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LA CONFERENZA PROGRAMMATICA DELLA MARGHERITA Alla due giorni di Milano un progetto in cui ricerca e sviluppo si coniugano con un nuovo welfare LE SFIDE PER UN PAESE NUOVO
22/12/2005
L'Italia che la Margherita ha in mente è un paese in grado di innovare e sapersi innovare, di essere competitivo sui mercati perché unito nel gioco di squadra, di saper pensare e raggiungere nuovi traguardi produttivi, di saper essere articolato nelle sue culture e nei territori senza per questo perdere quell'identità unitaria che è la risorsa necessaria per invertire il ciclo economico, di saper sostenere le imprese meritevoli, individuare i talenti, rendere più flessibili i posti di lavoro senza che, per questo, diventino precari. L'Italia che la Margherita spera di poter vedere nel prossimo futuro è un paese in cui le culle non saranno più vuote, in cui le donne non saranno più costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, in cui sarà possibile assicurare una vecchiaia attiva e in cui le politiche per la famiglia non saranno confuse con quelle per la lotta alla povertà. L'Italia che verrà dovrà essere un paese in cui le città saranno a dimensione dei cittadini; in cui la mobilità non sia una falsa chimera; in cui la sicurezza e la legalità siano beni, prima ancora che diritti, condivisi; in cui gli italiani possano voler bene alla loro terra e in cui i conflitti di interesse siano regolati da normative efficaci e incisive. Un paese che non guarda al passato, che non è ripiegato su se stesso ma che è pronto a giocarsi il proprio futuro con l'incoscienza, ma anche la spensieratezza dei 20 anni. Tutto questo non è utopia, ma è la sfida che una nuova possibile forza di governo intende lanciare affinché la coalizione di centrosinistra possa cambiare il futuro del proprio paese. Un futuro che oggi è votato alla crisi, prima ancora che economica e sociale, di identità. Nella due giorni di Milano la Margherita ha fatto il bis. Dopo il primo esperimento di gennaio a Torino, il Big Talk 2 intende riaprire il futuro per portare a compimento un percorso programmatico avviato all'inizio dell'anno. Un lavoro che costituisce la prima tappa di avvicinamento al partito democratico. A Milano la Margherita replica la riuscita e innovativa formula di Torino sui temi caldi del Paese: otto le sessioni che vedranno confrontarsi sul palco esponenti della Margherita, rappresentanti dei settori, imprenditori, sindacalisti, economisti e amministratori locali. Ogni sessione, come lo scorso anno, sarà aperta con spezzoni di film da cui prendere spunto per avviare il confronto. Di seguito riportiamo solo alcune delle proposte che sono state avanzate a Milano nel corso delle otto sessioni dedicate ai temi della conoscenza e della ricerca; della concorrenza e qualità nella Tv del futuro; della nuova dimensione tra nord e sud del paese; di una pubblica amministrazione vicina ed efficiente; di un nuovo modello di impresa e lavoro; delle risposte alla famiglia e al welfare; delle priorità per il futuro a partire dalla sicurezza alla legalità, alla vivibilità delle città; dei territori e del made in Italy. È questo il miglior contributo, costruttivo e propositivo, che la Margherita intende offrire per la definizione di un programma dell'Unione condiviso. Il leader della Margherita, Francesco Rutelli, ha aperto con una relazione programmatica la due giorni di lavoro che è stata conclusa domenica mattina dal numero uno dell'Unione, Romano Prodi. PUNTARE SUI BREVETTI Qualcuno in Italia si è accorto che il 2005 è stato l'anno mondiale della scienza? Ecco, per tornare ad essere competitivi, bisogna partire da qui: accettare la sfida della costruzione di un nuovo modello economico basato sulla conoscenza, sull'innovazione, sulla connessione tra università e impresa, sul recupero del gap di formazione scientifica e tecnologica nei giovani. L'Italia è ricca di talenti che non sfrutta e che non valorizza, ma che purtroppo esporta con il risultato di avere il più basso indice di brevetti per ricercatore. Tuttavia, per promuovere la ricerca servono gli investimenti. Di qui la necessità di incrementare l'incidenza della spesa per investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico sul Pil portandola a livelli medi europei. Il che significa soprattutto aumentare gli investimenti privati, ma anche quelli pubblici per gestire i quali è ipotizzabile l'istituzione di un organismo indipendente per la valutazione dei progetti. UNA TV LIBERA E PLURALE Con l'obiettivo di creare un sistema radiotelevisivo industrialmente forte e plurale nel nuovo contesto digitale, la tv del futuro dovrà dare più pazio ai produttori di contenuti, fornendo una tutela effettiva di accesso alle piattaforme di distribuzione. Se la premessa necessaria ad un simile approccio è impedire l'incrocio tra cariche di governo e titolarità a qualsiasi titolo di mezzi radiotelevisivi nonché rendere incisiva la normativa sul conflitto di interesse, occorre altresì operare scelte di politica industriale con il potenziamento dello sviluppo della tecnologia digitale. Sul piano antitrust è importante ripristinare la soglia del 30% del mercato radiotelevisivo, mentre in materia di pubblicità è necessario dettare regole più precise a tutela della stampa e degli utenti al punto da valutare l'ipotesi di un'imposta su sponsorizzazioni e telepromozioni. In tema di regolazione la Margherita ritiene necessario rivedere le competenze disordinatamente attribuite all'Authority di settore, al ministero e alla commissione di vigilanza. LA FISCALITÀ DI VANTAGGIO Per recuperare competitività, il sistema produttivo italiano deve tornare a far squadra incrociando le risorse dei territori con le potenzialità dei settori produttivi così da valorizzare le dinamiche industriali insieme a quelle territoriali. Per questo occorre tornare a puntare sulle filiere, quelle più tradizionali e quelle legate alle utilities o alla logistica, quelle di frontiera e quelle innovative. Per far questo è decisivo riunire la forbice tra nord e sud del paese. Il Sud è una priorità assoluta nell'agenda della Margherita che è sempre più convinta della necessità di puntare su quest'area del paese per far ripartire l'I - talia. Il Mezzogiorno è la grande opportunità per l'Italia anche per la nuova centralità del Mediterraneo e il cambiamento dei flussi merci a livello mondiale. Per questo serve un confronto serrato in sede comunitaria - unito ad un dialogo costante con regioni, imprese e lavoratori - lungo alcune direttrici strategiche: fiscalità di vantaggio, riforma degli incentivi, turismo , logistica e infrastrutture. SEMPLIFICARE CONCERTARE La pubblica amministrazione è l'infrastruttura di un paese e, per questo, svolge un ruolo fondamentale incidendo sulla qualità della vita dei cittadini e rispondendo ai bisogni della collettività. Perché la pubblica amministrazione al servizio dei diritti di cittadinanza non sia solo uno slogan, occorre semplificare (leggi, enti, uffici), ma anche ripristinare modelli concertativi per rimettere in campo un nuovo patto tra cittadini e p.a. Di qui la necessità di separare l'amministrazione pubblica dalla politica, restituendo autonomia alla dirigenza pubblica. È necessario semplificare le procedure di rinnovo contrattuale introducendo forme di silenzio-assenso sugli atti di indirizzo e sugli accordi sindacali, ma anche procedendo alla riforma del modello contrattuale. Occorre poi impegnarsi nella modernizzazione dei servizi in direzione di una maggiore qualità rilanciando le politiche di e-government e investendo nelle infrastrutture telematiche. Serve anche regolamentare il lavoro flessibile, dando ruolo alla contrattazione collettiva. MENO TASSE SUL LAVORO Sostenere la competitività delle imprese e aumentare l'occupazione, migliorandone la qualità, sono i due ingredienti fondamentali della benzina necessaria a far ripartire l'Italia. Per questo, è decisivo che siano previsti sostegni di natura fiscale in grado di essere punti certi di riferimento per le aziende. Insomma non un fisco in continuo mutamento, ma un sostegno sicuro e concreto per le imprese che innovano, che si internazionalizzano e si mettono insieme. Un sistema premiale per le imprese che investono nel Mezzogiorno; in ricerca e sviluppo; per quelle di piccola dimensione che vogliono crescere attraverso fusioni, joint venture o aggregazioni; per quelle che competono sui mercati; per quelle che operano scelte ambientali ed energetiche innovative. Di qui la necessità di individuare politiche ad hoc nel settore dell'energia, ma anche nel mercato del lavoro prevedendo una riduzione degli oneri che pesano sull'occupazione e misure specifiche per i giovani, le donne, la vecchiaia attiva e i lavoratori delle aree depresse. Senza dimenticare sostegni al lavoro affinché vi sia una flessibilità regolata che non deve diventare precarietà. UN BABY SALVADANAIO La linea di confine tra il passato e il futuro del welfare attraversa la famiglia: per questo la riorganizzazione del modello di welfare non può non passare attraverso un'analisi delle carenze attuali affinché i nuclei familiari siano al centro di uno stato sociale che si ispira al principio di sussidiarietà. Le politiche per la famiglia non possono e non devono essere confuse nè con le politiche sociali nè con la lotta alla povertà. Anzi devono avere una loro autonomia. Di qui la necessità di riorganizzare gli aiuti economici per le nuove generazioni. Si va dall'attivazione di un salvadanaio per il futuro di ogni bambino (baby-bond) all'integrazione delle donne nel mercato del lavoro senza che siano costrette ad operare una scelta. È altresì necessario creare un fondo nazionale per la non autosufficienza, riformare gli ammortizzatori sociali e introdurre su scala nazionale il reddito minimo di inserimento. RIQUALIFICARE LE CITTÀ Il rilancio delle città e dei borghi può consentire al paese di conquistare quote maggiori di un mercato turistico sempre più diversificato. Una politica delle città, nella direzione di una maggiore sicurezza ma anche nel segno della modernizzazione delle realtà urbane e dello sviluppo ambientalmente compatibile, può essere la strada attraverso cui esaltare l'identità delle comunità, la tipicità delle produzioni artigianali e delle tradizioni culturali. Per far questo è necessario approntare programmi integrati e mirati di riqualificazione urbana, fondati sul concorso di finanziamenti pubblici e di risorse private, su incentivazioni ed agevolazioni fiscali, su misure di semplificazione amministrativa e snellimento di procedure urbanistiche. A questo proposito occorre porre con chiarezza la questione abitativa puntando su nuovi programmi di recupero e di ristrutturazione urbana,nonché di edilizia residenziale. MADE IN ITALY AL 100% L'Italia che verrà dovrà essere un paese in cui l'innovazione rinnova e rafforza la tradizione nel solco della qualità. Un paese dove le industrie sono all'avanguardia nel risparmio di energia e materie prime, in cui sono previsti sostegni a chi investe in ricerca ed efficienza. Un paese vitale, attivo, dove la mobilità e gli scambi crescono ma in cui le città sono a misura dei loro abitanti, in cui il paesaggio è tutelato. Un paese che punta sulla promozione del proprio brand, che riesce ad attrarre investimenti, che sa stare sui mercati internazionali ma che sa far stare le imprese straniere sul suo territorio. Un paese che dovrà poter contare su una legislazione in grado di tutelare i marchi e l'unicità delle produzioni italiane. Un paese in grado di poter contare su una buona programmazione della politica nazionale in materia.
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