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Letta: la mia sfida, scelta di libertà Palabanca gremito per la chiusura della convention del candidato alla segreteria del Pd. Illustrato il programma tra gli applausi dei duemila fan.
22/09/2007
«Grazie Piacenza per questa accoglienza magnifica, è stato bellissimo stare insieme due giorni, abbiamo dimostrato che si può fare politica nuova, respirare un'aria diversa». Una sede migliore forse non poteva trovarla Enrico Letta per il lancio ufficiale della sua campagna elettorale per le primarie del Partito democratico. E di parole di riconoscenza ne ha spese parecchie dal palco del Palabanca dove ieri pomeriggio si è chiusa la due-giorni della convention piacentina. Un one man show dove tutto ha funzionato alla perfezione, dall'introduttivo duetto tra Roberto Reggi e il sindaco di Caltanissetta Salvatore Messana, con una ammiratissima Cristina Parodi a fare da cerimoniere, alla semiseria intervista di Enrico Bertolino dalla vis ironica a tratti irresistibile. Finale in gloria con il candidato alla segreteria del Pd che, in arringa solitaria in maniche di camicia sul palco, ha saputo accendere di passione i cuori dei duemila in platea. Sostenitori provenienti da tutta Italia, pronti a gettarsi anima e corpo nel mese di campagna elettorale che separa dal giorno del voto, il 14 ottobre. Al termine standing ovation, applausi scroscianti e più di un occhio lucido, come nei passaggi politici importanti, quelli che davvero si propongono di segnare una svolta. È stato coinvolgente Letta, ragiona di partito plurale, «non vi ho chiamati qui per ascoltare me, ma per scrivere insieme il programma», dice annotando orgoglioso che in quel momento lui è il 233esimo a parlare, dopo che ben «altri 232 lo hanno potuto fare» nei vari seminari e workshop in cui si è articolata la due-giorni piacentina. Una forma concreta e stabile di coinvolgimento ce l'ha in mente per il Pd il sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Utilizzando Internet: «Sulle grandi decisioni dovremo sempre fare consultazioni on line dei nostri iscritti». «Non dobbiamo costruire un partito di "ex", tantomeno di correnti di "ex"», è entrato ancor più nel merito del suo manifesto programmatico il candidato: mescolanza, deve essere la parola d'ordine, tra provenienze e tradizioni diverse, Ds e Margherita più le altre che ci stanno. «Un partito della autonomie», è uno dei punti che gli stanno a cuore, «che abbia i piedi incardinati nel territorio», non deve accadere che ogni volta che si presenta un problema subito ci si interroghi su che cosa ne pensa Roma: «È lì, su quel territorio che va trovata la risposta», valorizzando le realtà medio-piccole come Piacenza che sono «la spina dorsale del Paese». «La bussola» saranno l'Europa «e l'amicizia con gli Stati Uniti», predica Letta ragionando di politica estera. Ma poi subito torna a stringere sull'Italia l'obiettivo per levarsi qualche sassolino dalla scarpa: «Vedo un po' di disorientamento in giro, non mi piace quando qualcuno rifiuta i confronti con gli altri, e quando si esagera con parole di critica nei confronti degli altri candidati. Non mi interessa avere un voto in più alle primarie se per prenderlo sono costretto a insultare un amico del mio partito». Una proposta quindi ai rivali nella corsa per a leadership, innanzitutto Walter Veltroni e Rosy Bindi: «Una settimana prima del 14 ottobre facciamo insieme un appello agli elettori perché vengano a votare e dal giorno dopo si uniscano tutti a noi per costruire assieme il Pd». Gli applausi più forti Letta li ha conquistati spiegando le ragioni della sua scelta di candidarsi. Un «gesto di libertà», lo ha definito, maturato «quando mi hanno detto: "Lascia perdere, ti bruci, non è il tuo turno, aspetta il prossimo". Ebbene, io voglio che una persona decida a 41 anni che è il suo turno, lo decido io, e deve valere per tutto, l'università, le professioni. Ora basta, l'Italia deve essere liberata da questa zavorra che la sta frenando», «Uno sforzo di libertà contro la cooptazione» è quello che ha invocato prima di citare il collega di governo Pierluigi Bersani («Lo saluto dalla sua città») e la sua meritoria opera di liberalizzazione. Anche Nino Andreatta in cima ai pensieri dell'onorevole della Margherita che ne è stato "discepolo": lo ha indicato come modello di laicità nella sua azione politica. «Una proposta forte è nell'agenda di Letta in materia di integrazione in campo religioso: la si favorirebbe se ogni capo di comunità religiosa fosse munito di un titolo di studio italiano, pensate che cosa cambierebbe rispetto alla distanza, alla diffidenza reciproca che c'è oggi». Tra i temi strategici c'è la natalità, l'Italia è destinata al declino se continuerà a invecchiare ai ritmi attuali: «Non dobbiamo più mettere nessuna donna di questo Paese nella drammatica alternativa di dover scegliere tra il lavoro o fare un figlio». Letta promette «gambe e cuore per l'ultimo miglio» della campagna elettorale, e sprona i suoi alle urne, a votare e a far votare. Il 14 ottobre basterà solo un euro, annuncia rivelando che il "parlamentino" del Pd ha deciso l'abbassamento del contributo minimo dai 5 euro fissati sin qui.
Letta: "il mio turno è adesso" Il senso di questa gara, di questa corsa verso il 14 ottobre, Enrico Letta lo racconta verso la fine. Quando il palco del Palabanca di Piacenza si è già acceso di luci gialle e blu, ha già riso delle battute di Enrico Bertolino, ha già ascoltato le note dei Dire Straits. È una convention tutta in stile americano, quella del quarantenne sottosegretario che si candida a leader del Partito democratico. E non solo perchè il comico Bertolino – con il suo "Lettaman Show", storpiatura del Letterman Show – lo aiuta a "muovere" la sua immagine un po’ troppo seriosa. E lo incalza con una serie di domande tipo: «Tu e tuo zio in politica vi ispirate più al modello del Padrino o di Casa Vianello? Il giovane che suona la fisarmonica è il tuo elettore tipo? Giovane fuori e vecchio dentro?». E proprio l’età c’entra con questa sfida lanciata da Letta. C’entra con il voler dire di no alle regole di potere dei senior, alle loro cooptazioni. Ecco, dunque, il primo "strappo" di una generazione. «Mi sono candidato per un gesto di libertà. Contro chi mi diceva: il tuo turno non è questo, adesso ti bruci. E invece è possibile che a 41 anni si possa dire: il mio turno lo decido io». È un’ovazione. E lui continua. «E questo deve valere per tutte le professioni, in tutti i luoghi, a partire dalle università». I quasi 2mila che sono arrivati in questo caldissimo Palabanca continuano ad applaudire. Molti sono giovani e conoscono il problema. Certo la scelta del luogo per aprire la sua campagna elettorale incuriosisce. «Piacenza. C’entra Bersani che è di queste parti?». «No» risponde Letta ma la coincidenza geografica si salda a un’affinità politica ormai collaudata. Camicia a righe, senza cravatta, Letta parla spedito per meno di un’ora. E il tema shock che lancia è sull’Islam. «Chiederò al ministro Amato di discutere una proposta che riguarderà ogni capo di comunità religiosa: cioè che gli imam per esercitare in Italia siano muniti di un titolo di studio italiano. È un modo per favorire l’integrazione, superare le diffidenze reciproche attraverso percorsi che favoriscano il confronto». Prima aveva parlato di Beniamino Andreatta come esempio di laicità: «Lui, cattolico, ministro Dc, perse il posto perchè si mise contro lo Ior per salvare la finanza italiana». Ma non è l’unica idea fuori dal coro. Parla di energie rinnovabili e propone un patto tra le sei Regioni del Sud per una piattaforma comune sull’energia solare. «È assurdo che sia Bolzano a produrre più energia solare!». Il suo ruolo a Palazzo Chigi sembra non dare intralci. Nè a lui, nè a Prodi. «Il premier è super partes in questa competizione. E chi pensa di indebolire il Governo con il partito democratico ha sbagliato campo». Certo qualcosa da dire ai suoi competitors ce l’ha. «Raddrizziamo le primarie. Il clima di questi giorni non mi piace. Tra chi rifiuta confronti e chi sceglie toni troppo muscolari rischiamo di sprecare un’occasione». Così lancia la pax delle primarie: «Una settimana prima del 14 ottobre facciamo tutti insieme, fisicamente, un appello al voto affinchè la partecipazione sia la più alta». Idea subito sposata da Bersani come «giusta e tempestiva». Una partecipazione che Letta pensa di perpetuare anche quando il Pd sarà nato. «Propongo che sui grandi temi si facciano referendum online tra gli iscritti al Pd». Intanto un’altra battaglia l’ha vinta. Ieri è passata la regola che basterà un euro per votare. È chiaro che da Piacenza non può che parlare di questione settentrionale. A Milano, tra l’altro, gioca un "asso" candidando Giacomo Vaciago nel collegio-Bocconi. «Non siamo nemici delle imprese», dice parlando di Nord e rilancia la ricetta fiscale di uno scambio incentivi taglio dell’Ires ma anche di una riduzione delle aliquote fatta con i proventi della lotta all’evasione. Il fisco e il welfare, due terreni dove serve «concertare» e una speciale menzione la fa per Guglielmo Epifani «coraggioso» nella scelta di schierare la Cgil sul sì al Protocollo sul lavoro. Ma le pensioni sono un tema di riforma per tutti. «Contro l’anti-politica di Grillo non possiamo fare gli schizzinosi. Dobbiamo subito togliere i privilegi previdenziali per i parlamentari». Ormai la musica degli U2 quasi copre le sue ultime parole: «Ho cuore e gambe per fare l’ultimo miglio». In realtà ieri è stato il primo miglio del suo vero debutto in politica. E in musica, cantando in piazza con i Nomadi.
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