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Europa debole terroristi più forti
Intervista con Massimo Cacciari: il sindaco di una grande città, dopo gli attentati di Londra. Con un occhio alla crisi dell’Unione Europea

24/07/2005

«Ora ho paura che ci sia Venezia nel mirino». Il neosindaco della laguna non nasconde le sue preoccupazioni: «L'Italia nel mondo è soprattutto l'arte». Sospendere Schengen? Non serve a niente, i terroristi sono in mezzo a noi». Anzi, «un'Europa più debole può averli spinti a colpire proprio ora».


Il prossimo obiettivo potrebbe essere Venezia. Ovviamente non ha nessuna voglia di scherzare il neosindaco Massimo Cacciari. Ieri ha rispettato i due minuti di silenzio per le vittime di Londra, per poi tenere un discorso commosso e preoccupato. Commosso pensando anche ai 32 bambini morti a Bagdad, «vittime dello stesso terrorismo ma che sempre più spesso dimentichiamo ». Preoccupato perché «non lo nascondo ai miei cittadini: Venezia potrebbe essere il prossimo obiettivo. Purtroppo». Più di Roma e Milano? I terroristi dimostrano di saper ragionare. Smettiamola con le metafore degli animali. Purtroppo sono uomini come noi, dotati di ragione, pensiero, parole, capacità simbolica. Hanno colpito grandi simboli del capitalismo e il simbolo del rilancio moderno di Madrid. Dubito che possano sferrare un attacco nel cuore di un'altra delle grandi religioni del Libro, cioè Roma così come non attaccherebbero mai il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Milano? Quali simboli ha? È il simbolo del capitalismo dell'Italietta. Temo, invece, che siano nel mirino soprattutto le città d'arte come Venezia. L'Italia nel mondo è l'arte occidentale. Il paganesimo è arte. Certo, bisogna stare all'erta dappertutto ma se c'è una logica simbolica non c'è dubbio che l'allarme è più alto nelle grandi città d'arte. Francia e Olanda hanno sospeso gli accordi di Schengen. Un altro colpo all'Europa. Non vedo assolutamente l'utilità di queste decisioni laddove, ahimé, è evidente che la presenza di gruppi terroristici più o meno dormienti è ovunque ed è in casa. Quindi non vedo cosa possa comportare rendere più severi i controlli ai confini degli stati europei, a meno di non reintrodurre tutte le frontiere, non soltanto il controllo aeroportuale. Cioè fare un salto indietro di trent'anni. L'Europa sembra essere entrata in una crisi irreversibile. Prima lo strappo sul Patto di stabilità, poi i referendum sulla Costituzione, ora Schengen. È vero. Questo è un elemento che non è stato considerato a sufficienza. È probabile che ci sia stata una recrudescenza del fenomeno terroristico in Europa proprio perché i terroristi comprendono l'estrema debolezza che sta attraversando la costruzione unitaria europea e vogliono colpirla in un momento in cui una costituzione - che pure non è una vera costituzione - dimostra di non avere l'appoggio popolare di cui avrebbe bisogno per essere davvero qualcosa di vincente per l'unità politica europea. È evidente che il terrorismo internazionale teme come il demonio un'Europa politicamente forte. Perché? Perché costituirebbe un interlocutore forte per l'intelligentia democratica che c'è, che c'è stata e che ci potrebbe essere nei paesi islamici. Questi movimenti oggi trovano una dif- ficoltà insormontabile nell'affrontare un dialogo con gli Stati Uniti di Bush e potrebbero invece trovare una fortissima corrispondenza con un'Europa politicamente forte. Il terrorismo lo capisce benissimo e dimostra intelligenza politica. I suoi colpi accentuano la ricerca parziale di sicurezza dei singoli stati, al punto da mettere in discussione il libero movimento di persone e cose nell'ambito comunitario. C'è un problema nel problema. Negli ultimi anni il centrosinistra italiano si è avvicinato all'asse carolingio franco-tedesco contrapposto all'America di Bush. Tra un anno potrebbe trovarsi al governo senza Chirac e senza Schroeder. Sì, però questa è un'altra questione. Le difficoltà a comprendere la necessità della costruzione politica ci sono a destra come a sinistra. Basta guardare all'atteggiamento dei socialisti francesi sul referendum o alle posizioni di Rifondazione comunista. È uno degli esempi che dimostrano che le categorie classiche di destra e sinistra ormai sono inutilizzabili. Come ti sembra che si sia comportato Tony Blair di fronte agli attentati di Londra? Bene. Non ha messo in discussione i principi fondamentali dello stato di diritto, non ha reagito con il panico e la paura ma con molta fermezza e dignità, naturalmente anche caricando ideologicamente la leggenda metropolitana dell'Inghilterra multirazziale e multietnica. Sappiamo bene che tre quarti di queste comunità vivono ancora ghettizzate. Una cosa è la presenza straordinaria di queste comunità e il loro peso economico, un'altra parlare di integrazione e dialogo. Però Blair ha agito da uomo di stato. Dubito che in Italia ci si comporterà nello stesso modo quando, ahimé, succederà... Il ministro Pisanu però ha raccolto il consenso di quasi tutto l'arco parlamentare. Pisanu è una persona seria e si sta dimostrando bravo. Ma è più facile parlare prima, dopo sarà più difficile. Non ti ha stupito, quindi, che gli attentatori fossero cittadini britannici, immigrati solo di seconda e terza generazione? Ne ero certo. Era evidente che un attentato di questo tipo dovesse essere stato organizzato da persone che avevano lì le loro radici. Quindi di nuovo è essenziale che comprendiamo tutti che la soluzione di questo nuovo terrorismo internazionale e ubiquitario non può essere delegata solo ai grandi statisti, che poi non ci sono, ma a ognuno di noi. È essenziale che ognuno di noi sviluppi una cultura dell'ospitalità, del confronto, dell'integrazione. Il terrorismo non viene da fuori, è in noi, è tra di noi, è anche nelle nostre abitudini di vedere il diverso sempre come minaccia. Come ho già detto non aiuta il fatto che ai 32 bambini morti a Bagdad sia dedicato molto meno spazio che alle vittime degli attentati di Londra. Sono vittime dello stesso terrorismo. Non aiuta che contiamo sempre e solo i nostri morti.


Giovanni Cocconi

 
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