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La Conferenza Nazionale sulla Famiglia
Intervista a Chiara Saraceno di Fabrizia Bagozzi

11/06/2007

«Se c’è autonomia c’è più famiglia»
Le priorità per la famiglia secondo la sociologa torinese: «Aiutare i giovani a uscire più in fretta dalle famiglie di origine, aumentare e migliorare i servizi per i figli e la cura degli anziani, potenziare le forme di conciliazione dei tempi».

Per Chiara Saraceno le parole chiave per una buona politica sulla famiglia sono autonomia, servizi, conciliazione. Autonomia dei giovani dalle proprie famiglie d’origine, servizi che sostengano la natalità e la cura degli anziani, orari di lavoro, congedi e facilitazioni nell’organizzazione dei tempi che rendano più semplice avere dei figli ma anche assistere chi non è più autosufficiente. Perché l’invecchiamento della popolazione ha una ricaduta sempre più alta sulle famiglie «soprattutto sulle donne». Perché è così difficile fare famiglia in Italia? Perché alla famiglia di origine vengono attribuite troppe responsabilità: ci si aspetta che sostenga i giovani ad libitum ed è un vero e proprio ammortizzatore sociale. A questo si deve aggiungere che i giovani vivono una transizione alla vita adulta più lunga dei propri coetanei europei per motivi strutturali e culturali. I ragazzi si percepiscono e vengono percepiti come figli fino a quarant’anni. Una cosa che non li aiuta ad acquisire attitudine all’autonomia. Vale per tutti? Un po’ di più per i maschi che arrivano alla coppia avendo una certa abitudine ad essere accuditi. E ancora si aspettano di esserlo da ragazze che, anche se meno della mia generazione, sanno gestirsi di più. In ogni caso, essere rimasti figli a lungo incide sulla formazione della coppia e ancor di più sulla decisione di fare figli. Che sono curati più dalle donne. Nella coppia è ancora radicata una forte divisione del lavoro anche quando entrambi lavorano: il 70% del lavoro familiare è a carico delle donne. Ma la conciliazione dei tempi è molto bassa? Le politiche di conciliazione pubbliche e aziendali sono poche. I nidi sono buoni ma insufficienti e cari, gli orari di lavoro rigidi, il part time è costoso e anche rischioso, il lavoro a distanza è scarso: queste sono tutte cose che le aziende italiane fanno ancora fatica a considerare, non vedono bene la maternità, ai padri non danno volentieri i congedi. Dunque la collaborazione delle imprese è importante. La Germania ha lavorato molto in questa direzione e oggi, dopo aver discusso a lungo con gli imprenditori, si sta orientando a incentivare il più possibile l’occupazione femminile e le politiche di conciliazione. Lo slogan ripreso anche dal ministro Bindi, “alleanza per la famiglia”, implica anche ragionare con le aziende per sviluppare queste cose e di conseguenza anche la natalità. Quali devono essere le priorita per le politica sulla famiglia? Tutto ciò che produce conciliazione anche per gli uomini e non solo per le donne. E dunque i congedi, gli orari flessibili, i nidi anche aziendali aperti alle comunità. Ricordandoci, però, che la conciliazione non riguarda solo chi ha figli ma anche chi deve occuparsi di un genitore anziano che all’improvviso non è più in grado di occuparsi di sé. E si deve lavorare di più e meglio per l’autonomia dei giovani da soli e in coppia. Con un mercato degli affitti più favorevole, ammortizzatori sociali, servizi. Infine serve un investimento sui minori: una buona politica di sostegno alla fecondità deve prevedere che il destino dei figli non sia totalmente legato alle origini sociali: quelli per l’infanzia devono essere pensati come servizi educativi forti, devono essere in grado di far pareggiare le chances.
Dove investire le risorse quando non sono infinite? Buone politiche si fanno con un mix di trasferimenti, servizi, interventi. Anche se, dovendo scegliere, io privilegerei i servizi per la natalità e ammortizzatori sociali e casa per i giovani da soli e in coppia. Mi faccia aggiungere una cosa: al di là del dibattito sui Dico, penso che si debba smettere di contrapporre sostegno ai diritti individuali e sostegno alla famiglia. Perché consentire ai membri della famiglia di essere un più autonomi – alle donne dai mariti, ai figli dai genitori, agli anziani fragili dai figli – aiuta l’assunzione di responsabilità familiari: alleggerendo un po’ le dipendenze si incoraggiano le interdipendenze perché si sa che da esse non si verrà schiacciati.

 
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