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Dieci domande sul PD - Le risposte della Bindi Le risposte di Rosy Bindi alle domande di Ilvo Diamanti sul PD
09/10/2007
Ogni partito ha dei modelli personali. Figure - del passato o del presente; intellettuali, leader politici, religiosi - a cui si ispirano i suoi militanti e la sua base. Se non li ha, comunque, li cerca, li crea. Quali figure proporrebbe come "riferimenti esemplari" del "suo" Partito Democratico? "Ciascuno di noi ha i propri riferimenti esemplari, ma nel PD e per il PD dobbiamo "cercarli" e "crearli" insieme. Un partito plurale trae linfa da diverse radici culturali e da tanti maestri di vita. Mi aspetto che ogni democratico - credente o non credente, socialista o cattolico democratico, liberale o ambientalista, o chi non sa definirsi, ma si batte per la pace e i diritti di cittadinanza - metta i propri a disposizione di tutti. Un partito nuovo deve guardare al futuro, mescolando le biografie e le storie personali anche perché nel Pd si dovrebbe entrare come persone. E poi mi permetta: non mi piace esibire una galleria di personaggi di cui improvvisarsi discepoli, con il rischio di banalizzare le idee e i valori che dovremmo apprendere dai veri maestri". Liberale, liberista, socialista, riformista, cristiano, laico, moderato. Sono le principali etichette utilizzate, nel dibattito di questi mesi, per definire l'identità e l'orizzonte politico del PD. Molto diverse, talora divergenti, perché il PD è, comunque, un soggetto politico nuovo, che attinge da diverse culture ed esperienze. Mi può indicare le due etichette che specificano meglio la sua concezione e il suo personale progetto del partito? E perché non semplicemente: Democratico? Ogni altro nome sarebbe un'etichetta ereditata dal passato per contrapporci ad altre etichette o nomi del presente. Preferisco lavorare fin d'ora per il futuro. Democratico non è un aggettivo è la sostanza della nostra sfida: facciamola vivere subito. Il nostro PD deve essere laico non laicista, riformatore non riformista, liberale non liberista. Un partito Democratico, davvero! Oggi sono tanti a sostenere che i partiti non servono, perché sono vecchi, lontani dalla società, una "casta".
Quali specifici impegni assume, di fronte agli elettori, per convincerli che il PD: a) rinnoverà la classe dirigente; b) garantirà un rapporto continuo con la società e con la sua base. I partiti sono oggi uno strumento in più per consentire a chi già comanda di comandare di più. Dovrebbero, invece, servire a dare voce in modo costante ai cittadini e promuovere la partecipazione alle scelte di governo della comunità, evitando che la democrazia funzioni a singhiozzo solo ogni cinque anni in occasione delle elezioni. Per la nostra Costituzione i partiti sono scuole di democrazia, non credo sia necessario inventare strumenti o regole nuove. Anzi ne eliminerei molte. Quello che conta è attuare la Costituzione e rispettare le regole che ci siamo dati. Nella mia lista i candidati alla'Assemblea costituente non sono stati cooptati da nessuno o imposti dall'alto. Sono stati scelti con una grande consultazione di base che ha coinvolto migliaia di sostenitori. Esattamente l'opposto di quanto accade oggi. Un partito che si batte per la democrazia deve essere al proprio interno innanzitutto un Partito democratico. Democratico, davvero. Quale sistema elettorale intende sostenere se guiderà il PD? 1. quello precedente: (75% uninominale di collegio e 25% proporzionale); 2. maggioritario e basta, preferibilmente (non necessariamente) a due turni, alla francese; 3. sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione; 4. proporzionale con una soglia di sbarramento, significativa, alla tedesca.
Se non si riuscisse a trovare una soluzione migliore, in tempi adeguati, sosterrebbe: a) il referendum elettorale oppure b) una revisione minima dell’attuale legge elettorale è? Non sosterrei di certo il ritorno al proporzionale, anche se fosse corretto da una soglia di sbarramento. Né sarei mai complice di una truffa agli 820 mila cittadini che hanno chiesto l'abrogazione della legge elettorale attuale, con modifiche minime guidate dal solo obiettivo di evitare il referendum. La soluzione migliore è azzerare il danno inflitto al Paese dalla Cdl, reintroducendo, con un provvedimento di un solo articolo, la legge precedente. Una legge contro la quale nessuno può dire nulla, visto che ha consentito nel tempo sia la vittoria dell'Ulivo che quella del Polo.
Cosa differenzia, oggi, il lavoro flessibile e precario, secondo Lei? Cosa pensa debba fare il PD per evitare che (soprattutto per i giovani) il primo scivoli nel secondo? A questo proposito, qual è il suo giudizio sulla legge 30?
Se ritiene che debba essere rivista, indichi una o due modifiche concrete. La flessibilità può essere la chiave che permette ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, un'opportunità da giocare all'inizio della vita professionale. E' una patologia quando diventa una condizione permanente e il futuro ha il respiro di un trimestre o di un semestre. Un orizzonte troppo breve, che fa male alle persone e alla società e, alla resa dei conti, alle stesse imprese. Nella legge 30 i due termini hanno finito per sovrapporsi, anche per l'assenza di alcune misure previste dallo stesso professor Biagi. Quella legge va corretta e integrata, su almeno tre fronti, come il governo ha cominciato a fare: ammortizzatori sociali, continuità contributiva tra un lavoro e un altro, formazione continua orientata al reinserimento. Va anche previsto un termine massimo entro il quale stabilizzare il contratto di lavoro. Bisogna poi proseguire nella linea intrapresa dal governo per rendere più convenienti le assunzioni a tempo indeterminato. La stabilità del rapporto di lavoro è essenziale per progettare vita e famiglia. Ma Il Pd deve avere anche l'ambizione di affrancare il nostro welfare da un sistema di garanzie riservate a chi ha un lavoro fisso. La tutela della maternità, ad esempio, è un diritto della donna e non solo delle lavoratrici.
Nel Nord il centrosinistra continua ad essere minoranza, alle elezioni anche perché è poco credibile soprattutto fra gli imprenditori e i lavoratori del settore privato. Ci suggerisca come pensa di cambiare questo clima. Può indicarci due proposte per costruire la credibilità del PD nel Nord? Anche nel Nord il Pd deve ritrovare l'ambizione di vincere e vincere senza ambiguità con un'alleanza di centrosinistra. Ma Nord e Sud sono due facce dello stesso problema nazionale: quello di uno sviluppo economico, ma anche sociale e civile, che sappia finalmente unire l'Italia. Certo, il Nord è più sensibile a temi come la sicurezza, il fisco, le infrastrutture, l'efficienza della pubblica amministrazione, il federalismo istituzionale e fiscale. La politica si è dimostrata lenta e pesante e non riesce a valorizzare le tante potenzialità e capacità del sistema delle imprese. Il Pd nasce anche per restituire autorevolezza ed efficacia alla politica. E' prioritario colmare il deficit di democrazia funzionante e governante con una riforma del sistema politico-istituzionale, con uno Stato più leggero e meno invasivo. Se non fosse parola consumata e talvolta equivocata, direi sussidiarietà.
Secondo lei oggi ci sono le condizioni per ridurre le tasse oppure c'è ancora bisogno di risanare i conti? Da dove cominciare, comunque, per ridurre le tasse? La casa, gli sgravi alla famiglia, le aliquote irpef oppure le imprese, per esempio l'irap? E da dove attingere le risorse necessarie? In via prioritaria: dalle rendite finanziarie oppure riducendo la spesa pubblica? Legalità, civismo, solidarietà sociale sono condizioni essenziali di uno spirito pubblico in cui il fisco è concepito come il cardine del patto che tiene insieme una comunità. E' difficile trovare qualcuno che paga volentieri le imposte ma di fronte ad una domanda crescente di politiche pubbliche per la sicurezza, la salute, le pensioni, la scuola, la ricerca non si può cedere alla demagogia della liberazione dalle tasse. Abbiamo ancora un debito pubblico che è il più elevato d'Europa, è insieme una grave ipoteca sul futuro dei nostri figli e il principale freno alla riduzione della pressione fiscale. Vanno certamente alleggerite le tasse sulle imprese, ma è prioritario sostenere i redditi delle famiglie e ridurre le diseguaglianze. Anche un diverso equilibrio nella tassazione del lavoro e della rendita è auspicabile per favorire lo sviluppo. Ma in un paese di piccoli risparmiatori come l'Italia, colpire indiscriminatamente le rendite (immobiliari e mobiliari) significa rischiare di colpire nel mucchio. Per garantire quella riduzione significativa e stabile della pressione fiscale che si aspettano i contribuenti e che serve alla competitività del Paese, bisogna fin d'ora lavorare su due fronti: efficienza della spesa e della pubblica amministrazione e lotta all'evasione fiscale. Solo se tutti pagheremo le tasse, tutti pagheremo anche meno. E' un processo di lungo periodo, che incide su interessi consolidati e posizioni di rendita e che richiede un partito democratico capace di esprimere vero coraggio riformatore.
Le prossime elezioni potrebbero essere non troppo lontane. Lei pensa che, se restasse l'attuale legge elettorale, il PD si dovrebbe presentare: a) con la stessa coalizione attuale, l'Unione; b) allargando l'alleanza ad altre forze le forze politiche che oggi non stanno nell'Unione; c) rafforzando il legame con i partiti della sinistra; d) oppure di centro? oppure, ancora, e) ritiene che debba presentarsi da solo, alleandosi con i partiti che aderiscono al suo programma? Votare di nuovo con questa legge elettorale, più che inaccettabile, è impossibile. Si deve approvare una nuova legge, altrimenti le alternative mi sembrano solo due. O si azzera il danno fatto e con una legge di un solo articolo si torna al Mattarellum. O si va al referendum e a partire dalla risposta degli elettori si approva una nuova legge. Prima di parlare di alleanze sarebbe quindi meglio conoscere le regole della competizione, guidati in ogni caso da due chiare e salde convinzioni. La prima è che il Pd è un partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria ma che non si sente e non vuole essere autosufficiente. Ed è perciò chiamato innanzitutto a includere al suo interno o nelle alleanze che promuove, tutti i partiti di centrosinistra e di sinistra che non vorranno escludersi. La seconda è che vincere le elezioni è importante ma non basta. Le elezioni sono finalizzate al governo. Più della quantità di voti, che certamente conta, è decisiva la qualità della proposta politica e di governo su cui si chiede il consenso dei cittadini. Non possiamo permetterci di mettere in piedi una coalizione contraddittoria o peggio quale che sia.
Su alcune questioni etiche è difficile trovare un orientamento unitario, in un partito che ha diverse ispirazioni come il PD. Pensiamo, in particolare: a) all'aborto b) alla fecondazione assistita c) ai diritti delle coppie conviventi (etero e omosessuali).
Ci può indicare quali progetto legislativo intende sostenere su ciascuno di questi temi e quale priorità attribuisce loro nel programma del Partito Democratico? Penso ad un Pd come scuola di nuova laicità, in cui sulle questioni etiche non si procede a colpi di maggioranza e non si fanno guerre ideologiche sbandierando valori, che nella pratica sono negati. Sull'aborto, si tratta di non banalizzare una questione delicata: la 194 non è stata toccata neppure dal centrodestra. Va attuata in tutte le sue parti anche quella sulla prevenzione e i consultori familiari. Per ogni donna, infatti, l'aborto è una sconfitta e una perdita lacerante. La legge 40 sulla fecondazione assistita è stata approvata da una maggioranza trasversale e il corpo elettorale non ha compreso e ha rifiutato la sua parziale abrogazione. Entro questi limiti politici e costituzionali si può discutere e migliorare. Sui diritti e doveri dei conviventi abbiamo dato prova, con il ddl sui Dico, di colmare un vuoto legislativo, nel rispetto dei principi costituzionali e dei valori etici. Chi l'ha criticato perché insufficiente, non è stato in grado di proporre un'alternativa altrettanto equilibrata. Chi l'ha criticato perché troppo liberal, non è stato in grado di andare al di là del no. Forse avevamo visto giusto, realizzato un modello pluralista. Ne riparleremo nel Partito democratico, davvero.
Può indicare agli elettori tre buoni motivi per scegliere Lei invece degli altri candidati alle prossime primarie?è 1. Con la mia candidatura ho riaperto le primarie e permesso ai cittadini di scegliere, scongiurando il rischio di una ratifica plebiscitaria del candidato unico designato dalle segreterie dei partiti. Dopo tante parole e promesse per il futuro penso sia giusto che una donna, senza aspettare di nuovo e sempre la prossima volta, rompa il tabù del potere che aveva già stabilito chi doveva essere il segretario e il suo vice. E la mia sfida ha reso più forte la battaglia della parità anche nelle liste. 2. Ho proposto una chiara visione del Pd: un partito nuovo, aperto e plurale, che prevede le primarie per la scelta dei suoi dirigenti a tutti i livelli. Un partito chiaramente alternativo al centrodestra che sostiene in modo leale il governo Prodi e rafforza l'unità del centrosinistra. Un partito che si schiera per il bipolarismo e una democrazia governante, senza inciuci o tentazioni neocentriste. 3. Lavorerò per un Pd capace di scelte forti e impegnative. Per un'Italia più libera, più ricca e più giusta. Bisogna liberare la società dai troppi condizionamenti impropri della politica e sulla politica; premiare il merito e il principio di responsabilità; favorire la crescita del Pil ma anche della cultura, dei saperi e dei figli. Bisogna ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali, restituire prospettive di futuro e stabilità di vita ai giovani.
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