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Si sono sciolti due partiti in cerca di futuro
di Alfonsina Pizzatti

04/05/2007

In questi mesi abbiamo dovuto resistere allo strepito di cui erano pieni i giornali – il Corrierone in primis - contro la eventuale nascita del partito democratico: cifre, polemiche, terze gambe, scambi epistolari, alberi di famiglia, quasi che il partito democratico potesse esplodere come un evento lanciato allo sbaraglio, senza un minimo di regia, in un caos totale. Poi finalmente ci sono stati i due congressi: dei DS e della Margherita e il partito democratico è diventato un’ipotesi concreta e anche lo scettico Corrierone ha iniziato a usare l’aggettivo “storico”. E’ stato senza dubbio un percorso accidentato e pieno di trappole quello che ci ha portato fin qui: che sembra però incontrare una grande maggioranza di gente disposta a crederci, nonostante tutto. Perché la domanda è sempre quella sia nel centrosinistra che nel centro - destra: più unità, più semplificazione e in fretta anche se va detto che, mentre nel centro sinistra un percorso di semplificazione politica è da tempo concretamente avviato – prima l’Ulivo - ora il PD, nel centro-destra tale percorso è continuamente evocato da Berlusconi ma non è mai effettivamente iniziato. Ha scritto Scalfari su Repubblica che “si sono sciolti due partiti in cerca di futuro” – e così effettivamente è. Molti altri ne hanno scritto per auspicarne la nascita o per contrastarla, disputando sulle possibili radici, sui padri, sui nonni, ma spesso guardando più alle polemiche del passato che alla visione del futuro. Oggi siamo davanti a novità e problemi per i quali le singole tradizioni e culture politiche non bastano, bisogna costruire insieme una nuova cultura politica che offra risposte adeguate alle domande sul domani. Contaminazione forse è una parola equivoca, meglio dialogo, ricerca, collaborazione, mediazione. Tutti noi siamo e dobbiamo essere orgogliosi della nostra storia, che non va assolutamente persa, dobbiamo essere fieri di quello che abbiamo fatto per questo Paese e per questa società dobbiamo dare nuovo slancio ai nostri valori, senza dimenticare gli errori commessi in buona e in meno buona fede. E’ cominciata davvero una nuova pagina. I due vecchi partiti si sono sciolti le loro strade separate sono arrivate al capolinea: vogliamo conoscere presto le regole, le date, e soprattutto se partecipare significherà anche poter decidere nel partito nuovo. I capi che lo guideranno dovranno essere indicati da un’assemblea costituente e sottoposti al vaglio di elezioni primarie. Il P.D. dovrà, per definizione, essere il partito che rafforza, che estende e difende la democrazia, che mira ad includere storie e valori diversi, perché vengono da provenienze diverse, che mantiene aperti varchi di accesso: un partito della libertà (al singolare), dell’uguaglianza, della giustizia, della sicurezza. Il partito della Costituzione. Come si collocherà in Europa lo decideranno gli elettori, soprattutto, si spera, i giovani che ne determineranno il corso futuro. Sarebbe assurdo cominciare ora, dopo questa insolita dose di coraggio che ci ha permesso di iniziare un simile viaggio, sarebbe assurdo cominciare a giudicare qualità e difetti come molti purtroppo hanno già iniziato a fare.
Il PD deve avere una ragione sociale forte, radicamento vero, idee, principi e valorizzare donne capaci di cui è fornito. Certo, al nostro interno non abbiamo signore che possano ricevere dal consorte un regalo di 13 miliardi di lire per la propria campagna elettorale, ma non sarà un deficit, se mai una garanzia. Il PD sarà davvero un’innovazione politica se le donne ne saranno protagoniste fin dalla sua nascita. Occorrono però fatti, le parole non ci interessano più.
Questo non solo nell’interesse delle donne quanto piuttosto del partito stesso e dell’intero Paese. Si parla già infatti di leader e il più gettonato dai giornali è Walter Veltroni - visto come “più nuovo” rispetto agli altri cirenei, perché non si è sporcato le mani nell’impresa importante ma logorante di traghettare i partiti tradizionali verso la sponda democratica.
Beh, non ci piace questo scansare le pallottole, questo sembrare nuovo senza in sostanza esserlo. Noi tifiamo apertamente per una diarchia femminile alla guida del partito nuovo. Anna Finocchiaro e Rosi Bindi: donne capaci, intelligenti, coraggiose al pari o più di tanti uomini, ma certamente rispetto agli uomini in generale più trasparenti, più dirette, più indipendenti da lobby o potentati. Forse proprio per queste ragioni non saranno scelte!
Non ci sentiamo in questo momento come cantava il grande De Andrè “gli addetti alla nostalgia che accompagnano il cadavere di utopia” NO, ci sentiamo invece partecipi di un processo storico che ci travalica, che riaccende in noi la speranza di una politica più giusta, che sostiene la nostra speranza nella possibilità di un mondo migliore, anche attraverso la politica. Una nuova nascita è per definizione un lieto evento: la nostra è stata una nascita dolorosa, non c’è stata epidurale di sorta, ma il prodotto del parto ci sembra di quelli per cui valga la pena di aver sofferto.

 
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