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Beniamino Andreatta: insegnò il valore delle regole
L’iniziativa dei Popolari per ricordare il professore a un mese dalla sua scomparsa. Castagnetti: uomo geniale e solido. Letta: fonte di intensità e densità mai ostentata. di Raffaella Cascioli

04/05/2007

BENIAMINO ANDREATTA
Il ricordo di Giovanni Bazoli, Leopoldo Elia e Piero Giarda

«Chissà dove il Signore ha collocato Beniamino Andreatta...Certo gli angeli mal lo sopporterebbero, mentre ai diavoli cercherebbe di spiegare la loro inutilità»
Conclude con queste parole il suo intervento, Piero Giarda, ultimo relatore della commemorazione di Beniamino Andreatta voluta da Pierluigi Castagnetti e organizzata dall’Associazione “I Popolari” a San Macuto. Tre interventi, quelli di Giovanni Bazoli, Leopoldo Elia e Piero Giarda per ricordare l’economista, il professore, l’uomo politico scomparso un mese fa a Bologna dopo sette anni di silenzio. Tra la platea tanti volti noti di imprenditori, banchieri, parlamentari, ministri e accademici che poi si sono trasferiti nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola – presente il premier Romano Prodi – per una messa per il trigesimo.
Tre personalità accademiche, tre uomini diversi fra loro, tre angolature differenti per ricordare l’amico. Il più pungente, a tratti anche il più commosso, è stato il ritratto che di Andreatta ha tratteggiato Piero Giarda. L’intervento che, forse, al Professore sarebbe piaciuto di più: non solo per il fatto che Giarda lo ha ricordato come «non immune dall’errore e sferzante nei suoi giudizi », ma anche perché non l’ha inserito in una categoria definita ricordando che ci si interrogava se considerarlo un conservatore o un progressista. Soprattutto un uomo imprevedibile: Giarda ha ricordato anche che quando Andreatta nel 1975 fondò con Paolo Sylos Labini l’Università di Arcavacata a Cosenza le autorità locali non sapevano far fronte al ciclone che li aveva investiti salvo poi cercare di «fargliela pagare ». Un intervento in agrodolce, quello dell’attuale presidente della pi ma sottosegretario al tesoro per diverse legislature. Parole, le sue, non immuni anche dal ricordo delle pagine più buie della storia d’Italia, angosciata da sessioni di bilancio senza fine, da tassi a breve schizzati oltre la soglia del 20% subito dopo il divorzio tra tesoro e Banca d’Italia. Un ricordo anche personale a cominciare da quel luglio 1958 quando l’allievo Giarda fu interrogato dal professor Andreatta sulle teorie di politica monetaria fino a quel 15 dicembre del ‘99 quando il sottosegretario Giarda salutò il deputato Andreatta qualche minuto prima dei tragici eventi della camera. Nel mezzo gli incontri di una vita come quando, ricorda ancora Giarda, lo stesso Andreatta lo definì «un ispettore di Maria Teresa in visita a una corrotta provincia dell’impero». In questa definizione c’è tutto Beniamino Andreatta che oggi Giarda definisce un «uomo in apparenza destrutturato». Un uomo che, però, amava l’ordine e le regole. «Voleva pensare, non sono mai riuscito a capire se lo pensasse veramente, che il paese dovesse riuscire a darsi delle regole facendo conto sulle sue risorse». E proprio le regole sono il leit-motive degli interventi che lo ricordano: se Pierluigi Castagnetti parla di debito di riconoscenza della Dc prima e dei Popolari poi nei confronti di Andreatta, protagonista nei trenta anni e più di presenza sulla scena politica nazionale, uomo geniale e solido, uomo del cambiamento, Giovanni Bazoli ripercorre gli ultimi 20 anni di attività politica di Andreatta che hanno visto una giovanile amicizia di rinnovarsi fino a trasformarsi in fratellanza. «Ci ha insegnato il valore delle regole – ha detto Bazoli – In questi anni della sua assenza abbiamo potuto misurare in tutti gli ambiti la forza delle sue idee». Un tributo, quello di Bazoli, all’intelligenza e alle virtù dell’amico che sapeva coniugare capacità creativa e doti di verifica puntuale. Rigoroso nel ragionamento, ma non astratto Andreatta, ricorda Bazoli, riteneva che «la soluzione più razionale fosse anche la più morale». Poi Bazoli alza il velo su un episodio poco noto: quando nacque l’Asinello e Prodi iniziò l’avventura europea fu offerto ad Andreatta di guidare la nuova formazione politica lasciando il Ppi. Rifiutò e alla famiglia motivò la sua decisione come un problema di dignità: «Ho già contribuito a una scissione, non parteciperò ad una nuova lacerazione». Preferì restare nel partito, dice ancora Bazoli, in una posizione minoritaria. Così Bazoli parla dell’Andreatta rigoroso che non era un ideologo, a cui non piacevano nè le ideologie nè gli ideali. L’Andreatta che riteneva che solo i valori avrebbero potuto contrapporsi agli interessi. Andreatta voce minoritaria nel partito, figura isolata nel paese, uomo che per primo fece una battaglia per il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione secondo cui ogni legge che comporta nuove o maggiori spese rispetto a quelle inserite nella legge di bilancio deve indicare i mezzi per farvi fronte. L’Andreatta disgustato dalla corruzione, dalla mancanza di meritocrazia e del senso dell’onore. È l’ottimismo di Andreatta – quello che Bazoli definisce come speranza – ad emergere dall’intervento di Leopoldo Elia. Il ricordo di Elia è puntuale, preciso nei suoi riferimenti ad avvenimenti ed anni, a citazioni. Come quando ha ricordato l’esigenza manifestata da Andreatta di mantenere salda la fiducia dei consumatori nei titoli pubblici che lo portò allo scontro con Formica. Quello stesso Formica che Andreatta definiva come «trafelato commercialista di Bari esperto in bancarotta e fallimenti ». Giudizi fulminanti, quelli di Andreatta, il cui anticraxismo era dovuto «non a liti di balcone» ma al timore che dalla spaccatura a sinistra la dirigenza socialista avesse potuto tentare qualche forzatura costituzionale. Una pregiudiziale morale, quella del professore, contro il craxismo e il berlusconismo. Elia ricorda l’Andreatta che si oppose a Berlusconi ma anche a Buttiglione, l’Andreatta che precorse i tempi, che fondò Carta 14 Giugno. L’associazione che comprende personalità estremamente diverse tra loro: da Occhetto a Scoppola, da Pasquino a Barbati, a Vassallo. L’Andreatta che parla di una federazione di partiti di centrosinistra, che ipotizza il ricorso alle primarie, che diffida delle oligarchie partitocratiche. Mentre Bazoli ha annunciato che, d’accordo con la famiglia, nascerà una fondazione a suo nome, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta ha fatto appello ai presenti e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di interloquire con Andreatta («colloqui che ci facevano entrare in apnea provando una sensazione di intensità e di densità») di trovare le forme giuste per tramandare le sue idee.

 
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