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Un bilancio di promesse elettorali da mantenere: dimenticata Tirano Mancano gli indirizzi e i contenuti di natura politica. Mancano le priorità e le finalità coerenti con i nostri bisogni e le nostre caratteristiche territoriali e sociali.
26/03/2005
La vasta maggioranza, traduzione rigorosa e chiusa del centrodestra nazionale e regionale, ha partorito un bilancio di previsione con molte ombre e poche luci. Le luci, soffuse, sono alcune volontà, non ancora certezze, alle quali vogliamo dare credito: • il problema dello smaltimento dei rifiuti per il quale pare sia stata fatta la scelta definitiva di soluzioni da concordare con altre provincie che siano disponibili ad una collaborazione per ricevere i nostri rifiuti. Occorrono però risultati concreti e in tempi brevi, per non finire ancora in emergenze costose; • una, se pur velata, disponibilità a rivedere, in sede di progettazione esecutiva, e a titolo di stralcio, le caratteristiche della nuova statale 38; • una volontà, pare però già smentita da atti concreti, di porre un freno, attraverso anche il Piano Territoriale di coordinamento, allo sfruttamento diffuso, disordinato e prettamente speculativo della risorsa acqua. Vogliamo dar credito a questi obbiettivi perché sono di straordinaria importanza e valore ed è un auspicio che si risolvano con modalità rispettose dell'ambiente e del potenziale di sviluppo della nostra provincia. Non devono però restare parole. Perché di parole sono ricchi i nostri amministratori. Il presidente elargisce promesse a piene mani. I suoi scudieri esultano. Si lasciano insultare, e poi applaudono, anche quelli che erano in fedele e supina maggioranza nella precedente amministrazione, alla quale vanno ormai, da parte loro, solo critiche feroci. Problemi loro i comportamenti e la coerenza. Problemi di tutti un governo della provincia che sia all'altezza. Purtroppo non si intravedono programmi e scelte, nei vari settori di competenza, capaci della svolta necessaria, di risposte adeguate al momento. Nel settore della scuola e della formazione, si è abbandonato del tutto il problema della formazione superiore, quella universitaria e della alta specializzazione. Si è abbandonato un progetto, quello dei corsi di ingegneria, dimenticando con quelli altre esigenze e progetti in atto come i corsi di laurea per gli insegnanti della scuola primaria, per gli infermieri, per qualificazioni e specializzazioni che sono necessarie e possono utilmente essere fatte in provincia. Se erano sbagliati i corsi, non era sbagliata l'idea di qualificare la nostra realtà con una scuola di qualità e post-diploma. Non si può e non si deve dimenticare. Come non è risolvibile il problema del diritto allo studio con qualche euro in più per borse di studio. Troppi pochi sono gli studenti universitari e troppi pochi arrivano alla laurea. Gli ostacoli di natura economica vanno eliminati con un progetto di grande respiro. In generale tutte le competenze proprie o delegate, trovano una traduzione burocratica, di conclamata continuità di quanto è stato fatto in precedenza. Parlano di nuovo, ma di nuovo non c'è niente. Leggiamo apprezzabili relazioni dei dirigenti e loro collaboratori, ma ovviamente nell'ambito di consolidate modalità e natura di intervento. Mancano gli indirizzi e i contenuti di natura politica. Mancano le priorità e le finalità coerenti con i nostri bisogni e le nostre caratteristiche territoriali e sociali. C'è molto invece di scelta sulla viabilità provinciale. Ma è una scelta con motivazioni non sempre condivisibili. Si vede molto di mantenimento di promesse elettorali, di propaganda, di clientela, se vogliamo usare una espressione molto abusata dalla forza di maggioranza in provincia. Non si vedono chiare e motivate priorità, non si vede soprattutto un legame e un rapporto con la grande viabilità, quando proprio di questo avremmo bisogno. Non basta destinare alcuni fondi della legge Valtellina alla grande viabilità (tolti per la gran parte all'aviosuperficie e alla scuola!), per mettersi il cuore in pace. La viabilità va vista e programmata in modo unitario, tenendo conto dell'esistente, di quella comunale, di quella provinciale, di quelle riqualificazioni e di quei nuovi interventi che servano per dare soluzioni alle situazioni di maggiore emergenza. Non parlano ormai più di Tirano, di quel nodo da tempo posto nelle priorità ampiamente condivise. Ormai pare che basti partire con un cantiere a Piantedo. Non sono certo d'accordo i tanti solidali del comitato di mobilitazione! Ma purtroppo sembra proprio che sia così. E Tirano allora lo si trascura anche per quanto riguarda la viabilità provinciale che ben potrebbe integrarsi con la grande viabilità, consentendo anche una riduzione di costi. Ma da lì non sono venuti così tanti voti per la Lega, ci sono ancora “traditori” in giro, e gli alleati si sono permessi lamentele (delle quali pure hanno anche chiesto scusa in consiglio provinciale). E questo vasto programma di investimento su vecchie e nuove strade provinciali, renderà per anni bloccato il bilancio, che non consentirà ulteriori investimenti e, anzi, richiederà entrate nuove, reperibili solo con l'aumento della tassazione provinciale. Questo ci ha regalato il primo bilancio Provera. Proprio sulla tassazione non toccata nel corrente esercizio, tutti i gruppi di maggioranza si sono autoelogiati. Non solo, hanno fatto un processo ad intenzioni del centro sinistra che, se avesse vinto, sicuramente, secondo loro, avrebbe aumentato le tasse. E' inqualificabile un tale, infondato modo di fare propaganda politica. Intanto, capogruppo della Margherita in Provincia, nel Comune del quale ho l'onore di essere Sindaco, non ho aumentato le tasse. Ho visto invece che la maggioranza del Comune di Sondrio, costituita dalle stesse forze politiche che reggono la Provincia, ha dovuto fare un significativo aumento di tassazioni. Per la dissennata politica del Governo centrale, espressione sempre delle stesse forze politiche. Abbiate almeno il pudore di non provocare, di non strumentalizzare! E' ormai certo che niente di nuovo è stato portato nella gestione della provincia. Il nuovo voluto dagli elettori ha trovato esecutori non all'altezza. Si ha l'impressione anzi che l'improvvisazione e, possibilmente il quieto vivere, sarà la nota caratterizzante. Salvo certo un po' di movimentismo, proprio di quella forza che tiene ben stretto il potere, ma che vuole sempre accreditarsi anche come forza di protesta.
Giacomo Tognini
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