|
Dieci domande sul PD - Le risposte di Letta Le risposte di Enrico Letta alle domande di Ilvo Diamanti sul PD
09/10/2007
Ogni partito ha dei modelli personali. Figure - del passato o del presente; intellettuali, leader politici, religiosi - a cui si ispirano i suoi militanti e la sua base. Se non li ha, comunque, li cerca, li crea. Quali figure proporrebbe come "riferimenti esemplari" del "suo" Partito Democratico? "Nessun pantheon: il partito democratico deve guardare al futuro. Non nasce dalle ceneri delle esperienze del secolo scorso, magari sapientemente dosate. Vi si incontrano, certo, storie e culture diverse - la mia getta le radici nell'appello di un sacerdote siciliano ai "liberi e forti", quasi 90 anni fa - ma l'ambizione è quella di superarle, elevarle, in un progetto originale e post ideologico. Il progetto di un partito grande e dunque capace di interpretare l'interesse generale e non quello di singole categorie: l'interesse del bambino che sta nascendo in questo momento, il nostro vero riferimento".
Liberale, liberista, socialista, riformista, cristiano, laico, moderato. Sono le principali etichette utilizzate, nel dibattito di questi mesi, per definire l'identità e l'orizzonte politico del PD. Molto diverse, talora divergenti, perché il PD è, comunque, un soggetto politico nuovo, che attinge da diverse culture ed esperienze. Mi può indicare le due etichette che specificano meglio la sua concezione e il suo personale progetto del partito? Riformista e liberale. Il modello del riformismo è per me quello del protocollo d'intesa del 23 luglio scorso su previdenza, lavoro e competitività. Un riformismo che si manifesta nei fatti, attraverso la costruzione di un sistema di tutele riferito alla famiglia di oggi e non di ieri, di un sistema moderno di ammortizzatori sociali adeguato a un mercato del lavoro aperto ma non precario. Il PD deve essere anche il partito che si riappropria del termine libertà. In questi anni ne ha fatto una bandiera chi la intende come arbitrio; libertà invece è la possibilità di realizzare se stessi nel rispetto degli altri e di regole che valgano per tutti.
Oggi sono tanti a sostenere che i partiti non servono, perché sono vecchi, lontani dalla società, una "casta". Quali specifici impegni assume, di fronte agli elettori, per convincerli che il PD: a) rinnoverà la classe dirigente; b) garantirà un rapporto continuo con la società e con la sua base. I partiti sono vecchi perché in essi, come anche nelle professioni, nell'università e un po' in tutta la società italiana, vige il principio della cooptazione: c'è sempre qualcun altro che ti sceglie e decide quando è "il tuo turno". Dunque, no alla cooptazione, no alle liste bloccate, no a un partito romano centrico. Sì invece a liste espressione dei territori e delle autonomie discusse in assemblee aperte, come stiamo facendo in tutta Italia, sì a liste composte almeno per metà da persone che per la prima volta si avvicinano alla politica. Proporrò all'assemblea nazionale della Costituente del PD di proporre la riforma delle pensioni dei parlamentari per abolire i privilegi. E sui temi più importanti, consultazioni online di tutti gli iscritti. Quale sistema elettorale intende sostenere se guiderà il PD? 1. quello precedente: (75% uninominale di collegio e 25% proporzionale); 2. maggioritario e basta, preferibilmente (non necessariamente) a due turni, alla francese; 3. sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione; 4. proporzionale con una soglia di sbarramento, significativa, alla tedesca.
Se non si riuscisse a trovare una soluzione migliore, in tempi adeguati, sosterrebbe: a) il referendum elettorale oppure b) una revisione minima dell’attuale legge elettorale ? L'attuale sistema non assicura la governabilità, mortifica gli elettori e premia la fedeltà al "capo". I parlamentari attuali scelgono i parlamentari futuri. E' il trionfo della dannosa logica della cooptazione applicata alla politica. Meglio sarebbe stato mantenere un sistema basato sui collegi, integrato da primarie per la scelta delle candidature. Un sistema capace di facilitare il rapporto tra eletti ed elettori. Le regole, però, si rivedono "insieme" e dobbiamo costruire un accordo in Parlamento. Realisticamente, il sistema tedesco - quello vero, con un'alta soglia di sbarramento - appare il più adatto a costruire un'intesa con almeno una parte dell'opposizione. Il referendum, che ho firmato, è lo stimolo giusto a trovare una via parlamentare alla riforma. A una revisione minima preferirei comunque le urne.
Cosa differenzia, oggi, il lavoro flessibile e precario, secondo Lei? Cosa pensa debba fare il PD per evitare che (soprattutto per i giovani) il primo scivoli nel secondo? A questo proposito, qual è il suo giudizio sulla legge 30?
Se ritiene che debba essere rivista, indichi una o due modifiche concrete. Un giovane su due lavora oggi con un contratto flessibile. Dobbiamo aggiungere strumenti di welfare sconosciuti quando il lavoro era solo a tempo indeterminato. L'obiettivo principale è consentire a questi milioni di giovani di costruirsi una dignitosa pensione per il futuro. Quindi riscatto della laurea a costi bassi, totalizzazione dei contributi, contributi figurativi. E poi allungare l'orizzonte dell'attuale lavoro precario con i diritti di maternità per evitare la drammatica alternativa tra lavoro e famiglia. Infine, avvicinare sempre di più tassazione sul lavoro a tempo indeterminato (che deve scendere) e sul lavoro flessibile (che deve salire). Il lavoro stabile sarà così più vantaggioso e quindi diffuso. Con questi e altri strumenti si supera e si completa la legge 30, in linea col programma del centrosinistra.
Nel Nord il centrosinistra continua ad essere minoranza, alle elezioni anche perché è poco credibile soprattutto fra gli imprenditori e i lavoratori del settore privato. Ci suggerisca come pensa di cambiare questo clima. Può indicarci due proposte per costruire la credibilità del PD nel Nord? Al Nord il PD è spesso sotto il 15%. Come si può pensare con queste percentuali nelle aree più produttive di essere in grado di guidare il Paese? Fisco più semplice, infrastrutture più rapide, meno burocrazia, sicurezza diffusa. Sono obiettivi che ci riguardano. E che necessitano di comportamenti conseguenti: politica efficiente e non parassitaria,, semplificazione della rappresentanza, concretezza, messa al bando della retorica. Il PD non deve essere romanocentrico, bensì basato sulle autonomie territoriali. Per questo mi sono battuto perché i segretari regionali fossero scelti nelle regioni e non a Roma.
Secondo lei oggi ci sono le condizioni per ridurre le tasse oppure c'è ancora bisogno di risanare i conti? Da dove cominciare, comunque, per ridurre le tasse? La casa, gli sgravi alla famiglia, le aliquote irpef oppure le imprese, per esempio l'irap? E da dove attingere le risorse necessarie? In via prioritaria: dalle rendite finanziarie oppure riducendo la spesa pubblica? La pressione fiscale deve scendere, ma per attribuire esenzioni e sgravi fiscali non possiamo più basarci sul solo 740/modello unico, criterio che troppe volte ha favorito gli evasori. Per abbassare le tasse la via maestra - che il Governo sta percorrendo con successi significativi ma bisogna fare ancora di più - è una lotta senza quartiere all'evasione fiscale. Insieme, occorrono una forte razionalizzazione della spesa e una drastica semplificazione degli adempimenti. I risultati importanti, più che con la revisione delle aliquote, oggi si ottengono continuando a ridurre le tasse sul lavoro e attuando sgravi consistenti per il sostegno alla natalità e alle famiglie numerose. Proprio per questo, altri indicatori - non solo il "modello unico" - dovranno essere presi in considerazione come "rivelatori" delle condizioni reali delle famiglie. Perché l'equità è alla base di un rapporto di fiducia tra lo Stato e il cittadino.
Le prossime elezioni potrebbero essere non troppo lontane. Lei pensa che, se restasse l'attuale legge elettorale, il PD si dovrebbe presentare: a) con la stessa coalizione attuale, l'Unione; b) allargando l'alleanza ad altre forze le forze politiche che oggi non stanno nell'Unione; c) rafforzando il legame con i partiti della sinistra; d) oppure di centro? oppure, ancora, e) ritiene che debba presentarsi da solo, alleandosi con i partiti che aderiscono al suo programma? In primo luogo, credo invece che le elezioni siano lontane, nel 2011, alla scadenza naturale della legislatura e del governo Prodi. Credo proprio, inoltre, che non ci si arriverà con l'attuale legge elettorale: l'impegno categorico è quello di modificarla in Parlamento, l'alternativa il referendum. Per il resto, trovo ancora attuale una frase di Enrico Berlinguer: "Partiamo dai programmi e non dagli schieramenti". Il Partito democratico deve essere dunque protagonista di un ampio confronto programmatico, a partire, naturalmente, dal tentativo di confermare il quadro del patto stipulato con gli elettori nel 2006.
Su alcune questioni etiche è difficile trovare un orientamento unitario, in un partito che ha diverse ispirazioni come il PD. Pensiamo, in particolare: a) all'aborto b) alla fecondazione assistita c) ai diritti delle coppie conviventi (etero e omosessuali).
Ci può indicare quali progetto legislativo intende sostenere su ciascuno di questi temi e quale priorità attribuisce loro nel programma del Partito Democratico? Il Partito Democratico non nasce in un deserto culturale. Nel corso di questi anni il dibattito su questi temi "sensibili" è stato ampio e spesso difficile. Alcuni punti fermi, a mio avviso, sono stati fissati, per altri c'è bisogno ancora di approfondimento. Sull'aborto, credo che il punto di equilibrio che la legge 194 ha rappresentato sia tuttora valido; vorrei però esprimere la necessità che essa venga applicata in tutte le sue parti. Sulla fecondazione assistita, mi sembra che ci sia un consenso piuttosto diffuso sull'opportunità di migliorare alcune parti della legge 40. Sui diritti delle coppie conviventi, il disegno di legge sui Dico che il governo ha approvato e inviato in parlamento è, secondo me, una giusta mediazione, fermo restando che la priorità è rappresentata dagli interventi a sostegno della famiglia, dei figli e della natalità. Questi sono i miei giudizi sui tre punti specifici richiesti, ma voglio aggiungere che sui temi eticamente sensibili la disciplina di partito deve saper tenere conto dello spazio ineludibile della libertà di coscienza delle persone.
Può indicare agli elettori tre buoni motivi per scegliere Lei invece degli altri candidati alle prossime primarie? 1. Perché io e i candidati delle mie liste, la cui età media è 35 anni, siamo la possibilità di evitare lo scandalo di un partito democratico che nasca già vecchio, con un'assemblea costituente dall'età media di 60 anni. 2. Perché portiamo avanti il progetto di un partito davvero "delle autonomie", non "romanocentrico", nel quale le realtà locali siano protagoniste e non suddite. 3. Perché possiamo parlare al "motore" del Paese, al mondo delle imprese e del lavoro, con proposte, come quelle confluite nel protocollo sul welfare, che sono un esempio di riformismo nei fatti e non solo a parole.
|
|