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Il Pd di Letta. La rivoluzione in sette punti Una breve sintesi del programma di Enrico Letta per il PD
22/09/2007
Ha un programma giolittiano in sette punti, che lui chiama «sette pugni nello stomaco», e vorrebbe che fossero le fondamenta del Partito democratico, ma non quello di Veltroni, il suo, perché al primo dei punti programmatici c'è proprio «la libertà, anzi, le libertà, compresa quella di candidarmi senza aver chiesto il permesso a nessuno». Ed ecco allora che nella fornace settembrina di Piacenza si accendono i riflettori su questa due-giorni di Enrico Letta che ha preso avvio ieri e che si è data il nome - senza falsa modestia - di "Festival delle idee". E di idee certamente ve ne sono. L'Italia bloccata e da sbloccare, la mobilità sociale che non c'è, la lotta ai privilegi e alle corporazioni, la vergogna civica di una repubblica fondata sulla cooptazione. In città approdano il signore di Unicredit, Profumo («È l'Italia che sa vincere in Europa»), l'ex mago di Tiscali e ora governatore della Sardegna Soru («Con lui si parla di autonomie, di cui c'è gran bisogno»), il ministro Bersani («Lui sta con Veltroni - dice Letta - ma siamo compagni di strada e spero che lo rimaniamo, visto che siamo legatissimi») e una messe di uomini di partito, di militanti, di gente comune che ha deciso di andare a vedere il gioco di questa costola giovani del Partito democratico che si mette a sfidare chi ha già vinto e sfodera un programma degno di De Gaulle: natalità, welfare, precariato, problema casa, la fiscalità per le famiglie, «un Paese che non fa figli - declama Letta - è un Paese che non cresce, destinato a regredire». E allora ecco i tre forum di ieri dal vago sapore parigino, perché quella triade sembra davvero uno slogan da presa della Bastiglia: libertà, natalità, mobilità, e i Letta-boys li cavalcano a meraviglia, sbandierando cifre, aneddoti, previsioni. «In questi anni - dice ancora Letta - la libertà, che è una delle più belle parole del linguaggio politico, è diventata un'esclusiva della destra. E noi invece dobbiamo riappropriarcene, perché non è solo arbitrio e individualismo, ma partecipazione (non lo diceva anche Giorgio Gaber?) e sicurezza». Anche la forma-partito al Festival delle idee viene messa in discussione. Si vuole un partito orizzontale, dove non si decida tutto a Roma e dove si rispettino le autonomie e tutti i dirigenti - e qui c'è davvero un pizzico di encomiabile utopia - si sentano ogni giorno sotto esame e non siano inamovibili come lo sono oggi. Per non parlare della questione settentrionale: «Questa - dice Letta - è forse la sfida più difficile per il Pd, dialogare con regioni dove siamo arrivati ad avere solo il 15% dei consensi. Se non parliamo con il Nord, con l'impresa, con il lavoro autonomo, non stiamo parlando con l'Italia». E poi c'è l'Europa, che questa fiera delle idee nuove vorrebbe a due velocità, una per gli euroentusiasti e per i Paesi dalle economie forti, l'altra per quelli che sono più scettici e più lenti a decollare. I giornali dicono che il pubblico di Beppe Grillo si annida per il 60 per cento proprio negli elettori del futuro Pd. Letta lo sa bene: «Infatti non possiamo far finta che non esistano, dobbiamo ascoltarli, recuperarli. Io ho firmato il referendum per abbattere l'attuale legge elettorale, la peggiore che ci sia, che si basa su un sistema di cooptazione, di liste bloccate: un sistema che purtroppo abbiamo importato anche nelle primarie del Pd. Io ho votato contro questa regola, voglio un sistema alla tedesca. E poi mi batterò per eliminare la doppia pensione ai parlamentari». Infine il nucleare: dice Bersani: «Non accetto l'idea che l'Italia sia fuori dalla ricerca sul nucleare di quarta generazione. Letta è assolutamente d'accordo con me su questo e anche Pecoraro Scanio». «Sono con Bersani - conferma Letta: è necessario tornare a fare ricerca. Il Paese ne ha bisogno per la sicurezza dei suoi approvvigionamenti». I due si piacciono e si vede. Oggi Enrico Letta formalizzerà la sua candidatura alla guida del Partito democratico. Un partito che - lo dice lui - punta al 30% dei voti e non dà nulla per scontato, nemmeno le alleanze.
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