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Documento Assemblea Provinciale 09/02/2007
Documento del Congresso Provinciale di “Democrazia è Libertà – La Margherita” del 13 gennaio 2007

10/02/2007

A conclusione dei lavori del Congresso della provincia di Sondrio di “Democrazia è Libertà – La Margherita”, sentiti:
- la relazione del Coordinatore uscente Enrico Dioli;
- la relazione programmatica del Coordinatore entrante Riccardo Marchini;
- gli interventi dei Delegati Renato Lupoli, Valerio Dalle Grave, Paolo Raineri, Silvana Lombardini, Michele Iannotti, Mauro Della Riscia, Alfonsina Pizzatti e Danilo Ronconi,
il Congresso propone il seguente DOCUMENTO da sottoporre alla ratifica della prima Assemblea provinciale.

1. Si prende atto che la vittoria dell’Unione alle elezioni politiche dell’aprile 2006 non può essere valutata positivamente, perché il largo vantaggio preannunciato dai sondaggi nei mesi precedenti ed inspiegabilmente confermati dagli exit poll si è concretizzato in una vittoria di stretta misura, che al Senato si configura come sostanziale pareggio.
Si rileva anche come La Margherita abbia sofferto oltre misura la contiguità con la Rosa nel pugno il cui laicismo esasperato, proposto e vissuto alla stregua di un fondamentalismo religioso intollerante, aggressivo e arrogante, ha allontanato parte di un elettorato sensibile alle proprie origini, attento alla salvaguardia dei propri valori e della propria cultura cattolica, democratica e liberale, che crede in uno stato laico, compatibile però con il più ampio pluralismo.

2. Si prende altresì atto che l’azione di governo è resa difficoltosa dalla presenza nella maggioranza di due modi diversi di concepire la società: da una parte il riformismo del nucleo maggioritario dei DS e di tutta La Margherita che si sforza di interpretare, di assorbire e di rendere virtuosi i cambiamenti di una società sempre più complessa, dall’altra le posizioni conservatrici ed anacronistiche dell’estrema sinistra classista che, avendo come unico referente sociale il lavoro dipendente, esclude dal proprio interesse politico altre realtà come i ceti medi produttivi che, pure, costituiscono un tassello importante di uno stato che vuol crescere in maniera armoniosa.
Si sottolinea come, per ridare slancio al paese, sia necessario riprendere il processo delle liberalizzazioni e dare inizio a una decisa stagione di riforme che, mirando a una maggiore redistribuzione delle opportunità, prima ancora che delle risorse, riesca a coniugare efficienza, competizione e merito con l’equità.

3. Al fine di realizzare quanto sopra, partendo dalla consapevolezza che le tradizionali famiglie politiche identitarie non sono più in grado di dare risposte adeguate ad una società in evoluzione sempre più rapida, si valuta come opportuno e improcrastinabile, per quanto riguarda l’area del centro sinistra, creare un soggetto politico unico che raccolga e rimescoli le culture più vicine con l’obbiettivo di proporsi come motore politico degli anni a venire. Per La Margherita si tratta di completare il processo per il quale era nata: dar vita con i DS per cominciare, ma non solo, al Partito Democratico, nel quale le componenti iniziali si dovranno dissolvere per generare uno strumento inedito, capace di vita autonoma ed originale. Nello stesso tempo si auspica che il soggetto nuovo non sia solo un partito di quadri dirigenti o lo strumento di sostegno al premier, ma un partito che, prima di tutto, faccia del contatto stretto con il territorio la sua esigenza principale e il suo punto di forza, perché è necessario che il rinnovamento parta dal riconoscimento che le differenti realtà locali, pur all’interno di un disegno politico unitario nazionale, potranno trovarsi nella necessità di dotarsi di assetti politici e organizzativi diversificati.

4. Per arrivare al Partito Democratico non si esclude la possibilità di dover partire provvisoriamente con una federazione stretta, perché si devono prima affrontare e risolvere alcuni nodi problematici non secondari.
a) E’ necessario riscrivere la legge elettorale in senso bipartitico e maggioritario, con la quale un elettore possa effettivamente esprimere il proprio voto di scelta e che preveda meccanismi volti a scoraggiare il proliferare di piccoli partiti personalistici il cui potere ricattatorio diventa un ostacolo per la governabilità.
b) Sui temi eticamente sensibili, sui quali le posizioni si differenziano anche sensibilmente, si dovrà trovare una sintesi che riguardi non tanto il merito, difficilmente contrattabile, quanto il metodo d’approccio.
c) E’ motivo di discussione la collocazione europea del nuovo partito all’interno del PSE, perché ciò costituirebbe una contraddizione politica e logica, in quanto verrebbe meno il tratto fondante del Partito Democratico, quello di essere partito nuovo, nel quale ciascun contraente va oltre le proprie origini. E’ difficilmente accettabile, cioè, che il Partito Democratico sia una evoluzione dei DS con assorbimento della Margherita nella casa socialista.

5. A livello provinciale vengono individuati alcuni temi prioritari che dovranno impegnare gli organismi del partito nel prossimo futuro.
a) PARTITO DEMOCRATICO: si proporrà di riprendere, aggiornandolo, il progetto studiato nel corso del 2005 con DS e SDI per la definizione dell’Ulivo della Valtellina e della Valchiavenna, perché non pare sbagliato che questa nuova esperienza venga affrontata contemporaneamente dai livelli centrali e dai livelli periferici.
b) SEMPLIFICAZIONE ISTITUZIONALE: si ritengono maturi i tempi per cercare di ridurre l’affollamento istituzionale che appesantisce l’azione di governo della provincia. Non pare sbagliato valutare l’eventualità di sopprimere le Comunità montane che, essendo gli enti più lontani dalla democrazia elettiva, costituiscono l’anello debole della catena amministrativa. Anche la riduzione del numero dei comuni potrebbe trovare posto nella discussione sulla razionalizzazione istituzionale, purché venga sostenuta da consistenti riduzioni fiscali per un certo numero di anni per quei comuni che scegliessero di unirsi.
c) SANITA’: nel rilevare come a distanza di quattro anni dall’istituzione dell’Azienda Ospedaliera unica della Valtellina e della Valchiavenna, non ci sia ancora un piano di riorganizzazione che si possa definire tale, si proporrà di aprire il confronto sul concetto di “sanità di montagna”, caratterizzata da una rete moderna e diffusa sul territorio, ad alta specializzazione tecnologica e medica per quanto riguarda il primo intervento, una sanità che tenga cioè conto della peculiarità delle aree montane, penalizzate dalla bassa densità di popolazione e dalle difficoltà di spostamento che richiedono, a parità di efficienza, parametri di costo diversi da quelli previsti per le aree maggiormente urbanizzate.
d) USO PLURIMO DELLE ACQUE: l’acqua riveste un carattere di primaria importanza sia come risorsa per usi civici sia come risorsa per usi energetici. Nel primo caso, in conseguenza dell’istituzione dell’ATO, si valuta positivamente l’ipotesi di una società multiservizi provinciale che faccia fare alla nostra provincia quel salto di qualità che le consenta di uscire da un localismo dal futuro incerto per entrare a pieno titolo nella dimensione regionale, nazionale ed europea. Relativamente allo sfruttamento dei torrenti per fini energetici, la nostra posizione sarà quella di procedere senza schemi rigidi precostituiti, valutando le potenzialità dell’utilizzo delle risorse in relazione alla salvaguardia del territorio e alla vocazione turistica di alcune nostre vallate e privilegiando l’interesse pubblico. La richiesta di tre anni di moratoria avanzata dall’Intergruppo Acque della Provincia di Sondrio, relativamente alla concessione di captazioni al fine di effettuare lo screening della situazione provinciale, ci trova d’accordo, ma si ritiene che sia necessario assumere iniziative affinché il contenuto del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale in materia di corsi d’acqua sia effettivamente cogente e non aggirabile da parte della pianificazione regionale.
Oltre a questo si ritiene necessario riaprire il confronto con le grosse società operanti in valle, non con intenti di contrapposizione rigida, ma per arrivare ad un nuovo patto che si concretizzi in un’azienda energetica tutta nostra, con la funzione di distribuire energia al prezzo di costo finalizzata allo sviluppo economico.
e) INFRASTRUTTURE: nel riaffermare l’esigenza di affrontare il problema della ferrovia, dell’aviosuperficie e dei trafori, alcune scelte in merito alla realizzazione della SS38, che si sta avviando a conclusione, ci inducono ad affermare che i soldi a disposizione per quel progetto sono stati spesi male, perché rimangono irrisolti problemi come l’attraversamento di Morbegno e di Tirano e la viabilità di tutta la Valchiavenna, per i quali i tempi e i finanziamenti non sono definiti.

6. Da diversi anni la provincia di Sondrio è per il centro sinistra un’area di frontiera politica. Nell’ottica di un nuovo corso che ci faccia tornare ad essere forza costruttiva o, meglio ancora, trainante nel governo della provincia, si dovrà, pur nella chiarezza dei ruoli e delle appartenenze, aprire a un confronto più ampio, senza pregiudizi e preclusioni. Ciò che ci deve stare a cuore è lo sviluppo sociale ed economico della provincia di Sondrio, per arrivare con condivisione di intenti e grande coralità di azione alla realizzazione di una vera “valle alpina moderna”.

Ratificato dall'Assemblea Provinciale in data 09/02/2007

 
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