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Dalla relazione di Riccardo Marchini al congresso
Alcuni spunti di riflessione tratti dalla relazione di Riccardo Marchini al Congresso Provinciale del 13/01/2007

14/02/2007

Riformare è... ...credo che la nostra società debba essere guardata senza pregiudiziali. Al paese abbiamo il dovere morale, prima ancora che politico, di dare stabilità e un progetto. Occorre riprendere il processo delle liberalizzazioni delle professioni, dei servizi e del mercato, mettendo al centro dell’azione politica il cittadino. Occorre iniziare la stagione delle riforme che non significa per il Centrosinistra fare cose di destra, come si vuol far credere, ma semplicemente fare cose di buon senso dettate dall’evolversi della società. Riformare significa questo: adattare le regole alle situazioni nuove o cambiare alcune regole che si sono dimostrate inefficaci mirando, sì, a una maggiore equità sociale attraverso la redistribuzione delle risorse, ma più ancora attraverso la redistribuzione delle opportunità, dando la possibilità a tutti di realizzarsi in base alle proprie capacità, tutelando i giovani che non devono essere utilizzati come risorsa economica a basso costo, e costruendo un moderno welfare. Efficienza, competizione e merito a braccetto con l’equità e con la giustizia sociale.
Una nuova legge elettorale Per fare questo esiste un prerequisito non eludibile: che venga riscritta la legge elettorale in senso bipolare e maggioritario, con la quale un elettore possa effettivamente esprimere il proprio voto di scelta. Una legge che preveda anche qualche meccanismo per scoraggiare la proliferazione di piccoli partiti personalistici il cui potere ricattatorio diventa un ostacolo alla governabilità.
Tante italie, tante lombardie Inoltre, pur nella consapevolezza di far parte coerentemente con un progetto nazionale, sarà necessario prendere atto che esistono tante Italie e tante Lombardie in ognuna delle quali il Partito Democratico potrà trovarsi nella necessità di dotarsi di assetti politici e organizzativi suggeriti dalle differenti realtà locali. E’ infatti indispensabile che il Partito Democratico non sia solo un partito di quadri dirigenti o lo strumento di supporto al premier, ma un partito che, prima di tutto, faccia del contatto stretto con il territorio la sua esigenza principale e il suo punto di forza.
I temi cosiddetti eticamente sensibili E, ancora, non possiamo nasconderci che esistono anche alcuni nodi problematici. Il primo, quello probabilmente più delicato, è quello costituito dai temi cosiddetti eticamente sensibili. Su questi non si potrà procedere secondo la formula “un po’ a me e un po’ a te”, ma si dovrà trovare una sintesi che riguardi non tanto il merito, difficilmente contrattabile, quanto il
metodo di approccio.
La collocazione europea Il secondo nasce dalla comprensibile difficoltà di superare le proprie radici culturali. In questo senso non è un dettaglio, come si dichiara da più parti, la collocazione del soggetto nuovo nel panorama politico europeo. Se, come viene suggerito da parte dei DS ed auspicato dalla grande famiglia socialista europea, si dovesse avverare l’approdo nel PSE, ciò costituirebbe una contraddizione politica e logica, perché verrebbe meno il tratto fondante del Partito Democratico, quello di essere partito nuovo, nel quale ciascun contraente va oltre le proprie origini. Ne conseguirebbe che il Partito Democratico sarebbe semplicemente una evoluzione dei DS con assorbimento della Margherita nella casa socialista. Non è ciò che personalmente mi aspetto.
La semplificazione istituzionale Riguardo la semplificazione istituzionale abbiamo preso più volte posizione. Su questo tema la Margherita è disponibile a un confronto concreto per passare dalle dichiarazioni generiche alla proposta progettuale, per trovare l’allargamento politico più ampio possibile e per individuare i canali istituzionali e legali più idonei alla realizzazione di un’idea condivisa da molti. L’ANCI Lombardia ha sul tavolo lo studio di alcune proposte per la modifica la legge sul testo unico degli Enti Locali. Vorremmo far sentire la nostra voce e portare questo nostro contributo a quello studio.
I 175.000 abitanti della Valtellina e della Val Chiavenna si devono confrontare quotidianamente con un parco amministrativo costituito da 78 Comuni, 5 Comunità montane e una Provincia. A questi si aggiungano due Consorzi: il BIM e l’ATO di prossima costituzione. Un affollamento istituzionale che difficilmente riesce ad essere gestito. Per noi, nell’ottica di una semplificazione finalizzata ad un’azione amministrativa più incisiva, l’anello debole è costituito dalle Comunità montane che sono gli organismi più lontani dalla democrazia elettiva. Non ci pare sbagliato prevederne l’eliminazione e attribuire all’ente Provincia tutte le funzioni riguardanti il governo del territorio.
La sanità A quattro anni di distanza dall’istituzione dell’Azienda Ospedaliera unica della Valtellina e della Valchiavenna, dopo che si sono succeduti ben tre direttori generali, non abbiamo ancora un piano di riorganizzazione che si possa chiamare tale. Si procede alla giornata, nel silenzio generale, ... con il rischio che, a poco a poco, alcune delle strutture della provincia vengano smantellate. Non possiamo rimanere indifferenti: oltre che il primo servizio che uno stato deve riservare ai suoi cittadini, per noi la Sanità rappresenta la più grande azienda provinciale. Dobbiamo decidere qual è il problema da risolvere: sanità-qualità, oppure sanità-occupazione oppure sanità-qualità-occupazione. Sono tre approcci diversi con tre soluzioni diverse. Noi pensiamo che il criterio da utilizzare sia in estrema sintesi questo: quando il cittadino ha urgenza deve poter trovare la risposta ai suoi bisogni sotto casa, quando invece non ha fretta e può scegliere con calma, allora può andare dove vuole, ... ovviamente con l’auspicio che, comunque, il cittadino valtellinese abbia l’opportunità di rimanere in valle proprio grazie alla qualità del servizio.

 
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