come cercare risposte e soluzioni ai nostri bisogni. E io dico che per la gestione del nostro bene comune è molto meglio un sindaco bravo e basta (senza altri aggettivi) che un sindaco amico, ma solo amico, magari purtroppo non bravo. Penso ad una formazione sostenuta e finanziata non solo dalla politica ma anche dalle categorie economiche, dagli interessi organizzati che operano sul nostro territorio. Par di capire che il tuo sia un appello generale alle forze sane della provincia e a tutti gli uomini di buona volontà perché la politica torni ad una pratica democratica vera e autentica e non solo alle prediche di circostanza. Non ti sembra un po’ utopico? Certo che sì. Non penso solo alla provincia, è ovvio, ma la politica deve tornare a coniugare con slancio e generosità il quotidiano e le questioni planetarie, a sostenere sempre di più il merito e sempre meno le appartenenze e le amicizie, a semplificare i modelli organizzativi (da noi veramente servono una così pletorica molteplicità di enti? Comuni, Comunità Montane, Provincia, BIM, Consorzi, ecc....) ad aiutare e sostenere coloro che si impegnano a ricercare candidature sane e autorevoli. Occorre tornare alla fatica della politica. La politica onesta costa molto anche in termini di fatica personale. Potrei raccontare di quante persone ho contattato in questi anni per le più diverse candidature politiche che mi hanno espresso stima, consenso, ma alla richiesta di un loro impegno diretto mi hanno risposto no, grazie. Che cosa pensi del nascente Partito Democratico. Può essere un aiuto in questa direzione? E’ una scelta coraggiosa che innesca sicuramente una grande novità. La sfida è metterlo in campo mentre siamo al governo del paese e questo oggettivamente complica le cose. Finalmente ci sono i regolamenti. Bene estendere la possibilità di partecipare al voto ai sedicenni, ma mi chiedo dove li troviamo, negli oratori, nelle discoteche? Forse sicuramente a settembre fuori dalle scuole. Non mi convince invece quel pagamento di 10 euro al momento del voto (5 per il nazionale e 5 per il regionale) avrei preferito un contributo volontario. Trovo fondamentale la candidatura di Veltroni, coraggiosa quella della Bindi, importantissima quella di Enrico Letta. Ho sottoscritto la sua candidatura, parteciperò alla costruzione del suo programma. Occorre da subito però andare anche nella nostra provincia tutti insieme in mezzo alla gente per convincerne tanti a partecipare il 14 ottobre alle primarie per realizzare una grande partecipazione plurale competitiva e positiva per la creazione del Partito Democratico Valtellinese. Avevi motivato la tua candidatura alle elezioni politiche del 2006 con questo slogan: A Roma per lavorare qui. Pur nelle difficoltà della tua posizione sei riuscito a realizzare qualche parte di questo impegno? Poco, modestamente però qualcosa si. Ho collaborato per il finanziamento per la ristrutturazione del teatro della Società Operaja di Chiavenna presentata dall’assessore al turismo del CM della Valchiavenna Teresa Tognetti direttamente al ministro Rutelli; sto lavorando per portare a Sondalo un istituto di formazione per le nuove professioni della montagna insieme agli amministratori comunali di Sondalo. Va bene che sei di Ponchiera, quindi un autentico sondrasco, ma sembra di capire che la vicenda di Sondrio assuma per te quasi i caratteri del riscatto della vita politica provinciale. Sbaglio? Premetto che oggi mi sento particolarmente impegnato con diversi amici a fare un buon lavoro e ottenere un buon risultato alle primarie del 14 ottobre per la nascita del Partito Democratico anche nella nostra provincia. Un buon risultato aiuterà sicuramente ad affrontare la difficile situazione venutasi a creare nel comune di Sondrio. Prima di pensare ai candidati sindaci, alle liste, alle elezioni comunali bisogna recuperare alla città equilibrio,serenità e un po’ di saggezza. La ricerca di possibili candidati sindaci deve trovare modalità innovativa e trasparente. Ad esempio perché no le primarie? Ma primarie non caratterizzate da una sfida competitiva fra uno che vince o un altro o altri che perdono, ma in cui si chiami la gente prima a partecipare poi a scegliere e chi vince fa il candidato sindaco e il secondo fa il suo vice. Nei mesi che ci separano dalla primavera del 2008, la città tutta, in tutte le sue componenti economiche, sociali, culturali, dovrebbe essere chiamate a discutere e ad esprimersi sulle più importanti problematiche quotidiane e future che la città dovrà affrontare mettendo in circolo, attraverso un dialogo diffuso e aperto, quelle capacità intellettuali che ai sondriesi non mancano. A titolo di esempio, a mio parere, occorre chiedersi che cosa bisogna fare per ridare a Sondrio il ruolo e l’importanza che oggettivamente ha come capoluogo provinciale: * Sondrio capoluogo e la modernizzazione della sua valle alpina. * Quale ruolo nel riordino della nostra sanità provinciale. Un nuovo ospedale a Sondrio. * Il polo tecnologico, il teleriscaldamento, il problema del risparmio energetico e la politica delle energie alternative. * Presenza delle istituzioni pubbliche provinciali, regionali e nazionali. * Sondrio e il suo commercio. * Sondrio e le sue banche. Il distretto bancario valtellinese. * Piazze riorganizzate, vivibilità, sicurezza, strade pulite. Sondrio deve riaccendersi. E’ da sognatori, mi chiedo, pensare di utilizzare questo periodo in questo modo? Credo di no perché tutti i sondriesi e in particolare la politica non potrebbero che trarne vigore e presentarsi a maggio con idee chiare, largamente condivise e soprattutto praticabili. Avviso ad amici ed avversari: da questa conversazione mi pare emerga, un Dioli più grintoso che mai, animato da impegno, determinazione, visione chiara dei problemi e della vita politica provinciale. A lui diciamo: Enrico “adelante con juicio...”.
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