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Il rilancio? Occuparsi dei programmi Il centrosinistra visto da Civiltà Cattolica
26/06/2005
Pubblichiamo l'articolo di padre Michele Simone che apparirà sul prossimo numero de “La Civiltà Cattolica”.
In vista delle elezioni politiche previste per il 2006, ambedue gli schieramenti il centro-destra e il centrosinistra - sono attraversati da interrogativi, progetti di riorganizzazione, convulsioni dialettiche, personalismi e così via. In questa cronaca cercheremo di fare il punto sulla situazione esistente nel centro-sinistra, soprattutto nei rapporti tra il partito della Margherita e il leader della coalizione Romano Prodi, in attesa di occuparci della maggioranza di centro-destra dopo il prossimo Congresso nazionale dell'Udc, chiamato a rendere più solida la propria unità e a dare una risposta alla proposta di partito unico formulata dal presidente Berlusconi. GLI AVVENIMENTI La strategia di Francesco Rutelli, presidente della Margherita, è stata descritta così da Riccardo Barenghi (La Stampa, 14 aprile 2005): «Il suo [di Rutelli] appello ai moderati del centro-destra - venite con noi - non va interpretato come l'ennesima tentazione neocentrista: rifacciamo una bella Dc del nuovo millennio, torniamo al proporzionale, seppelliamo il bipolarismo all'italiana che tanto non funziona e ricominciamo a far girare la politica italiana attorno a un perno centrale che di volta in volta si appoggia a destra o a sinistra. Niente di tutto questo. Rutelli non intende rimettere in discussione il modello attuale, centrodestra di là e centrosinistra di qua, tanto meno pensa a spostarsi lui da un'altra parte. Il suo progetto è tutto interno alla logica bipolare. Rutelli si fa forte dei risultati elettorali, reali e potenziali del suo partito, del deludente voto ottenuto da Rifondazione (Vendola vince ma Bertinotti resta al 5% e perde peso nell'alleanza, scoprendo il fianco sinistro dello stesso Prodi). E soprattutto della possibilità che la Margherita diventi un polo di attrazione sia per i vari centristi sparsi nell'Unione sia per i cosiddetti moderati del centrodestra. Una Margherita autonoma dal punto di vista organizzativo e più forte sarebbe in grado di proporsi come l'altra gamba della coalizione, alleata ma differente dai Ds. E sarebbe a quel punto capace di far pesare la sua politica. Al contrario, se la Margherita venisse imbarcata nel vascello comune, il timone lo terrebbe Prodi, la rotta la farebbe D'Alema, le vele le regolerebbero Bertinotti e Fassino e [Rutelli con la Margherita] rischierebbe di finire in sala macchine». Questa linea è stata indirettamente tracciata da Rutelli nell'Assemblea federale della Margherita, a Roma, lo scorso 19 maggio. Si è poi chiesto: «In che misura è importante, al fine di organizzare bene la nostra prospettiva di governo, la federazione dell'Ulivo? Molto, moltissimo. A patto che la Federazione esista. Che agisca. Che siano sciolti nodi oggi irrisolti e che sono piuttosto clamorosamente emersi ancora negli ultimi giorni. La Federazione è un cammino, un processo di collaborazione e crescente integrazione tra le forze di ispirazione democratico- riformista del nostro Paese». Egli ha osservato che però ci sono ambiguità sul problema del «partito riformista»: «È tempo - ha ripetuto che questo argomento venga messo sul tavolo in modo sincero ed esplicito, e infine tolto di mezzo». E infine è arrivato alla proposta: «In queste ultime giornate, ha subìto una drastica accelerazione la discussione sulla modalità di presentazione nella quota proporzionale, quella che assegnerà il 25% dei seggi nelle prossime elezioni politiche. È una scelta importante, anche se la scelta principale, la scelta dell'unità, è già presa con la decisione di presentarci nella parte maggioritaria sotto il simbolo dell'Unione. La parte proporzionale del voto politico è un altro voto rispetto al voto coalizionale per il Governo. Su quella scheda abbiamo presentato l'Ulivo nel '96 e nel 2001. Stavolta no, poiché in particolare Rifondazione - ed è giusto così - ha chiesto un nuovo simbolo per la coalizione nuova. Nella seconda scheda, gli elettori troveranno i simboli dei partiti. Nel 2001, ci fu un enorme spostamento di voti tra la scheda maggioritaria e quella proporzionale. Per l'esattezza, Polo + Lega raccolsero un milione e mezzo di voti in più nel proporzionale. L'Ulivo (+ Rifondazione Comunista) oltre un milione e duecentomila voti in meno. Io credo che questo fenomeno sia destinato a ripetersi, forse con grandi cambiamenti se non ribaltamenti. L'esperienza inequivocabile delle ultime elezioni regionali indica che liste distinte dei partiti che formano la Federazione dell'Ulivo possono raccogliere più voti che non la Lista “Uniti nell'Ulivo”. È evidente che partiti che non sono uniti nel Parlamento europeo e che sono federati a livello di Consigli regionali, devono fare ancora molto cammino unitario prima di fondersi nel Parlamento della Repubblica. Siamo pronti a farli, quei passi, negli anni a venire. Ma ribadisco: nessuno sminuisca la necessità elettorale prioritaria di intercettare una parte probabilmente decisiva di voti in uscita dal centro-destra con le liste distinte». E quindi ha concluso: «Come ho cercato di spiegare che l'unità del centro-sinistra è un bene intoccabile, ma che uni- ficazioni forzate sarebbero un male intollerabile, vorrei concludere [mettendo in evidenza] che l'approdo più importante posto al termine del nostro cammino è la nascita in Italia, in base a un autentico “nuovo inizio”, di un “Partito Democratico”. Sappiamo che una confluenza oggi non darebbe il frutto sperato. Come in ogni processo vitale, il tempo e la maturazione sono altrettanto indispensabili delle idee». L'intervento più significativo contro la proposta di Rutelli è stato quello di Arturo Parisi, da sempre il teorico del partito unico e del superamento nel più breve tempo possibile dell'esperienza della Margherita. Egli ha ricordato che il problema fondamentale del Paese non è quello di rappresentare le differenze, ma di «portarle a sintesi intorno a un progetto di governo »: «Un problema che ci chiede, sì, di allargare i consensi. Sì, di inventare strumenti che consentano al maggior numero di persone di riconoscersi nella proposta avanzata. Ma che ci chiede soprattutto di affidare la stabilità non al numero di seggi parlamentari, ma alla forza della nostra proposta». Ora l'on. Parisi, secondo quanto riusciamo a leggere nel suo intervento, non è riuscito a chiarire come sia possibile avere una «proposta forte», senza anche un numero adeguato di seggi parlamentari per metterla in pratica, che è proprio l'obiettivo che si propone Rutelli, dicendo sì alla Federazione, per la proposta forte, e sì alla lista della Margherita nel proporzionale, per la crescita dei seggi parlamentari. Subito è giunto il commento di Romano Prodi, che si trovava in Cina: «Un suicidio ». La posizione di Prodi è stata poi puntualizzata in un Comunicato del 25 maggio. Egli ricorda che «l'Italia ha bisogno di un grande Governo che prenda decisioni severe e prolungate nel tempo. Un grande Governo che soltanto una maggioranza compatta e determinata può permettere. Con il loro voto, gli elettori ci hanno chiesto di andare avanti, di essere ancora più uniti: per meritarci la loro fiducia tra dodici mesi, per governare bene il Paese nei successivi cinque anni. È a questa domanda che noi oggi siamo chiamati a dare risposta. La Margherita, nella sua Assemblea federale di pochi giorni fa, ha deciso di presentarsi alle prossime elezioni politiche con il proprio simbolo di partito nella parte proporzionale. Si tratta di una decisione autonoma, non concordata con gli altri partiti della Federazione, che tocca un elemento essenziale del nostro stare insieme e che io, che, in nome dell'Ulivo, sono stato tra i promotori della Margherita, colgo personalmente con amarezza. Ma si tratta di una decisione pienamente legittima, assunta con metodo democratico e che dobbiamo tutti rispettare, quale che siano stati i termini usati nel corso del dibattito. LE PROSPETTIVE La decisione della Margherita di presentare una propria lista nella parte proporzionale alle elezioni politiche del 2006 non contraddice alcuna decisione né della Federazione dell'Ulivo, né dell'Unione, giacché decisioni in merito assunte democraticamente non esistono. C'era certo un auspicio del candidato premier Romano Prodi di proseguire sulla strada della lista unica, ma nessuna decisione era stata presa. D'altronde, sino al momento della futura nascita del Partito Democratico, il candidato premier è tenuto a concordare le decisioni più importanti con i partiti della sua coalizione, altrimenti anche nel centro-sinistra si rischia di percorrere la strada del leaderismo solitario. Quello che è avvenuto nasce innanzitutto da una diversa valutazione delle prospettive elettorali: secondo Prodi e Parisi, soltanto la lista unitaria garantisce, oltre alla formulazione di una «proposta forte» di governo, l'aumento dei voti e la vittoria; secondo Rutelli, invece, la lista della Margherita nel proporzionale è in grado di intercettare anche voti in uscita dal centrodestra e diventare quindi il partito chiave che permette di conquistare i voti necessari al sorpasso della coalizione di centrodestra. Accanto alla diversa valutazione delle prospettive elettorali, nessuno nella coalizione intende discutere la leadership di Romano Prodi: tutti i partiti sono fondamentalmente d'accordo su questo punto, né, come riconoscono molti osservatori, sarebbe opportuno. Nello stesso tempo ci si attende che egli svolga il ruolo che gli compete, che è quello di strumento di unità e, quindi, capace di ricomporre le divisioni, non di favorirle. Osserva in proposito il prof. Nicola Rossi, esponente dei Ds: «Romano si sarebbe dovuto preoccupare delle ragioni di quanto era accaduto, e di quanto sta accadendo. Avrebbe dovuto intuire, capire, mediare… È questo il compito del leader di una coalizione, o no? I problemi, in politica, si affrontano e si risolvono. Prodi questo deve fare. Oggi la gente attende un Governo in grado di risolvere almeno qualche problema di fondo, senza inutili promesse. E il rilancio della coalizione passa anche dalla proposta di soluzione di uno o due problemi che toccano la vita quotidiana della gente, senza attendere la presentazione del «libro dei sogni» un mese prima delle elezioni. Certamente l'on. Prodi non può aver dimenticato che il suo Governo, a suo tempo, è caduto proprio a causa di divergenze programmatiche. Per quel che riguarda le liste, forse una proposta molto semplice, quasi ingenua, potrebbe essere quella della presentazione, nella scheda per il voto proporzionale, delle singole liste di partito con due simboli, quello della propria formazione politica e quello dell'Ulivo, come impegno a proseguire nella costruzione reale, senza egemonie, di una lista unitaria in futuro.
Michele Simone
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