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Documento associato alla candidatura di Guido Galperti Presento unitamente all’accettazione della candidatura ed all’elenco delle firme che si allega, il seguente documento di indirizzo elaborato con la direzione regionale ed il coordinamento dei Segretari provinciali.
26/03/2007
IL CONTESTO
La seconda fase congressuale di DL - La Margherita si inserisce in un contesto di complesso "divenire" della società italiana, a sua volta inserito in un processo non facilmente governabile di globalizzazione, il cui esito finale appare ancora incerto, sia dal punto di vista degli assetti economici che da quelli politico-territoriali. Le disuguaglianze nelmondo sono infatti ancora enormi e mentre fa fatica ad imporsi una vera politica di pace, le tensioni etniche e religiose mai sopite sembrano ancora catalizzare energie negative in medio-oriente, fino a prefigurare deprecabili scontri di civiltà. In Europa ed in particolare in Italia i fenomeni migratori sempre più massicci stanno cambiando la forma della società, non solo mettendo a rischio la nostra identità ma rendendoci deboli e paurosi nel confronto con civiltà diverse, con il rischio di comportamenti razzisti da una parte ed antisociali ed illegali dall'altra. La riscoperta della nostra forte identità storico-culturale, il riconoscere la forza delle nostre radici ivi comprese quelle cristiane, il richiamo ai valori più profondi che hanno permesso all' Europa di crescere e di formarsi nei secoli quale grande insieme di popoli, accomunati da un identico e talora drammatico percorso storico ed umano, sono i paletti di riferimento che ci permetteranno di affrontare, senza esitazioni, il confronto con chi proviene da altre matrici culturali per costruire insieme una società democratica e plurale, capace di convivere nella diversità dei costumi e delle religioni per costruire nella legalità di un nuovo bene Comune a tutti. La forte evoluzione tecnologica sia nelle comunicazioni che nelle scienze umane ci pongono di fronte a fenomeni nuovi che mettono in discussione le antropologie tradizionali, interrogando fortemente anche la responsabilità dei cattolici impegnati in politica. Sono così nate le cosiddette questioni eticamente sensibili, ove la necessità di intervenire con strumenti di regolazione dei fenomeni interseca fortemente i contenuti valoriali. Bisogna quindi evitare, nel ridisegnare il prezioso perimetro della laicità dello Stato e dell'autonomia del legislatore, lo scontro "epocale" fra il clericalismo che vorrebbe far diventare "ragion di stato" il valore vissuto in modo assoluto nella fede religiosa, ed il laicismo, sempre più pericolosamente diffuso, alla costante ricerca di una emancipazione sempre più spinta dei bisogni individuali, il cui soddisfacimento immediato diventa un simulacro di Bene Comune. Ma la somma dei Beni Comuni dei singoli individui non può mai essere il Vero bene Comune di una comunità intera. Sarà compito anche della Margherita lavorare in ambito parlamentare, amministrativo, politico e sociale per la costruzione di una società più equa in cui i diritti di tutti vengano riconosciuti dentro un nuovo contesto culturale di coesione e solidarietà ove l’essere umano sia un po’ più persona e un po’ meno individuo e dove il Bene Comune non sia in modo preoccupante identificato solo con ciò che il singolo percepisce come bene per sé in questo o quel preciso momento della propria vita, ma come quel complesso valoriale in grado di garantire relazioni sociali stabili ed equilibrate dentro un contesto plurale di culture ed identità.
LA MARGHERITA ED Il PARTITO DEMOCRATICO
Serve tempo anche perché la politica evolva e trovi contenuti e forma adeguati per indirizzare il divenire, quelli che molti chiamano la "modernità" o fase post-secolare o post ideologica con riferimento al tramonto definitivo delle ideologie che hanno ispirato la politica del 900, anche se questo è solo parzialmente vero. L'idea che la Legge elettorale risolva i problemi della politica appare ormai un'idea superata dagli eventi e francamente molto debole. La politica, i propri problemi se li deve risolvere da sé e semmai produrre leggi elettorali stabili e largamente condivise che permettano l'elezione di un parlamento ove le maggioranze siano chiare e possano governare per il tempo della propria legislatura. Per quanto ci riguarda da vicino è ormai avviato un percorso che attraverso questa fase congressuale porterà la Margherita diritta alla Fase Costituente del Partito Democratico, il cui Manifesto ispiratore è da poco stato licenziato dal Comitato dei Saggi. E' innegabile che la Margherita abbia già in sé l’ embrione del PD; culture come quelle popolare, liberal-democratica e ambientaliste, sono da noi già presenti e convivono nella pluralità del pensiero. Culture diverse che non si sono "contaminate" più di tanto ma che sono riuscite a dare, principalmente grazie al radicamento territoriale dei popolari e al lavoro talora anche coraggioso di Francesco Rutelli e del Presidente Parisi, un'idea di partito plurale, vivace e capace di cogliere appunto i nuovi problemi che la società moderna pone. È qui che si inserisce il PD, quasi quale naturale allargamento della Margherita alla cultura della sinistra democratica (cosiddetta riformista), trasformando di fatto un'alleanza elettorale dell' Ulivo in un nucleo fondatore di un partito nuovo, plurale e capace di allargare i confini del centro-sinistra come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 10 anni, disponibile a parlare a vaste parti della società, soprattutto alle nuove generazioni di oggi e di domani, il cui pensiero sta probabilmente oltre gli steccati delle culture tradizionali. Insomma il PD come un'idea formidabile per ridare vigore e contenuto alla politica, il PD come luogo di discussione, di vita sociale e culturale prima ancora che di contenitore partitico. Questa idea, pur tuttavia molto affascinante, ci impone di riconoscerne anche i rischi, per evitare di cadere in un "superficialismo" irresponsabile tipico di chi fa politica senza storia e senza idee e precursore solitamente di esperienze effimere e fallimentari. Prima di tutto il PD è una grande idea per governare il futuro, e non serve certo alla risoluzione delle problematiche contingenti. Un rischio poi è la fretta. La creazione di un partito nuovo che vuole essere interprete della trasformazione sociale in corso e dare orientamenti precisi anche di ordine valoriale, richiede prima di tutto maturazione culturale dentro la società, se non vogliamo correre il rischio di un precipitoso “parto di laboratorio”, esito della fusione di due dirigenze partitiche delle quali erediterebbe probabilmente i difetti, ma senza creare passione e coinvolgimento. Così facendo il rischio maggiore, è di perdere pezzi a sinistra e al centro, favorendo da una parte la nascita di una nuova grande sinistra europea e dall'altra, di un'aggregazione di centro di ispirazione più cattolica, depauperando anche culturalmente il nascituro PD che si ritroverebbe a rappresentare in gran parte una cultura solo liberal-laburista, che da sola non è adeguata ad affrontare le grandi sfide, causando così anche un rischio elettorale. Ci deve essere, d'altra parte, consapevolezza che stiamo costituendo un partito cercando di superare i confini ideologici del ‘900, e non può certo essere né socialdemocratico ne tantomeno socialista. Questa è una strada percorribile ma è diversa da quella che abbiamo cominciato e mi pare che il Manifesto sul tema della collocazione Europea sia chiaro: non è previsto un approdo del PD nella famiglia del socialismo europeo, ma semmai una alleanza parlamentare. Bisogna essere consapevoli di questi rischi e quindi dell'importanza che la fase costituente riveste, per lasciare indietro meno "pezzi" possibile, per coinvolgere a fondo la società, per aggregare attorno ad un'idea forte, per allargarsi nei contenuti verso aderenti ed elettori di altri partiti oggi nel centro-destra ma che potrebbero essere allettati dalla partecipazione ad un sfida politica veramente innovativa, capace di frantumare la palude dei poli così come la conosciamo ora. Bisogna ridare spazio alla politica, basta con il polo Berlusconiano e quello anti-Berlusconiano; tutto ciò è da archiviare. La politica in Italia deve aprirsi a nuovi orizzonti, ove il progetto conti di più delle persone ma dove le persone, che quel progetto sono chiamate via via a rappresentare, vengano scelte con metodo libero e democratico, tenendo conto della capacità di rappresentanza, della storia, del radicamento nella società, del senso di responsabilità che ciascun “protagonista” della politica dovrebbe avere e che invece spesso manca. La strada del PD va percorsa con senso di responsabilità e senza arroganza con la consapevolezza che non è una competizione "a chi arriva prima".In questo contesto il Congresso della Margherita non è un fatto formale ma una scelta precisa di presenza sul territorio e di consolidamento, sapendo che la Margherita dovrà entrare nella fase costituente forte ed unita. Dal giorno dopo il Congresso il partito si deve organizzare ancora più capillarmente perché il lavoro che dobbiamo fare di diffusione delle idee è enorme. Dobbiamo lavorare molto di più e meglio di quanto abbiamo fatto finora.
LA MARGHERITA LOMBARDA
Nella nostra Regione appare di grande importanza riorganizzare il Partito con rinnovato slancio, anche per la necessità di dover affrontare i grandi cambiamenti che si prefigureranno con la costituzione del Partito Democratico. E' importante valorizzare al meglio nel prossimo partito tutte le potenzialità oggi solo parzialmente espresse, con riferimento soprattutto ai giovani, alle donne e a coloro che pur essendosi di recente avvicinati al partito, vi stanno lavorando con passione e dedizione. Il rapporto del Partito con il territorio passa, quindi, attraverso tre canali privilegiati: la nostra capacità di saper ascoltare e parlare con i cittadini, la nostra attenzione di incontrare e discutere con gli Enti locali e la nostra disponibilità ad investire in una nuova e giovane classe dirigente; in quest’ottica dovremo individuare alcune grandi aree tematiche come ipotesi di un'organizzazione esecutiva. Di primaria importanza sarà ristabilire un contatto stretto fra Partito Regionale e Coordinamenti Provinciali, istituendo una conferenza permanente con funzione consultiva per discutere ed approfondire i temi di interesse comune. In quest'ottica occorre anche fare sinergia e sistema fra i diversi livelli Istituzionali, condividendo scelte, informazioni e strategie fra Parlamentari, Consiglieri Regionali, Presidenti di Provincia e Sindaci dei Capoluoghi. A questo scopo, in linea generale, si può immaginare di costituire un “Coordinamento delle Istituzioni” che in sinergia con la Conferenza dei Segretari e con la Direzione Politica elabori le politiche e le iniziative territoriali più rilevanti sui diversi temi. Inoltre la Margherita Lombarda dovrebbe esprimere una forte determinazione a ribadire e rivitalizzare la natura federale del partito, attraverso l’attuazione dello Statuto e in particolare, nelle forme da esso previste, la partecipazione dei rappresentanti di tutte le regioni alla elaborazione della linea politica nazionale del partito. Il tesseramento dovrebbe avvenire nel segno di una effettiva autonomia del livello regionale nel quadro di norme ed iniziative nazionali trasparenti e pubbliche, abolendo tesseramenti diretti al livello nazionale che hanno prodotto distorsioni ed incongruenze invece di avvicinare più aderenti al partito. Inoltre appare fin troppo ovvio che, a prescindere dalla legge elettorale con cui si svolgeranno le prossime elezioni politiche, le candidature dovranno essere espressione diretta del territorio e rappresentare il pluralismo di idee ed ispirazioni radicate nella Margherita lombarda.
Guido Galperti
Milano, 20 marzo 2007
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