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Sondrio: la giornata dell’economia presso la Camera di Commercio di Ivan Fassin
11/06/2007
Si è svolta anche a Sondrio, come presso le altre Camere di Commercio, nella mattinata del 10 maggio, la “Giornata dell’Economia”, questo appuntamento ricorrente, ormai alla quinta edizione. Il programma, piuttosto denso, prevedeva, dopo i saluti di rito, una sintesi della “Relazione sull’andamento economico della provincia di Sondrio” intesa ad evidenziarne struttura e principali contenuti, a cura di Marco BONAT, Segretario Generale CCIAA di Sondrio. Su questa parte non ritengo utile insistere molto, poiché disponibile la pubblicazione. Solo si può osservare che rispetto agli anni passati la relazione è stata realizzata esclusivamente a cura degli Uffici camerali, ovviamente sulla base di una impostazione tracciata nelle annate precedenti. Essa intende offrire semplicemente, come sta scritto nella Introduzione (firmata dal compianto Presidente Succetti) una “istantanea sullo stato di salute del sistema economico provinciale, sui risultati conseguiti, sui fenomeni in atto, sui fattori di crisi e le opportunità da cogliere”. Devo dire che in questo modo viene tracciato un quadro abbastanza asettico della situazione reale, sulla base di dati statistici, tra l’altro comparati solo in piccola parte con i dati regionali o di altre province. Soprattutto il rapporto si presenta come un seguito di voci settoriali non raccordate in un quadro di sintesi tale da non rendere ragione della complessità del sistema, delle interrelazioni, e delle tendenze in atto, delle prospettive, e soprattutto delle cause della situazione e delle politiche adottate (o non adottate) per lo sviluppo. Un solo esempio: alla voce “turismo” si commenta che i risultati del 2006 sono “complessivamente positivi”. Ma poi si constata che le presenze alberghiere nella stagione invernale 2006 sono state tutt’altro che soddisfacenti, e peggio ancora dicasi per quanto riguarda la stagione estiva… Eppure si tratta di un settore in cui vi sono stati interventi pubblici rilevanti e in particolare gli ingenti investimenti seguiti ai Mondiali di sci del 2005. Un solo timido cenno viene fatto ai “segnali di cambiamento [nella domanda turistica] che …andrebbero interpretati dagli operatori al fine di poter rispondere meglio alle esigenze del mercato”. Successivamente è intervenuto un ospite esterno, il Prof. RODESCHINI dell’ Università di Bergamo, che, invitato a commentare i risultati della Relazione, ha asserito di volersi limitare a rilevare solamente alcuni punti di forza e di debolezza del sistema economico locale. Si è anzitutto soffermato abbastanza a lungo sui problemi demografici, trattati molto sinteticamente nella Relazione. Ha affermato senza mezzi termini che una attenta osservazione dei dati disponibili non consente di essere troppo ottimisti. Se l’invecchiamento complessivo è leggermente inferiore al dato regionale, le generazioni sono particolarmente sbilanciate in alto con una percentuale degli ultrasessantacinquenni del 19,5% (e del del 5% di ultraottantenni), mentre la quota di popolazione giovanile (fino a 19 anni) rappresenta solo il 19,3 %. Il tasso riproduttivo degli immigrati, che in altre realtà compensa i dati preoccupanti, qui non ha la stessa consistenza: da noi infatti si ha si ha un 2,6 % di incidenza sulla popolazione totale, contro la media regionale del 7%. Facendo alcuni calcoli, la prospettiva è quella di un decremento inevitabile. In particolare c’è un vuoto in corrispondenza delle età di attività lavorativa: le conseguenze si possono immaginare. Se poi riguardo al reddito, al patrimonio pro capite e al PIL pro capite ci si trova in discrete posizioni, nel panorama non mancano altri aspetti problematici. Anzitutto: la dimensione delle imprese. Mediamente qui le piccole e piccolissime imprese sono percentualmente molto più numerose che in altrerealtà: come si potrà competere nella globalizzazione, su mercati vasti? Nelle esportazioni pro capite: siamo ultimi in Lombardia. Anche questa è una debolezza. Riguardo alla presenza di investimenti in ricerca-sviluppo e innovazione, il relatore osserva che la provincia presenta basse percentuali di marchi, invenzioni, brevetti europei. Lodi, che è altrettanto piccola, ha una percentuale nettamente superiore. Infine, il problema del cosiddetto capitale umano. Vi è una debolezza nella percentuale di laureati su occupati: Lombardia 13% (BADEN W. 23%, MADRID 40 %, media nuovi stati UE 15%.) Noi al 9% Fattori positivi L’entità complessiva del settore turistico (9% del turismo lombardo), l’ ambiente (forse su questo andrebbe fatta qualche considerazione più attenta), le condizioni di vita (anche qui attenzione, non ci sono solo i dati del benessere economico). Il professore si è poi soffermato a interrogarsi su quali potrebbero essere alcune scelte strategiche per lo sviluppo locale. Ne ha individuate quattro: Apertura all’esterno, sviluppare la capacità di attrazione per così dire demografica, cioè di lavoratori extracomunitari più propensi a riprodursi. Conservare l’ambiente come bene specifico, fattore di attrazione non solo turistico, ma anche di localizzazione di impresa, tanto più, in questo caso, se accompagnato da servizi all’innovazione. Sviluppo della produzione di prodotti tipici, ovviamente puntando alla qualità più che alla quantità. Infine, ha suggerito la necessità di una aggregazione di imprese. E’ una cosa a suo avviso possibile, sia spontanea, sia soprattutto se incoraggiata, per reggere alla competitività dei mercati… E’ seguita una interessante tavola rotonda, guidata dal Dr. Aldo BONOMI, con la presenza di sette interlocutori, di varia estrazione professionale e campo di attività, ma tutti in qualche modo buoni conoscitori della provincia e dei suoi problemi. Bonomi dunque ha introdotto questa parte della mattinata, ricordando che ci si trova nella sede della ‘democrazia economica’, e che questa sua collaborazione intende andare oltre il ritualismo celebrativo, per affrontare nodi problematici reali ed importanti. Gli interlocutori sono stati scelti per sviluppare un confronto che sia una sorta di esame di autocoscienza collettiva, rispetto al futuro della provincia, al modello di sviluppo, alle prospettive offerte da una economia globalizzata. Quale identità economica vogliamo portare nella transizione? si è chiesto il conduttore. L’identità è sempre comunque definita dalla relazione, dal rapporto con gli altri. In altre parole dalla capacità di muoversi tra reti corte (la solidarietà locale) e reti lunghe (quelle del mercato globalizzato). Questa è dunque la questione che in generale intende sottoporre ai big players invitati al tavolo… Passa quindi a presentare brevemente gli interlocutori, ponendo loro una o più domande specifiche: Ing. ZUCCOLI (AEM, EDISON, ASM Milano, e anche CREVAL, ora). Nel contesto italiano, di un capitalismo distribuito sul territorio, con pochissime grandi imprese manifatturiere, giganteggia ora il capitalismo dei servizi. Come ci si deve rapportare, da qui, a questo mondo in movimento? Che fare in una provincia che ha sempre conosciuto una forte presenza delle Aziende idroelettriche, oggi in fase di trasformazione e di espansione? Il dr. DE MARTIN rappresenta Federlegno, un pezzo forte di Unioncamere (media impresa, 5000 unità, che è l’ossatura portante dell’economia italiana). Gli si chiederà di parlare della filiera del legno e delle prospettive che ci sarebbero per la provincia da uno sviluppo in tal senso. Dr. LAPSUS (ancora una media impresa, che opera in Valtellina, produttrice di imbarcazioni da diporto di una certa stazza, con un primato in Italia) Come fa a sopravvivere in ‘periferia’? CITTERIO Rappresenta la Piccola Impresa (per lo più familiare, 28 milioni di unità, in tutti i settori produttivi). Quali prospettive future vi sono per la piccola impresa nella realtà locale? Seguono i rappresentanti di tre settori specifici, in questo caso non imprenditori ma manager, che operano in campi particolari della soft economy, quella che si occupa non di produzione diretta di beni, ma di ambiente, turismo, prodotti tipici di qualità, insomma del ‘buon vivere’ in un territorio alpino, profondamente diverso dal resto della Lombardia. Dr PANONT, sul prodotto tipico “vino” Ing.. GANDOLFI sulla problematica “turismo” e sulle questioni relative all’immagine complessiva e alla promozione della Valtellina, ecc. Ing. BESSEGHINI sui problemi del costituendo Polo dell’innovazione, cioè sulle prospettive legate alla Information & Communication Technology, all’innovazione in genere, in riferimento all’ambiente locale. L’ing. ZUCCOLI ha insistito sull’importanza di un sistema multiservizi (verso cui si stanno orientando le ‘sue’ imprese), e del passaggio dalla quantità alla qualità. In questo contesto si attende che in provincia si avvii un discorso complessivo, su acque-energia-altri servizi, oltre il vecchio patto occupazione- monetizzazione, per una intesa di più ampio respiro, come in Trentino e Alto Adige, o come da tempo in Svizzera… Il dr. DE MARTIN ha ricordato che in provincia (e in Italia) esiste un patrimonio forestale non gestito, mentre sarebbe una risorsa sia economica (miniera del legno) che ecologica (le piante nuove hanno un miglior ricambio di anidride carbonica/ ossigeno). Anche il settore costruzioni potrebbe giovarsene. Il dr. LAPSUS ha specificato che per valorizzare la produzione nei mercati vasti è sempre più necessario articolare la produzione, lavorare sul recupero energetico, sull’innovazione, ma anche sull’organizzazione interna dell’azienda e sull’analisi della domanda di mercato. Importante la comunicazione (Internet) e la certificazione di qualità. Questo consente di stare sul mercato dovunque vi siano condizioni minime per operare. L’ing. BESSEGHINI ha riferito ul percorso per la creazione a Sondrio del POLO TECNOLOGICO o dell’innovazione. Per ora è stata costituita una Cooperativa di attori interessati. Per quanto riguarda i contenuti a suo avviso non occorre inventare molto: importante è collegarsi, attingere alle risorse di rete (Ricerca, Centri, Università ecc.). La questione è quella dell’innovazione continua, e qui si tratta anzitutto di importare esperienze positive. Si presterà un occhio specifico al sistema alpino: la periferia può diventare centro, se ci si sa muovere bene. Il Polo insomma va inteso come un terminale intelligente di reti lunghe, che lavora per il territorio (e non solo). L’ing. GANDOLFI ha celebrato i mondiali di sci alpino, come vetrina che è stata importante per sbloccare l’isolamento della Valle. Da lì sarebbe partita una nuova spinta per un turismo più avanzato, in grado di far fronte alla concorrenza di altre stazioni dell’arco alpino. Il dr. PANONT ha insistito soprattutto sull’idea di auto-sostenibilità di un settore produttivo come quello del vino. Ha ricordato il ‘sistema’ che si è creato negli anni in provincia, che vedeva una forte cooperazione tra Consorzio produttori, Centro Fojanini (per gli aspetti scientifici e tecnologici) e Associazione ‘Provinea’ (per la manutenzione dell’ambiente specifico e per la promozione). Ma afferma che c’è insufficiente cooperazione nella ‘filiera corta’, così si riesce deboli nei mercati. Va sviluppata ancora la nicchia e il prodotto clou (Sforzato) che fa immagine, ma insieme si deve puntare a una autosufficienza effettiva del settore sviluppando una produzione minore, più facilmente vendibile, anche se pur sempre di qualità. Il dr. CITTERIO ha fatto una difesa d’ufficio dei piccoli imprenditori, sottolineando i loro problemi. Ritiene che discutere dello sviluppo ‘territoriale’ sia una occasione importante. Ma ci sono troppe difficoltà burocratiche, e le Asssociazioni imprenditoriali non offrono uno spazio politicamente forte. Bisogna costruire più coesione a scala territoriale, fare circolare l’informazione strategica, creare un contesto spaziale adeguato(una piattaforma ‘alpina’, un orizzonte almeno provinciale). Se no resta il solito arrangiarsi, le nicchie presunte protette’, fin che dura. Conclusioni Al termine degli interventi il dr. BONOMI ha tratto se seguenti conclusioni ‘provvisorie’: E’ importante ragionare sulla posizione della provincia al centro di tre aree forti: la Lombardia, il Ticino (la Svizzera), e il Trentino… Analogamente bisogna riflettere a fondo sulle modalità di ‘rappresentazione’ del territorio, e non solo nel senso della rappresentanza politica. C’è una (nuova) classe dirigente, una élite pronta a dirigere i processi innovativi? Ci sono idee? Molte proposte intelligenti sono emerse anche in questa sede, da mettere in agenda, anche come CCIAA; ad es.: • territorializzazione del problema acque-produzione energia elettrica- distribuzione ecc.; • territorializzazione del discorso finanziario: due banche, un distretto? • Nel manifatturiero: sviluppo della ‘filiera legno’ • Sviluppo delle connessioni “vino” e “turismo”. Si potrebbe seguire l’esempio dei Parchi-città del vino, sviluppare meglio un turismo diffuso di tipo eno-gastronomico… 4) Ha sottolineato l’ importanza di facilitare, e sostenere, la nascita e l’attività del Polo tecnologico, evitando il rischio di farne una cattedrale nel deserto, e attribuendogli un ruolo di centro di ricerca anche per la soft economy. Sviluppo di una logica di citta’ retica (Sondrio-Coira…?) 6) In conclusione: tutti gli attori locali dovrebbero considerare superata fase storica della ‘coscienza di classe’, che era intrinseca a una economia industriale pesante, fordista, per sviluppare piuttosto una ‘coscienza di luogo’. La CCIAA, andando oltre una politica strettamente ‘istituzionale’, potrebbe farsi promotrice di questa nuova unità di intenti per lo sviluppo locale.
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