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Demanio idrico - Parliamone Perché la Provincia non ha sfruttato prima l’occasione offerta dalla legge? di Riccardo Marchini
14/02/2007
Lunedì 22 gennaio il Consiglio provinciale ha votato all’unanimità un Ordine del giorno con il quale si chiede alla Regione Lombardia di trasferire alla Provincia di Sondrio le funzioni e l’introito sul demanio idrico di sua pertinenza. Venerdì 26 gennaio il Presidente Provera ha ritenuto necessario convocare partiti, sindacati e categorie, affinché si esprimessero sullo stesso Ordine del giorno. Consultazione dall’esito ampiamente scontato. Mi sono trovato nelle condizioni di un cresimando chiamato a rinnovare la promessa fatta dai genitori con il battesimo. No, Presidente! Su questo tema La Margherita non deve rinnovare alcuna promessa, perché ha già fatto tutto quello che doveva fare. In Regione si è spesa molto attraverso il suo Consigliere Carlo Spreafico ed ha appoggiato il disegno di legge proposto dalla Lega (Perché solo ora questo ddl? Le altre due province nella stessa situazione della nostra sono a posto da tempo. Di chi sono le responsabilità se la Provincia di Sondrio non ha potuto sfruttare l’occasione offerta dalla legislazione? C’è qualche difficoltà nella maggioranza di centro destra al Pirellone? E’ un’operazione preventiva di disimpegno opportunistico da parte della Lega?). In Provincia, in occasione dell’ultimo Consiglio, la Margherita, con i suoi tre Consiglieri, ha sollecitato l’opportunità di arrivare all’approvazione di un Ordine del giorno condiviso, ha contribuito a redigerlo ed infine l’ha votato. Non esistono due Margherite. Dal momento che il Consiglio provinciale è l’organismo al vertice del sistema istituzionale provinciale, pensiamo che una sua deliberazione, fatta per di più all’unanimità, abbia la dignità per essere rappresentativa di tutti. Cos’altro serve? Ora tocca al Presidente fare i passaggi istituzionali necessari per arrivare al più presto a dare concretezza a quanto richiesto dal Consiglio. Perché, invece, il bisogno di questa nuova mobilitazione generale nella quale sono confusi ruoli e responsabilità? L’obbiettivo è il rafforzamento del documento o la deresposabilizzazione del Presidente? Si ha l’impressione che Provera non creda nell’istituzione di cui è a capo, o meglio nell’organismo nel quale avviene il confronto politico fra maggioranza e minoranza. Non è la prima volta. Oggi questo “sgarbo” di ritenere la votazione del Consiglio provinciale non sufficientemente forte, così da sentire la necessità di affiancarle un consenso extra-consiliare. L’ottobre scorso, in occasione della visita del Ministro Di Pietro a Sondrio, non ritenne opportuno, non dico invitare i Consiglieri all’incontro, ma neppure informarli di questo importante avvenimento. Ma il segnale più significativo lo diede con l’invenzione, due anni fa, del Comitato di mobilitazione per la SS38; con l’esclusione dei partiti esautorò di fatto i Consiglieri provinciali che sono i rappresentanti della politica all’interno dell’istituzione. Spostando il livello decisionale al di fuori della sua sede naturale, il Consiglio provinciale è ridotto ad un’appendice inutile, da riunire ogni tanto per obbligo di legge. Questi episodi offrono lo spunto per una riflessione. La scelta di trasferire il momento delle discussioni e delle decisioni fuori dalle istituzioni, sul palcoscenico popolare dove il cast indistinto dei rappresentanti di enti locali, dei sindacati, delle categorie e, solo quando servono, dei partiti come comparse, recita la commedia “Tutti insieme”, sostenuto dall’applauso della “gente”, ha un nome ben preciso: si chiama populismo. E sappiamo bene come il populismo consista nella regia di pochi che illude i molti di essere protagonisti e artefici dei propri destini. Intendiamoci, non è in discussione la ricerca dell’unità di intenti, ma il modo per conseguirla: ad ognuno il proprio ruolo e le proprie responsabilità, utilizzando al meglio il sistema delle rappresentanze che ci è stato consegnato dalla Costituzione. La politica faccia la sua parte nel definire, attraverso il confronto dialettico fra maggioranza e minoranza, gli indirizzi generali. Le istituzioni, per mezzo dei loro organi esecutivi, raccolgano le indicazioni della politica, le sottopongano alle parti sociali, sindacati e categorie, ne facciano ulteriore sintesi nelle Commissioni e nelle Assemblee consiliari e ne diano infine attuazione, ponendosi come garanti dell’atto finale. E i partiti? Attualmente il loro indice di gradimento e di credibilità da parte dell’opinione pubblica è ai minimi storici. C’è qualche ragione. Sono afflitti da una autoreferenzialità cronica che impedisce loro di stabilire un contatto vero con il paese reale, ma sono anche ammantati di tanti luoghi comuni. Tocca a noi rivitalizzarli, perché, pur con i difetti che tutti conosciamo, rimangono lo strumento più trasparente della politica. Altrimenti c’è da chiedersi chi costruisce la politica, a che titolo, perché e come.
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