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NON SIAMO TUTTI UGUALI Quattro semplici pensieri per i tempi che ci aspettano
07/02/2006
Le vicende bancarie di questi ultimi mesi hanno incrementato tra la gente una sensazione già purtroppo diffusa e cioè “che siamo tutti un po' corrotti”, come ha sostenuto, ammiccando, il nostro premier. Noi non avvaloriamo certe presunzioni di autosufficienza o certe accampate superiorità etiche se mai esistano, ma è un fatto che l'elettorato di centro sinistra è, in quanto a etica, molto più esigente e critico verso i suoi leader di quanto non lo sia quello di centro-destra che, mai, in questi anni, ha preso le distanze dalla politica ad personam del suo capo. E così Berlusconi che sulla questione morale dovrebbe nascondere la faccia sotto terra, come si diceva un tempo, è montato in cattedra a dar lezione. Un uomo che ha devastato le regole dell'etica, della cittadinanza, delle istituzioni, che ha trasformato i reati in meriti, che ha proclamato la legittimità dell'evasione, che ha trasformato i suoi avvocati in legislatori e i legislatori in suoi avvocati e che, ci pare, non possa più avere un popolo di moderati per bene a cui parlare, per giorni e giorni, da ogni pulpito, ci ha fatto la predica. Non gli restava che il libro nero sul comunismo per lanciare suggestioni e lui che doveva come un novello angelo vendicatore distruggere i comunisti e i magistrati, oggi chiede aiuto ai magistrati per battere i comunisti. Non ci appartiene il machiavellismo di chi sostiene che conta soltanto il risultato, indipendentemente dai compagni di strada che si scelgono per conseguirlo. Il nostro machiavellismo piuttosto, se così si può dire, deve risiedere nella capacità di riconoscere dove sta il pericolo. Stare in un'alleanza però significa anche assumersi ciascuno le responsabilità degli altri e, quando si è scelto di fare dell'etica una scelta politica, come il dibattito anche feroce avvenuto nella sinistra ha mostrato, si può ribadire senza tracotanza, ma con sincera fermezza, che non siamo tutti uguali. Non c'è una parte politica moralmente superiore ad un'altra, ma molto molto diversa certamente sì. INTERESSI E POLITICA La politica e gli interessi generali e particolari convivono intrecciati e abbracciati da sempre nella vita di ogni giorno. Ci sembra ingenuo e anche un po’ ipocrita dire che devono stare separati. Il punto è come devono rapportarsi tra loro. E' urgente allora costruire insieme uno schema di democrazia economica caratterizzato dall'autonomia e dal rispetto delle regole liberali di mercato, quelle per intenderci di cui Fazio e i suoi furbetti, in un intreccio di personale e politico, hanno fatto strame in questi ultimi mesi. Ha dovuto intervenire la magistratura, e quella di Milano, per fare un po' di pulizia. La debolezza della politica è emersa in tutta la sua dimensione. Senza la magistratura gli intrallazzi miliardari di pochi sarebbero continuati in barba alle continue citate leggi di mercato e alle cosiddette autorità indipendenti di controllo che, guarda caso, sono nominate dal potere politico. Dunque è sul “come” devono rapportarsi interessi e politica che si pone il problema del rispetto delle leggi e prima ancora dell'etica. Saremo ingenui ma noi continuiamo a pensarla così. IL PARTITO DEMOCRATICO Sembra passata “a nuttata”. Ma negli ultimi tempi leggere le notizie sullo stato dell'Unione (la nostra) era una sofferenza: ultimatum, accelerazioni, frenate, Prodiani (ma non lo siamo tutti?) contro i partiti, docce fredde, incontri, Prodi senza partito, Prodi che si rifà un partito, subito il partito democratico e così via. A poco più di 2 mesi dalle elezioni sembrava un dibattito sul filo dell'autodistruzione, sicuramente incomprensibile perchè proveniente da uno schieramento politico che ha accumulato faticosamente un piccolo capitale di credibilità e si pone l'obiettivo di battere il governo in carica. A noi, che condividiamo l'idea strategica del partito democratico, vien da dire che la costruzione di un simile soggetto è difficile, non nasce perché un'oligarchia politica lo ha deciso con forzature esterne che consentano di raggiungere lo scopo dal di fuori. Occorrono processi condivisi, congressi di partito, dibattiti culturali di alto livello, perché dalle macerie della prima repubblica, non si è riusciti, in questi anni, a costruirne una seconda. Se il centro sinistra che a partire dalle elezioni europee ha iniziato a far prevalere al proprio interno la coesione rispetto alla competizione, riuscirà a stabilizzare un soggetto forte, anche il Polo dovrà per forza accettare la sfida e riformarsi. Lavoriamo perciò per vincere, prima le elezioni e poi la sfida più alta. LA ROSA NEL PUGNO Abbiamo capito che l'operazione politica di Boselli con i radicali consente allo SDI di sottrarsi, almeno in parte, dalla “tutela” un po’ soffocante dei DS, dopo la loro dura “traversata del deserto”, per poter di nuovo divenire la casa di tutti quei socialisti che, al di là del pensiero e dei sentimenti di Stefania Craxi, sanno che la loro storia e le loro idee stanno tutte nel patrimonio della sinistra. Però Borselli ci ha portato in casa i radicali con i quali condividiamo alcuni valori come la pace, la giustizia, i diritti civili, ma con i quali abbiamo anche tante incolmabili diversità. Il metodo innanzitutto e poi, per stare al fatto più stridente, quel neoanticlericalismo così puntuto, esploso in queste settimane come loro contributo al programma dell'Unione. Simili battaglie sono fuori dal tempo e lontane dalla sensibilità dei cattolici che hanno scelto di militare nel centro-sinistra ma anche di chi cattolico non è. È inaccettabile quel loro metodo di lanciare idee come fossero molotov contro tutto e contro tutti. Certo dall'altra parte abbiamo molti cattolici che trovano paladini negli atei devoti Pera e Ferrara. Anche questo un vero miracolo! Ma, a parte gli imprescindibili principi, può pagare per l'Unione, elettoralmente parlando, una simile linea? Panebianco sul Corriere della Sera dice di sì, ma Panebianco non ci sembra interessato a una vittoria dell'Unione. Noi infatti temiamo di no.
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