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Sarfatti, non parole
Colloquio con Riccardo Sarfatti candidato dell’Unione di Centro Sinistra alla presidenza della Regione Lombardia

28/03/2005

Le elezioni regionali dell'aprile 2005 segnano un passaggio politico decisivo per sancire la crisi del blocco conservatore insediato da un decennio nella roccaforte settentrionale. Nel corso degli ultimi cinque anni, dopo una sconfitta che pareva cancellare ogni presenza significativa del centrosinistra nei poli di sviluppo del profondo Nord, abbiamo cominciato ad avvertire gli scricchiolii e i cedimenti di quell'egemonia in apparenza inscalfibile. Segnali inequivocabili, perfino sul piano elettorale: la prima regione “moderata” che sceglie l'alternanza (Friuli); e poi città “bianche” come Verona, Monza, Lecco, fino a roccaforti simboliche come Bergamo e al santuario violato della provincia di Milano. In tutti questi luoghi il centrosinistra ha vinto grazie a due requisiti decisivi: un rinnovamento delle classi dirigenti locali e una fisionomia innovativa della sua offerta politica alternativa. Ma prima ancora del riscontro nelle urne, ci sono pervenuti dalla società settentrionale segnali evidenti di rigetto nei confronti delle sue rappresentanze politiche attuali. Perché siamo consapevoli che non automaticamente la crisi del berlusconismo o del leghismo volgono al centro-sinistra lo sguardo dei settentrionali delusi, se, da questa parte, non si trova chi sappia parlare la lingua dei nuovi poli di sviluppo, della ricerca incentivata, dei trasporti reinventati, della finanza europea, di una sanità davvero efficiente. Il primo segnale venuto dal Nord è addirittura paradossale: è successo che a manifestare disagio e distacco dal potere politico della destra siano stati innanzitutto gli esponenti di quell'establishment imprenditoriale e bancario che in teoria avrebbero dovuto esserne i principali referenti. Perché sotto l'incalzare del populismo leghista il governo ha adombrato per il Nord Italia la suggestione antieuropea e protezionista, percepita come disastrosa dai soggetti economici più intraprendenti. Il secondo segnale è più facilmente percepibile: una diffusa consapevolezza delle ingiustizie e dei favoritismi clientelari cui si è accompagnato l'acuirsi delle disuguaglianze sociali. Disuguaglianze che hanno ricevuto dal berlusconismo una vera e propria accettazione culturale, ma ora cominciano a suscitare allarme e sdegno. Il terzo segnale è il ritorno diffuso al malcostume politico della dissipazione di risorse in campagna elettorale. Le gigantografie di emeriti sconosciuti in giro per le strade, sono impressionanti. Milioni di euro spesi per ostentare la propria capacità di drenare finanziamenti privati, apparendo potenti. Un'esibizione che si rivelerà controproducente. Infatti il Dottor Sarfatti per molto tempo si è presentato non con ostentati faccioni ma con un profilo bianco (quasi vuoto) accompagnato dal messaggio che alla nostra regione non servono facce ma idee. Ora che invece è noto il suo viso di maturo e rassicurante imprenditore che ispira serenità e determinazione, la prima cosa che gli chiediamo è proprio questa.

Dottor Sarfatti chi glielo ha fatto fare di sfidare il più forte presidente di Regione del centro-destra l'uscente Roberto Formigoni?

La mia scelta politica non è estemporanea ma è maturata in un contesto culturale, sociale ed economico che, all'interno dell'imprenditoria lombarda, e milanese in particolare, non ha ritenuto più sopportabili i favoritismi, le disuguaglianze, la chiusura antieuropea che il berlusconismo e il populismo leghista hanno diffuso in questi anni. Il nostro, il mio e quello della mia squadra, è un impegno per vincere, in ogni caso è un investimento politico che abbiamo intrapreso già pensando alle politiche del 2006.

Nella sua squadra c'è anche Enrico Dioli perché

E' un giusto e doveroso riconoscimento politico per la vostra valle, per la vostra specificità, per la montagna valtellinese che è molta parte di quella lombarda e per l’impegno attivo profuso da Dioli nella vita politica provinciale.

Lei ha percorso la Lombardia in lungo e in largo per ascoltare, incontrare, capire come tradurre in programma ciò che andava raccogliendo. Come ha trovato questa nostra regione.

Incomincerei col dire che la Lombardia è una regione profondamente italiana in senso storico/economico/ politico al di là del forzoso e forzato federalismo di cui parla la Lega. E' bellissima sul piano del territorio, per cultura d'impresa e professionale, con forte capacità di lavoro. Ho trovato anche molta coscienza dei rischi che la Lombardia e l'Italia avvertono.

Quali.

L'istituzione Regione vissuta come distante - quasi nemica - la giunta Formigoni è una giunta autoritaria, arrogante, mal digerita a livello locale.

Sembra impossibile, con tutto il sostegno fornito soprattutto dalla base leghista…

I vertici della Lega sono allineati ma tra la base temo che la croce su Formigoni non la metteranno in tanti. Più ci si allontana dal centro più questa sensazione si percepisce. Poi è di ieri l'altro, credo, sul Corriere della sera, il messaggio di Bossi ai suoi “Formigoni merita qualche legnata deve venire a trattare con noi, con me e Giorgetti, dobbiamo essere decisi, altrimenti non portiamo a casa niente”. Questo è lo stile, il loro teatrino della politica, quello che avrebbero distrutto in cinque minuti, e per continuare il quale continuano con ogni mezzo a cercare il voto.

Che segnali ha avuto dal mondo dell'impresa?

Le associazioni, Confindustria Api, Confartigianato, sono allarmate. La tendenza alla piena occupazione è ormai invertita, l'industria ha ormai delocalizzato. Quando parlo di sviluppo qualificato, di specificità territoriali da valorizzare, trovo adesioni, trovo fiducia e rispetto. Da italiani e da lombardi sappiamo che c'è un mercato di nicchia nella globalizzazione, dobbiamo occuparlo. Il PIL della Lombardia è sceso dello 0,6 nel 2004, è in calo costante la quota percentuale dell'Italia nel commercio mondiale. Sono segnali seri, sono i risultati del Berlusconismo, nonostante le 123 missioni all'estero di Formigoni.

Lei che cosa propone?

Propongo di creare un assessorato alle politiche internazionali vero motore istituzionale della Lombardia nel mondo. Formigoni ha fatto missioni per pubbliche relazioni ma per chi? Che cosa hanno portato alla nostra regione in termini di rapporti stabili?

Formigoni sostiene contratti per le imprese lombarde

Quali? Vogliamo parlare dello scandalo “Oil fair Food”. Formigoni segnalava al suo amico Tarek Aziz - numero 2 di Saddam non le imprese lombarde ma due imprese. Non poteva ignorare quali fossero: una di un suo amico e collaboratore e un'altra legata alla famiglia Catanese coinvolta nello scandalo petroli di 20 anni fa.

Anche la sanità e la ricerca sono problemi sui quali lei ha una precisa visione. Che idea si è fatto

In Lombardia finora si è usato investimento pubblico per la sanità privata. La sanità di Formigoni si è formata nella fase del furore ideologico, si voleva smantellare il servizio pubblico. Ma per esempio, nei campi della ricerca meno redditizi, che garanzie offre la sanità privata che ha come scopo primario quello di fare profitti? Dobbiamo creare circoli virtuosi tra ricerca, finanza e impresa. Una regione amministrata dal centro sinistra deve diminuire i danni causati dalla legislazione nazionale. La riforma Moratti crea, ad esempio, una scuola di serie A e una di serie B. La formazione professionale è di serie B e spetta alle Regioni. Facciamola bene. Cinque anni fa gli enti di formazione in Lombardia erano 100 ora sono 1200. A parte le vicende penali per i corsi fantasmi, ciò vuol dire scadimento della qualità.

E per la nostra sanità provinciale che cosa pensa si possa fare?

Poche ma chiare idee: 1) Riconoscere che una sanità di montagna come quella valtellinese non può essere trattata alla stregua di quella di pianura. Dunque concordo con il vostro candidato dell'Ulivo Tam e con Dioli per una legge speciale per la sanità di montagna, per un'unica azienda sanitaria che comprenda ASL e ospedali e per la scelta locale del manager di riferimento. 2) Occorre individuare chiaramente la funzione del Morelli di Sondalo. Da questa precisa e chiara assunzione di responsabilità conseguirà una seria e accettabile riorganizzazione sanitaria provinciale 3) Siamo per l'abolizione dei ticket, inefficaci finanziariamente e discriminatori nei confronti dei malati più deboli, guerra alle liste d'attesa, più assistenza domiciliare alle persone non autosufficienti. Ritorno alla programmazione.

Lei il 28 aprile sarà in Valmasino per una giornata in montagna. La montagna, l'ambiente e l'acqua, lo sfruttamento idroelettrico. Che cosa ci dice in proposito, anche pensando agli appena conclusi mondiali di sci-alpino di Bormio.

Sono stato a Bormio e quei mondiali gridavano veramente vendetta. La Valtellina è un territorio splendido per l'escursionismo, i vini, il turismo termale, pensiamo alle terme romane di Bormio che non hanno nulla da invidiare alla Svizzera. Ma nel mondo chi se n'è accorto? For migoni ha quattro amici a Bormio ma la Va l t e l l i n a dai mondiali non ha avuto vantaggi: strade pessime, impianti sciistici sovradimensionati, costi molto superiori ai mondiali precedenti di SaintMoritz, Parco dello Stelvio non considerato. Si è puntato solo sul fatto agonistico e mediatico.

L'acqua - lo sfruttamento idroelettrico. In Valmasino c'è stata una forte protesta contro nuove centraline sui piccoli salti...

In questo settore, io dico, la Valtellina ha già dato. In Valtellina e Valchiavenna si produce il 50% dell'energia che serve Milano, il 14% di tutta l'energia nazionale. Anche sfruttando tutti i piccoli salti residui si arriverebbe ad un incremento del 2,5%. Il gioco non vale la candela se poi si considera l'impoverimento generale dell'ambiente. Sono dunque contrario ad ogni altra concessione per lo sfruttamento dei residui piccoli salti.

Lei ha detto che ha trovato pessime strade… Qual è il suo pensiero sul nostro tormentone della strada statale 38?

Semplice: prestissimo i lavori per una strada a 2 corsie, più lunga che larga come dite voi, a scorrimento veloce e con pochi svincoli. Non sono più tempi per opere faraoniche. Leggendo la vostra stampa locale noto che un sempre maggior numero di associazioni importanti e di personalità locali ormai si esprime in questo senso. La strada deve servire soprattutto a voi valtellinesi. Sento che il candidato della Lega, dice che la Lega ha reperito finora 300 miliardi. Bugie. La maggior parte si devono alla legge Valtellina che, mi pare, sia opera del Sen. Tarabini e Provera ha trovato soltanto i famosi 30 miliardi in 15 anni. Forza, li trovi la Lega questi fondi, non credo che tutti i valtellinesi siano così accecati o creduloni.

Se titolassimo questo colloquio: Sarfatti e non parole, che fatti promette al cittadino lombardo e valtellinese?

Guerra alle code per le prestazioni sanitarie, abolizione dei ticket, distribuzione diretta dei farmaci agli ospedali, ritorno alla programmazione, più assistenza domiciliare e agli anziani non autosufficienti, presa di petto del problema dell’inquinamento, adozione del Piano territoriale di coordinamento, abolizione dell’IRPEF entro un certo reddito. In sostanza un modello diverso, per la Lombardia.


RICCARDO SARFATTI, architetto e imprenditore, nel 1978 ha fondato Luceplan S.p.a. una delle aziende più innovative e prestigiose nel campo dell’illuminazione, di cui è stato direttore generale sino al momento in cui ha accettato la candidatura alla Presidenza della Regione Lombardia. Negli ultimi anni è stato uno dei protagonisti del dibattito politico-culturale lombardo e nazionale con il forum Imprenditoriliberal e con le associazioni “Nuove Regole Milano Europa” e “Libertà e Giustizia”, di cui è membro del Comitato di Presidenza. Sposato con tre figli, Sarfatti è stato docente universitario alla facoltà di architettura di MIlano e Venezia. Ha ricoperto cariche in Confindustria, come Presidente di Assoluce e vicepresidente di Federlegno-Arredo. Dal 1999 al 2004 è stato Presidente del CNAD (Consiglio Nazionale delle Associazioni per il Design).


Alfonsina Pizzatti

 
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