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Confusione - incertezza - mancanza di contenuti
Questo lo stato dell'arte della riforma della scuola superiore

25/06/2005

Il tavolo provinciale “discutiamo la riforma Moratti”, composto da sindacati, partiti e associazioni ha proposto un nuovo documento sul Decreto Legislativo sulla scuola superiore, approvato nel Consiglio dei Ministri del 27 maggio e pubblicato il 9 giugno sul sito del Ministero dell'Istruzione. Tutte le perplessità individuate ed esposte nell'incontro pubblico di fine maggio a Sondrio su tale riforma vengono confermate. La riforma della scuola superiore completa l'opera di dequalificazione della scuola e delle sue caratteristiche di servizio pubblico. In particolare si sottolineano alcuni aspetti negativi. La scuola secondaria superiore è suddivisa in due sistemi: il sistema dei licei affidato allo Stato ed il sistema dell'istruzione e della formazione professionale affidato alle Regioni. I due sistemi vengono definiti di pari dignità, ma poi nell'articolazione viene chiaramente evidenziata la grande differenza: obiettivi, orari, abilitazione degli insegnanti e loro rapporto di lavoro. Il decreto non definisce, inoltre, come, quando e perché gli istituti professionali o tecnici passino ad uno o all'altro sistema o quali altre scuole lo compongano. Il decreto, se dopo il parere della Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali e delle Commissioni parlamentari competenti diventerà legge, obbligherà già nel prossimo anno scolastico studenti e famiglie e ad una scelta precoce: chi frequenterà a settembre la terza media, a soli 13 anni, tra ottobre e gennaio, dovrà scegliere il suo destino professionale. Si anticipa, così, una scelta decisiva, che segnerà tutta la vita, ad un'età in cui l'adolescente, ancora incerto sul suo presente e sul suo futuro, è ancora bisognoso di consolidare la conoscenza di sé e delle proprie potenzialità. Tutti gli studi psico-pedagogici confermano tra l'altro che, al di là delle apparenze, negli ultimi anni i processi di maturazione tendono a prolungarsi nel tempo. La scelta dei ragazzi e delle famiglie risulterà ancora più difficoltosa in un panorama non molto comprensibile. Quali istituti concederanno un titolo spendibile alla fine del percorso scelto? Solo l'istruzione e la formazione professionale che prevede percorsi di durata triennale che si concludono con il conseguimento di un titolo di qualifica professionale? Percorsi di durata almeno quadriennale che si concludono con il conseguimento di un titolo di diploma professionale? Oppure anche i licei con “campus” di cui non sono ben definiti ordinamenti e curricoli? (Cos'è il campus? Non viene definito da nessuna parte!) Anche nell'ambito dei licei è prevista una diversificazione infinita. Il liceo classico è l'unico che dà accesso a tutte le facoltà universitarie; al liceo musicale si può accedere solo se si proviene dai corsi musicali della scuola media; al liceo artistico si deve scegliere sin dal primo anno uno dei tre indirizzi; al liceo tecnologico si sceglie in teoria uno degli otto indirizzi al terzo anno, in pratica lo si sceglie dal primo con la scelta della materia facoltativa. Saltano tutte le pretese di unicità dei saperi e degli orari i quali sono tutti diversi per quantità e composizione; saltano tutti gli elementi di trasversalità del sistema. I passaggi tra i vari sistemi(ex- passerelle) saranno improponibili o a senso unico non solo con l'istruzione e formazione professionale, ma anche tra gli stessi licei, tra loro assai differenti fino dai primi anni. La scelta differenziata tra licei ed istruzione e formazione professionale mette in forse l'accesso agli studi universitari per quei giovani che sceglieranno la seconda opzione. La costituzione del “Campus” dalla struttura flessibile ed organica, quale centro polivalente di possibile raccordo tra i percorsi dei licei ad indirizzo (artistico, economico, tecnologico) ed i percorsi professionali pone numerosi interrogativi. Come dovranno industriarsi le scuole liceali con campus per organizzare tali percorsi “laterali”? Come inventarsi gli ordinamenti? Come utilizzare le risorse umane(docenti e personale tutto!) che il Ministro congela fino all'anno 2011? Come far conciliare il tutto con “il senza oneri per lo Stato” dell'art. 1 del decreto? Cosa dovranno inventare i Collegi Docenti già dal prossimo settembre per poter rispondere ai genitori che vorranno delle risposte precise sui percorsi liceali e sui percorsi paralleli? Ulteriori interrogativi sono posti dalla mancanza di programmi (curricolo o piani di studio personalizzati, secondo il nuovo lessico pedagogico introdotto dai riformatori): quale riferimento essenziale e concreto influenzerà l'attività d'insegnamento dei docenti e l'apprendimento degli studenti? Abbiamo ancora solo contenitori vuoti ma non si sa da chi e quando saranno riempiti. Il quadro delineato, di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori, si fa più incerto, indefinito e preoccupante se si aggiunge la mancata intesa con le Regioni, titolari di una quota dei programmi e responsabili di numerosi aspetti gestionali.


Maria Laura Bronda

 
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